Tempo di lettura: 8 minuti

Se avete contato sui media dell’establishment per seguire gli eventi in Ucraina negli ultimi otto anni, è probabile che vi siate fatti un’idea errata di quelle vicende. Nonostante il – o, più probabilmente, a causa del – tumulto che l’ha attraversata, l’Ucraina ha cominciato a entrare nell’agenda sia interna che estera statunitense e i suoi conflitti sono stati tra quelli più oggetto di propaganda verso il pubblico occidentale.
Volodymyr Ishchenko, sociologo e ricercatore associato all’Institute for East European Studies, ha trascorso anni a scrivere di politica ucraina, della rivoluzione Euromaidan del 2014 e del disordinato incrocio di proteste, movimenti sociali, rivoluzione e nazionalismo. In questa intervista risponde alle domande di Branko Marcetic di Jacobin a proposito di ciò che in Occidente bisogna comprendere sull’Ucraina e sulla situazione di stallo internazionale in corso. (Red)

Perché i funzionari ucraini e i governi europei stanno prendendo posizioni così diverse rispetto agli Stati uniti e al Regno unito a proposito del rischio di un’invasione russa?

La diplomazia coercitiva russa e la formazione militare c’entrano solo in parte, ci sono anche azioni diplomatiche parallele. C’entra anche il fatto che questa campagna mediatica sull’imminente invasione, che ha una sua logica autonoma, è guidata da interessi diversi e non dovrebbe essere considerata un riflesso oggettivo delle azioni russe. L’obiettivo principale di questa campagna probabilmente non è nemmeno la Russia o l’Ucraina, ma la Germania, che dovrebbe essere più vicina ai suoi alleati della Nato.
L’Ucraina all’inizio non si è nemmeno accorta di questa campagna sui media occidentali. Ha poi cercato di strumentalizzarla chiedendo più armi e invocando sanzioni preventive contro la Russia. Solo due o tre settimane fa il governo ucraino ha iniziato a fare dichiarazioni molto esplicite sul fatto che l’invasione non è davvero imminente, che siamo sotto la minaccia russa dal 2014 e ci siamo abituati e che, secondo le loro informazioni, questa minaccia non è maggiore di quanto non fosse nella primavera dell’anno scorso (durante la prima fase dello schieramento russo, che è avvenuto in forme pubbliche e con intenzioni molto chiare).
Questa campagna mediatica occidentale ha avuto conseguenze molto materiali e negative per l’economia ucraina. La valuta ucraina ha iniziato a essere svalutata, gli investitori hanno iniziato ad andarsene, in particolare nel mercato immobiliare ucraino, e il governo ha temuto che anche senza un’effettiva invasione, l’economia ucraina potesse finire in guai seri. Ma non lo prenderei come un semplice equivoco strategico.

Perché l’Ucraina è un paese così importante, sia per la Russia che per l’Occidente e gli Stati uniti?

