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Sono trascorsi giusto due anni dal colpo di stato che rovesciò e costrinse all’esilio il presidente legittimamente eletto della Bolivia Evo Morales. È passato giusto un anno dal trionfo elettorale di Luis Arce, candidato del MAS, il partito di Evo Morales, eletto alla presidenza al primo turno con il 55% dei voti. Come ONG attiva in Bolivia con progetti nel campo dell’informazione (radio Lachiwana) e della produzione agricola (attualmente soprattutto nell’apicoltura) siamo molto preoccupati per le notizie che arrivano in questi giorni da questo paese. Le forze di destra ancora una volta non vogliono accettare il responso delle elezioni e le voci dei preparativi per un nuovo colpo di stato si fanno sempre più insistenti. Una legge votata dal parlamento ed in seguito ritirata che dava agli investigatori la facoltà di indagare sui conti e sui depositi, promulgata con lo scopo di indagare su traffici illeciti e terrorismo è servita come pretesto per manifestazioni violente e blocchi stradali. Uno scenario simile a quello vissuto due anni fa. Sullo sfondo l’eterna rivalità tra le regioni orientali a maggioranza bianca e conservatrice e quelle andine a maggioranza indigena e progressista e la questione del litio, minerale di cui la Bolivia è ricca e che fa gola a molti. Quello che speriamo è che non abbia a ripetersi quanto accaduto due anni fa. Diversi uomini politici implicati nel colpo di stato del 2019 si trovano attualmente sotto processo, fra loro la autoproclamata ex-presidenta Jeanine Añez accusata di attività anticostituzionali e indagata per i massacri di Senkata e Sacaba dove nel corso di manifestazioni contro il colpo di stato vennero uccisi dalle forze dell’ordine più di 30 manifestanti. Le notizie che ci giungono dalla Bolivia parlano del tentativo di queste forze di convincere esercito e polizia a schierarsi dalla loro parte contro il governo legittimo, per ora fortunatamente senza successo. La copertura di questi fatti ed altri di politica estera da parte dei nostri mezzi di informazione è molto scarsa e non da oggi. Invitiamo i giornalisti a tenere gli occhi aperti per evitare che, complice l’indifferenza generale, si ripeta una situazione drammatica come quella del 2019.

*Associazione “Chajra Runaj Masis” (amici del contadino boliviano)

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