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Lo scorso 30 ottobre si è tenuta a Berna una manifestazione dei salati e delle salariate del settore sanitario su invito delle organizzazioni sindacali e professionali del settore. Una prima in un settore caratterizzato dalla presenza di datori di lavoro strutturati soprattutto a livello cantonale.

Con la partecipazione di 5’000 manifestanti, la stragrande maggioranza dei quali provenienti dalla Svizzera tedesca, questa mobilitazione è stata senza dubbio un grande successo. Come era prevedibile, vista la data e il tipo di mobilitazione scelto, la manifestazione era interamente incentrata sul sostegno all’iniziativa dell’Associazione svizzera delle infermiere (ASI), che sarà messa in votazione il prossimo 28 novembre. Le altre richieste del settore, in particolare la questione della mancanza di effettivi nelle strutture e di personale, ampiamente messa in evidenza dalla crisi sanitaria, è passata in secondo piano. Quasi tutti i manifestanti e gli interventi si sono concentrati sul “necessario sì” all’iniziativa.

Nonostante questi limiti, il successo di questa manifestazione deve essere valutato con attenzione e implica una serie di responsabilità per le organizzazioni che l’hanno sostenuta. Quale seguito, ad esempio, dare a questa mobilitazione? Come possiamo proseguire e amplificare questo successo sul terreno delle lotte? Cosa si può fare per organizzare collettivamente una critica al sistema sanitario e promuovere alternative politiche che migliorino davvero le condizioni di lavoro e di cura? Per il momento, queste domande rimangono senza risposta.

Qualunque sarà il risultato del voto del 29 novembre, alcune iniziative dovranno essere prese rapidamente per garantire che questa manifestazione non sia solo una trovata propagandistica una tantum.

Un SÌ necessario, ma che non cambierà la radice del problema

L’iniziativa sottoposta al voto il 29 novembre, denominata “Per cure infermieristiche forti”, vuole essere una risposta alla crisi della professione infermieristica. Il numero di posti vacanti nel settore infermieristico è attualmente di circa 12.000 e quattro infermieri su dieci lasciano prematuramente la professione. In questo senso, sviluppa una logica positiva in termini di formazione e bisogni.

In contrasto con la logica della commercializzazione e la natura economica delle cure che permea l’intero sistema, pone anche, in termini generali, le questioni delle condizioni di lavoro e della cura del paziente presentandole come delle priorità. Ma ha troppe debolezze per essere la risposta alle sfide attuali del settore sanitario. In realtà, manca il suo obiettivo per diverse ragioni.

In primo luogo, in una logica corporativista propria di un’associazione professionale come l’ASI, si occupa solo della posizione degli infermieri, dimenticando tutte le altre professioni essenziali per un’assistenza di qualità. Rafforzando questa professione, l’iniziativa postula un miglioramento generale e “automatico” della cura del paziente in tutto il settore. Questo è ovviamente impossibile, poiché il settore è ancora soggetto alla logica della mercificazione delle cure.

Un’altra debolezza di fondo è che i termini molto generici utilizzati nel testo sottoposto al voto lasciano alle Camere federali il compito di interpretare il testo e trasformarlo in legge. Per esempio, l’iniziativa parla di “remunerazione appropriata per le cure infermieristiche“: ma cosa significa concretamente questo? Come sarà attuata questa richiesta nelle disposizioni esecutive che saranno appannaggio dell’Assemblea federale? L’attuale rapporto di forza politico lascia poche speranze per un aumento reale dei salari. L’ASI e i suoi sostenitori saranno quindi costretti a tirare fuori il solito ritornello sulla necessità di una battaglia parlamentare per raggiungere gli obiettivi dell’iniziativa.

Il finanziamento delle cure, un ingranaggio della mercificazione del sistema sanitario

In altre parole, e supponendo che la maggioranza della popolazione voti SÌ il 29 novembre (il che non è scontato), gli obiettivi dell’iniziativa rischiano di non essere raggiunti.

Detto questo, è ovvio che un no a questa iniziativa sarebbe una sconfitta politica per le forze che postulano la necessità di far uscire il sistema sanitario dalla logica di mercato. Per questo un SÌ è necessario. Ma è altrettanto chiaro che un sì non risolverà nessuno dei problemi posti da questa stessa logica di mercato.

Per questo, dobbiamo affrontare il sistema di finanziamento della sanità e far uscire le istituzioni sanitarie dai requisiti di redditività che vanno sostanzialmente a beneficio delle cliniche private. Questo è un compito su cui dobbiamo cominciare a riflettere, basandoci in particolare sulle devastazioni della mercificazione delle cure, sul contesto della crisi sanitaria e sulle possibili mobilitazioni in questo settore. In questa prospettiva, la manifestazione del 30 ottobre può e deve essere un prezioso punto di partenza.

*articolo apparso il 5 novembre 2021 sul giornale SolidaritéS. La traduzione è stata curata dal segretariato MPS

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