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È diventata quasi una festa la presentazione da parte di governo cantonale, municipio di Bellinzona e FFS del parzialissimo progetto (non si può che definirlo così) di piano industriale. Euforia legata al lancio delle cifre che hanno accompagnato questo show mediatico: 360 posti di lavoro, aumento ad oltre 500 milioni investiti, etc, etc. Tutto questo mentre a Castione, dove dovrebbe nascere il nuovo stabilimento industriale per ora le FFS non posseggono nemmeno un metro quadrato di terreno.

Un modo di procedere nel quale l’unica cosa che conta è l’effetto mediatico attraverso la pubblicazione di cifre che, di fatto, non significano nulla (ad esempio: un’ottantina dei posti di lavoro previsti saranno tali solo a partire dal 2032…se ci saranno ancora: quindi sei anni dopo la prevista messa in funzione del nuovo stabilimento di Castione…).

D’altronde a Governo cantonale, municipio e FFS importa poco essere precisi e concreti. Prova ne sia che questo progetto di piano industriale è stato consegnato (una sessantina di pagine in tedesco) a sindacati e commissione del personale solo il 6 dicembre, il giorno prima del previsto incontro della Piattaforma (un organismo di discussione tra le parti sociali), annunciando già (da parte di FFS, governo e Municipio) che si sarebbe tenuta il giorno dopo una conferenza stampa per presentarlo.

Un modo di procedere che mostra chiaramente quanto poco interessi a costoro il punto di vista dei lavoratori e dei loro rappresentanti che, di fatto, non hanno nemmeno avuto il tempo di leggerlo questo progetto: altro che consultazione e partenariato sociale! Comprensibile che non abbiano voluto unirsi a questa messa in scena.

Si creano…o si perdono posti di lavoro?

Ci sembra di essere tornati al 2008 quando, alla fine delle diverse tornate di negoziato tra il comitato di sciopero e la direzione delle FFS, qualcuno, un po’ sventatamente, ricapitolava quelle lavorazioni (vari tipo di locomotive, carri particolari, etc.)  che le FFS erano disposte a concedere affinché lo sciopero finisse e il loro progetto potesse realizzarsi.

E, giustamente, il comitato di sciopero faceva notare che le FFS non concedevano nulla, ma, semplicemente, toglievano di meno di quanto avrebbero voluto togliere prima che cominciasse lo sciopero (praticamente tutto, visto che si volevano di fatto smantellare le Officine).

Ora siamo allo stesso punto. E tutti, puntualmente – le autorità politiche e i loro partiti – insistono su quanti posti di lavoro verranno “creati” a Castione (sottolineando anche la progressione – per ora del tutto teorica – dai 230 dell’accordo del 2017 ai 360 di oggi), dimenticando che attualmente i posti di lavoro offerti dall’Officina e da altre strutture che verranno inglobate nel nuovo stabilimento (Pedemonte, lavaggio, etc.) sono circa 500. Se la matematica funziona ancora si perderanno (e visto che questo dato è consegnato in un documento chiamato – impropriamente visto che è ancora pieno di buchi – piano industriale) circa 150 posti di lavoro.

Tutto questo, naturalmente, in una prospettiva futura ancora fortemente incerta perché molte delle lavorazioni prospettate e promesse potrebbe finire altrove.

Altrove le FFS aggiungono: contrariamente al Ticino, dove si toglie

Questi dubbi nascono da quanto si osserva nell’ambito degli investimenti delle FFS per la manutenzione. La divisione Passeggeri delle FFS (dalla quale dipendono le scelte di investimento e di gestione dell’Officina) ha previsto di potenziare in modo enorme gli investimenti e la creazione di posti di lavoro nella manutenzione. A Yverdon, nello spazio di pochi anni, verrà costruito un nuovo stabilimento dedicato alla manutenzione nel quale lavoreranno almeno 700 lavoratori. A Basilea, nel settore della manutenzione – tra l’altro dove vengono già oggi trattati treni (Giruno) che dovrebbero poi venire, forse, nel futuro stabilimento di Castione – sono previsti investimenti di diversi milioni con la creazione di 30 nuovi posti di lavoro; e lì vicino, a Muttenz e sempre nell’ambito della manutenzione, altri investimenti milionari per creare altri 50 posti di lavoro.

Così, mentre in Ticino si festeggia perché si perderanno almeno 150 posti di lavoro, altrove si festeggia perché, nello stesso ambito, si creeranno centinaia di nuovi posti di lavoro. Ci sembra evidente chi abbia vere e buone ragioni per festeggiare.

Soprattutto perché se altrove sono le FFS ad assumersi i costi di investimento per il potenziamento e la creazione di nuovi posti di lavoro, in Ticino – soliti polli con il cappello in mano – saranno i cittadini e le cittadine contribuenti a fare una parte importante dello sforzo finanziario. Come dimenticare che per perdere 150 posti di lavoro Cantone e Città verseranno 120 milioni di franchi alle FFS?

Da qui al 2026…

Le ragioni della rabbia di commissione del personale e dei sindacati non sono tuttavia legate solo alla questione della mancata consultazione; anche un semplice sguardo a quanto presentato dalle FFS mostra un problema fondamentale: nulla, o quasi, viene detto sulla fase di transizione, cioè la fase che porta da oggi (e già da ieri visto che gli accordi di massima sono stati firmati 4 anni fa) alla messa in funzione del nuovo stabilimento.

Cosa succederà di coloro che oggi lavorano all’Officina? Quanti di loro potranno trovare posto nel nuovo stabilimento? E a che condizioni?

Queste e moltissime altre domande non trovano risposta alcuna nel progetto di piano presentato il 7 dicembre, visto che volumi di lavoro, qualità, caratteristiche, funzioni e altri elementi fondamentali relativi ai futuri posti di lavoro non sono per nulla precisati.

E, naturalmente, vi è per coloro che oggi lavorano alle Officine da temere il peggio, visto che una cosa questo piano industriale la conferma definitivamente: l’abbandono di qualsiasi prospettiva di lavoro di manutenzione del settore Cargo. Una scelta pesante, visto che, come si sono affannati per anni a ripetere con tanto di studi e documentazione i lavoratori delle Officine, si tratta di un settore nel quale si prospettano fortissime crescite, in tutta Europa, dei volumi di lavoro.

A questa grande opportunità per il Ticino, il trio delle meraviglie (Consiglio di Stato, Municipio di Bellinzona e FFS) ha deciso di rinunciare definitivamente.

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