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Qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, anche oggi il Consiglio Federali ha confermato il proprio orientamento in materia di pandemia: e cioè una politica di gestione della pandemia ridotta sostanzialmente a un appello alla responsabilità individuale, essenza di una politica totalmente liberale.

Una strategia coerente, proprio da questo punto di vista; di fronte ad una quinta ondata assai potente, il governo conferma l’adozione di misure totalmente inadeguate; misure adottate solo per garantire che i lavoratori e le lavoratrici negli ospedali possano continuare a curare i malati, che il sistema sanitario non crolli e che tutto ciò non provochi un’eccessiva resistenza sociale.

Ma, ancora una volta, ad essere prioritaria non è la protezione sanitaria della popolazione, ma la difesa degli interessi delle imprese, delle loro attività, dei loro profitti.

Una linea di condotta portata avanti, a livello federale e a livello cantonale, ormai da mesi e mesi e che, ironia della sorte, si è rivelata assolutamente fallimentare proprio rispetto all’obiettivo tante volte evocato, quello cioè della difesa dell’”economia”.

Proprio in queste ultime settimane è emerso un dato di fatto incontrovertibile: lasciar andare lo sviluppo della pandemia in queste ultime settimane e le conseguenti quarantene e gli isolamenti, hanno apportato seri problemi all’”economia” con problemi di funzionamento (sia nel settore pubblico che in quello privato) importanti. L’esatto contrario di quanto si professava di voler raggiungere, una dimostrazione di incompetenza persino nel raggiungimento di obiettivi prefissati.

E allora, ecco la soluzione: diminuire, ed è l’unica nuova misura adottata oggi dal Consiglio federale (e condivisa da giorni dai rappresentanti dei Cantone e da quelli padronali), la durata delle quarantene e degli isolamenti. Poco importa che questa misura rischia alla fine – se persone ancora contagiate rientrano al lavoro – di peggiorare la situazione. Essa verrà risolta da ulteriori misure che vanno in questa direzione: come quella, già annunciata tra le misure messe in consultazione presso i Cantoni, di rinunciare del tutto alle quarantene.

Ancora una volta gli interessi del capitale hanno avuto la meglio e la classe politica (tutti i partiti maggiori presenti negli esecutivi federali e cantonali, da quelli di “sinistra” a quelli di “destra”) ha difeso e difende questo orientamento apertamente liberale e liberista, incarnato dai propri rappresentanti in Consiglio federale. Persino le organizzazioni sindacali sembrano di fatto aver rinunciato alla loro missione più elementare, cioè impegnarsi incondizionatamente per l’integrità fisica e la salute dei loro membri e di tutti i lavoratori e le lavoratrici. In una situazione sanitaria così drammatica, il loro compito dovrebbe essere quello di battersi per la chiusura di quei settori dell’economia in cui le persone sono state infettate e che non sono immediatamente decisivi per l’approvvigionamento della popolazione. Se questo non è possibile o sensato, dovrebbero almeno imporre misure di protezione complete.

L’MPS ribadisce la necessità di misure, ribadite a più riprese a partire dall’inizio dello scorso mese di dicembre, laddove ricordavamo che “Finché il 90% della popolazione non sarà immune attraverso la vaccinazione o il contagio, la pandemia continuerà. Non saremo in grado di passare a una situazione endemica controllata. Se il tasso di vaccinazione è troppo basso e molte persone sono infettate – che è esattamente la situazione in cui ci troviamo al momento in Svizzera e in tutta Europa – anche da noi aumenteranno le probabilità di mutazioni del virus. Lo stato di salute o di malattia dell’individuo dipende prima di tutto dallo stato di salute o di malattia del corpo sociale nel suo insieme, che a sua volta dipende dalle condizioni socio-economiche in cui viviamo. Lo stato di salute di ogni individuo dipende, prima di tutto, da quello di tutti gli altri.”

L’MPS ritiene ancora possibile e necessario prendere immediate misure che, per un breve periodo di tempo, permettano di limitare radicalmente i contatti. Si tratta di una necessità sociale, l’espressione di una solidarietà sociale.

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