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Pubblichiamo il testo di un’interpellanza presentata dalle/i deputate/i dell’MPS in merito ai rapporti Ticino-Kazakistan anche alla luce degli avvenimenti in atto nel paese dell’ex-Unione Sovietica. (Red)

Il Kazakistan ha rioccupato l’attenzione della stampa internazionale e dell’opinione pubblica dopo i recentissimi avvenimenti che hanno visto reprimere nel sangue (centinaia di morti e migliaia di arresti) le proteste popolari contro il rincaro di alcuni prodotti.

Tali proteste, che hanno visto in prima fila lavoratori e lavoratrici scioperare in molte aziende attive in settori diversi – oltre che manifestazioni popolari in diverse città, non sono che le ultime, frutto di un malcontento tra la popolazione.

Questo paese è rimasto stabile dopo la fine dell’Unione Sovietica; ma tale stabilità non ha permesso di realizzare riforme economiche, sociali e politiche significative, tranne la sostituzione dell’ideologia di tipo sovietico con un’ideologica profondamente nazionalista.

Tutto questo malgrado il paese disponga di grandi ricchezze naturali (si calcola che sul suo territorio vi sia circa il 3% delle riserve mondiali di petrolio): ma le entrate in petrodollari accumulate grazie a queste enormi risorse energetiche sono state utilizzate per arricchire le famiglie al potere e quelle a loro associate, sprecando risorse finanziarie e tempo politico. Le sue caratteristiche forti possono essere riassunte in corruzione, consumismo e una stravaganza architettonica faraonica visibile nella nuova capitale.

Che cosa di interessante abbia trovato in un paese di questo tipo il Cantone Ticino, la città di Lugano e la Camera di Commercio del Cantone Ticino è difficile capirlo, al di là del richiamo di un paese che offriva e offre risorse naturali e possibilità di investimento. Ma tutto questo potrebbe valere per moltissimi altri paesi (pensiamo, ad esempio, ai paesi del Golfo).

Sta di fatto che a partire dalla metà del decennio scorso si sono intensificati i contatti tra il Ticino e il Kazakistan, promuovendo accordi, visite, contatti, etc.

Il Cantone, in particolare, ha firmato (nel 2017) un memorandum con le autorità della regione di Almaty (tra l’altro l’epicentro della recente rivolta) con l’intento, leggiamo nel documento, “di costruire una cooperazione a livello regionale volta a favorire le relazioni fiorenti e a sviluppare la cooperazione reciprocamente fruttuosa nel commercio, nell’economia, nella scienza, nella tecnologia, così come a promuovere la comprensione culturale a lungo termine e creare condizioni favorevoli per le relazioni commerciali tra le due regioni” (preambolo). L’art. 4 precisa poi che “Le parti applicheranno gli effetti per la creazione di contatti permanenti tra le diverse istituzioni che operano nei settori della scienza, della cultura, della sanità, dell’istruzione, del turismo, dello sport, dell’informazione e delle tecnologie di comunicazione, comprese le organizzazioni pubbliche delle parti”.

Nell’ottobre del 2017 poi vi è stato l’arrivo in Ticino di una folta delegazione ufficiale proveniente dalla stessa regione di Almaty. Una visita che un portale informativo cantonale così riassumeva: “Dal 10 al 12 ottobre è stata ricevuta in Ticino una delegazione della Regione di Almaty, guidata dal Governatore della regione, Amandyk Batalov. La folta delegazione, composta da rappresentanti istituzionali, accademici ed imprenditori kazaki, era accompagnata dall’Ambasciatrice del Kazakistan in Svizzera, Zhanar Aitzhanova, e da Maxat Suleimenov, Consigliere dell’Ambasciata.

La visita fa seguito alla firma del memorandum d’intesa tra Cantone e la Regione di Almaty, avvenuta lo scorso 11 agosto ad Astana e si inserisce nel contesto di sviluppo delle relazioni tra Ticino e Kazakistan.

L’intenso programma prevedeva degli incontri istituzionali e dei momenti dedicati all’economia ticinese. Il 10 ottobre la delegazione è stata ricevuta dal Sindaco della Città di Lugano, Marco Borradori, il quale ha sottolineato gli ottimi rapporti tra la Città di Lugano e il Kazakistan. In seguito, la delegazione ha avuto modo di recarsi al centro culturale LAC, ormai divenuto luogo di visita obbligatorio per le delegazioni straniere in visita sul Lago Ceresio. Il giorno seguente gli ospiti kazaki si sono recati a Bellinzona e, dopo una visita della città e dei celebri castelli, hanno potuto incontrare il Governo ticinese, rappresentato dal Presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli e dal Consigliere di Stato Christian Vitta, accompagnati dal Cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri e dal Delegato per le relazioni esterne Francesco Quattrini”.

