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Pubblichiamo il testo del volantino diffuso dall’MPS in occasione della manifestazione contro la guerra tenutasi oggi a Bellinzona. (Red)

In una situazione dove regnano confusione e propaganda, con notizie che si accavallano e che spesso sono difficili, per non dire impossibili da verificare, con i governi che si accusano a vicenda, rivendicando di essere i migliori difensori della democrazia e dei diritti dei popoli: in tutto questo come si fa a trovare una bussola?

Per chi si muove in una prospettiva internazionalista, come vogliamo fare noi, l’unica bussola è rappresentata dalle forze sociali in campo, dai popoli (a nome dei quali spesso i governi si muovono ma che quasi mai rappresentano), dai loro bisogni, dai loro diritti economici e sociali. È utilizzando questo metodo che possiamo meglio capire quanto succede e quanto sta succedendo in Ucraina.

Quando si parla di Russia, Ucraina, Nato, Europa e Stati Uniti e delle decisioni che possono prendere questi paesi, occorre chiarire in primo luogo quale sia la natura dei loro governi e quali classi sociali essi rappresentino.  Chi sono gli attori sociali che muovono le pedine? Chi sta dietro i Biden, i Putin, gli Zelenski, i governanti europei?

Il sistema ucraino è uno dei sistemi più corrotti del mondo, dominato dagli oligarchi e dai neocapitalisti, con un ruolo molto importante di fascisti e di nazisti di ogni risma ed è tenuto in piedi dagli ingenti finanziamenti degli stati capitalisti europei.

Il governo russo, a sua volta è una bella combinazione autoritaria rappresentante degli oligarchi e delle élite burocratiche e finanziarie (tenute insieme da Putin per la difesa dei loro comuni interessi economici), un paese capitalista che conosce una crisi sociale di grande ampiezza, non meno profonda di quella che attraversano gli USA. Reazionari, fascisti e nazionalisti estremi sono ben presenti anche in Russia e nelle zone contese dell’Ucraina.

Chi ci sia a comandare nei paesi europei lo sappiamo bene, una borghesia liberista che da più di 20 anni conduce politiche di austerità e di distruzione delle conquiste e dei diritti delle classi lavoratrici e ben decisa a smantellare le costituzioni democratiche del secondo dopoguerra. Se poi parliamo del governo USA, parliamo per definizione della classe borghese più avida ed imperialista della terra, che non solo considera le Americhe come il proprio territorio di sfruttamento, ma che vuole imporre il proprio dominio sul mondo intero, protagonista delle più distruttive e sanguinose guerre degli ultimi 30 anni e che dispone di oltre 750 basi militari sparse in più di 80 paesi del globo terrestre. Gli Usa, sia in versione Trump che Biden hanno poi un grande nemico, ancor più grande della Russia, che si chiama Cina. E infatti le manovre militari nel Pacifico oggi sono ben più grandi di quelle che coinvolgono l’Europa.

Occorre quindi denunciare le diverse poste in gioco alla base di questo conflitto tra le potenze imperialiste: il controllo delle vie energetiche, in un periodo di crisi economica e di transizione alle energie rinnovabili; il tentativo da parte degli Stati Uniti di affermare la propria presenza in Europa allargando sempre più la Nato e le sue basi militari ad Est  in barba agli accordi che erano stati stipulati negli anni precedenti, tra cui quelli dei diritti delle minoranze russe all’interno dell’Ucraina; la volontà di Putin, che non può certo permettersi di avere i missili Nato sulla porta di casa, di consolidare il suo dominio politico, di ricostruire un ruolo geopolitico della Russia come grande potenza nel mondo, appoggiandosi sul grande complesso militare industriale presente, e ricreando, dopo la lunga crisi successiva allo sgretolamento della vecchia URSS, una geografia di stati satelliti.

In realtà, il capitale europeo non vuole fare a meno del mercato russo. I governi guardano con il fiato sospeso per vedere se le consegne di gas russo arriveranno in tempo e sperano che il prezzo del gas non aumenti troppo. I

L’economia russa è legata al capitale globale nel suo specifico modo di pesare sulle materie prime. L’imperialismo russo fa affidamento su questa economia delle materie prime e sulla sua risorgente potenza militare. Da molto tempo è in grado di esportare capitali. Allo stesso tempo, molti capitali europei vengono investiti in Russia. Questo capitale teme per il suo patrimonio se la situazione peggiora. Se i paesi dell’UE dovessero congelare i beni russi ora, queste aziende perderebbero i loro beni in Russia.

La Svizzera non deve essere un porto sicuro per il denaro russo.La piazza finanziaria svizzero ha agito per decenni come un vero e proprio hub per le società russe. Secondo la piattaforma di notizie SWISSINFO, l’80% del commercio di materie prime della Russia passa attraverso la Svizzera. Trafigura e Vitol sono due grandi aziende che hanno la loro sede centrale rispettivamente a Lucerna e Ginevra. Anche se non sono controllate da manager russi, esse possiedono importanti quote in progetti dell’impresa statale russa Rosneft, uno dei principali attori del settore energetico. Secondo un’inchiesta del Tagesanzeiger del 25 febbraio 2022, l’equivalente di 11 miliardi di dollari americani di privati e aziende russe si trova su conti bancari svizzeri. Questo corrisponde a poco meno di un terzo degli attivi russi sui conti di tutto il mondo.

Il Consiglio federale ha annunciato giovedì 24 febbraio 2022 che la Svizzera si adeguerà effettivamente alle sanzioni dell’UE nei settori dei viaggi e della finanza. Tuttavia, il presidente della Confederazione, Ignazio Cassis, ha detto che la Svizzera non imporrà proprie sanzioni. In pratica, questo significa che non congelerà i conti dei funzionari russi, anche se sono colpiti da sanzioni UE. Solo i trasferimenti dall’estero saranno limitati. In parole povere, questo significa che una scappatoia sarà mantenuta: i cittadini russi possono disporre liberamente del loro denaro in Svizzera. La segretaria di Stato Livia Leu ha giustificato la decisione durante la conferenza stampa del Consiglio federale di giovedì 24 febbraio 2022 affermando che altrimenti la Svizzera non sarebbe più in grado di offrire i suoi “buoni uffici” sulla scena internazionale. Un atteggiamento scandaloso delle autorità svizzere nella situazione attuale.

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