Lo stesso, da quanto si può desumere dai documenti più o meno ufficiali, hanno fatto la città di Lugano (che ha inviato, sempre negli scorsi anni, diverse delegazioni) e la Camera di Commercio che in questi anni sembra abbia voluto sviluppare i contatti con questa regione. Una delegazione della Camera di commercio, aveva, l’anno seguente, svolto una missione sempre nella stessa regione. Al termine, così la Camera di Commercio riassumeva le prospettive: “Il Kazakistan, per la sua posizione geografica ponte naturale tra il mercato europeo e quello asiatico, è un Paese che dimostra grande dinamismo e modernizzazione. Si tratta di un mercato emergente dalle grandi potenzialità, soprattutto nei settori legati al trading di materie prime, delle energie rinnovabili, delle telecomunicazioni, della costruzione (per esempio per quanto riguarda le opere pubbliche, gli edifici a basso consumo energetico, ecc.), dei trasporti e della farmaceutica. La stabilità politica del Paese, l’adesione all’Unione doganale eurasiatica (2010) e all’Organizzazione mondiale del commercio (2015), fanno del Kazakistan un mercato attrattivo anche per le aziende svizzere e ticinesi”. (sottolineatura nostra).

Siamo abituati da tempo (e il consigliere di Stato Vitta è ormai un maestro in questo senso) ad assistere a una miriade di eventi (o presunti tali) che non hanno altro obiettivo che di sfruttare l’effetto di annuncio. Grandi scenari, soprattutto futuribili (sappiamo che i tempi dell’economia e della politica quasi mai coincidono e quindi non vi è il rischio di essere a breve smentiti), grandi prospettive di innovazione, crescita e ricchezza per il Cantone. Poi, passato il momento mediatico dell’evento, le cose si dimenticano, limitandosi ad incassare il bonus di udienza politica.

Abbiamo l’impressione che con il Kazakistan siamo di fronte proprio ad uno di questi avvenimenti. Senonché i recenti sviluppi gettano una luce assai sinistra su questo paese, sul regime in esso vigente; e di conseguenza anche su tutti coloro che con questo tipo di regimi intrattengono relazioni. Cosa ancora più grave se queste relazioni sono fondate, di fatto, solo su millantati vantaggi per il nostro Cantone: in questo caso non si potrebbero nemmeno giustificare (giustificazione per noi in ogni caso non accettabile) con presunti vantaggi per l’economia del nostro Cantone.

Ma il di là del giudizio su questo modo di intraprendere la politica economica, crediamo che considerazioni di ordine politico debbano essere qui evocate. Il diritto di manifestare, di dissentire, di esprimere le proprie opinioni politiche, individualmente o collettivamente, devono essere diritti che ogni “repubblica democratica” (come si considera il Ticino nell’art. 1 della propria Costituzione) deve difendere per principio. Questo deve valere indipendentemente dai “colori politici” che si auto-attribuiscono i governi che rimettono in discussione questi diritti. Una repubblica che sul proprio territorio vuole “garantire la convivenza pacifica nel rispetto della dignità umana, delle libertà fondamentali e della giustizia sociale” non può far affari o ipotizzare di farne con Stati che negano questi principi.

Alla luce di queste considerazioni riteniamo urgente che il governo si esprima sui rapporti con il Kazakistan e in particolare chiediamo:

1.Quali iniziative e collaborazioni, in questi anni, hanno cominciato a concretizzare uno o più punti espressi nel memorandum firmato quattro anni fa con la regione di Almaty e possono essere considerati un seguito del memorandum? In che modo l’Amministrazione cantonale è stata coinvolta?

2. Quali conseguenze e benefici (chiaramente quantificabili) ha apportato l’inizio della collaborazione dal punto di vista del Cantone?

3. Il governo può indicare (anche approssimativamente) quali sono state le iniziative concrete (che hanno cioè coinvolto aziende, istituti, etc. attive in Ticino) che si sono sviluppate (o che si stanno sviluppando) e quali benefici in termini economici, occupazionali, ambientali, sociali e culturali hanno generato?

4. Non ritiene il governo che, anche alla luce dei recenti avvenimenti, che a questo memorandum vada posto fine come prevede espressamente l’art. 7 dello stesso?

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