Economicamente, l’Ucraina è in realtà un grande fallimento. Se si osservano gli indicatori economici, l’Ucraina è probabilmente uno dei pochissimi paesi al mondo che non ha raggiunto il livello del Pil pro capite del 1990. C’è stato un enorme declino economico negli anni Novanta, e poi l’Ucraina non è riuscita a crescere come i suoi vicini dell’Europa orientale. Non viviamo meglio rispetto alla fine dell’Unione Sovietica, a differenza della Polonia, per esempio, o persino della Russia o della Bielorussia.
Per la Russia e per gli Stati uniti è un luogo attraverso il quale passa il gas naturale. Ci sono state alcune iniziative per avere un consorzio a tre: la Russia come fornitore di gas, l’Unione europea come consumatore e l’Ucraina come territorio transitorio. Queste trattative sono fallite negli anni Novanta e 2000, in particolare per iniziativa ucraina, e il risultato è stato che la Russia ha appena costruito diversi oleodotti intorno all’Ucraina. Il North Stream 2 è forse il più pericoloso per l’Ucraina, perché potrebbe rendere obsoleti i suoi oleodotti.
Da un punto di vista militare, la Russia afferma che l’Ucraina è importante perché se la Nato inizia a dispiegare armi offensive, ci sono razzi che possono raggiungere Mosca in cinque minuti dal territorio ucraino. La strategia difensiva russa per secoli è stata l’espansione, al fine di spingere il suo confine il più a ovest possibile, creando una distanza strategica, che ha portato al fallimento le invasioni di Napoleone Bonaparte e Adolf Hitler, sebbene le guerre contemporanee non siano condotte allo stesso modo di mezzo secolo o due secoli fa.
Per gli Stati uniti, l’Ucraina è un’arma potenziale contro la Russia. Se l’Ucraina sta creando tensioni con la Russia, potrebbe indebolire la Russia e deviare le sue risorse, ad esempio, in caso di un’escalation cinese. Alcune persone ora commentano piuttosto cinicamente: «Perché non lasciamo che i russi invadano l’Ucraina e gli facciamo sperimentare in Ucraina un altro Afghanistan?». La Russia spenderebbe molte risorse, verrebbe colpita da sanzioni – probabilmente anche North Stream sarebbe soggetto a sanzioni – e non è chiaro quanto tempo sopravviverebbe a una grande escalation in Ucraina. Questo potrebbe rappresentare una delle ragioni per cui questa guerra [nella regione del Donbass] va avanti da così tanto tempo: non c’è alcun reale interesse a fermarla. Ci sono state diverse opportunità per farlo nel 2019 e nel 2015 e il governo degli Stati uniti non ha fatto quanto poteva.

Qual è il rapporto tra Ucraina e Russia, dal momento che la storia lunga e complicata dei paesi dà vita a così tante divisioni politiche e culturali nell’Ucraina moderna?

Su questo tema non c’è consenso. Alcune persone di sinistra, come alcuni marxisti ucraini nel ventesimo secolo, sostenevano che l’Ucraina fosse una colonia russa e che, almeno nell’impero russo, fosse sfruttata economicamente. Sotto l’Unione sovietica, quando l’Ucraina si sviluppò molto rapidamente e finì per essere una delle parti più sviluppate del paese, è stato diverso e questo è uno dei motivi per cui la crisi post-sovietica è stata così grave. Altri direbbero che l’Ucraina era un po’ come la Scozia rispetto all’Inghilterra, e non aveva a che fare con le relazioni tra le metropoli occidentali e le loro colonie in Africa o in Asia, e nemmeno con quelle tra la Russia e l’Asia centrale, o la Russia e la Siberia.
Per molti russi, l’Ucraina fa parte della loro percezione della nazione russa. Semplicemente non potrebbero concepire la Russia senza l’Ucraina. Nell’impero russo, c’era l’idea che russi, ucraini e bielorussi fossero tre varianti dello stesso popolo. Questa narrazione è stata recentemente ribadita da Vladimir Putin, in un articolo in cui afferma che ucraini e russi sono solo un popolo, artificialmente divisi.
Questa narrazione ha una lunga storia nel pensiero imperiale russo. Da questo punto di vista, potremmo vedere le relazioni tra Ucraina e Russia come una competizione di almeno due progetti di costruzione della nazione. Si potrebbe dire che l’Ucraina non fa parte della Russia: gli ucraini sono un popolo separato. Questa è la narrazione dominante in Ucraina, al momento. Tuttavia, questo progetto di costruzione della nazione non è riuscito del tutto, nonostante tre rivoluzioni che avevano un contenuto di costruzione della nazione molto forte, avvenute nel 1990, 2004 e 2014. Un’altra narrazione afferma che gli ucraini sono in realtà parte di una più grande unità slava orientale e questo progetto di costruzione della nazione non è stato realizzato a causa della debolezza della modernizzazione nell’impero russo.
Tuttavia, questa discussione impegna solo una piccola parte della società ucraina, in particolare gli intellettuali. Per gli ucraini comuni, non è la domanda saliente. Secondo i sondaggi condotti nel corso di questi trent’anni dall’indipendenza sovietica, lavoro, salari e prezzi sono sempre stati al primo posto, mentre identità, lingua, relazioni geopolitiche, Ue, Russia e Nato sono sempre stati in fondo alla lista delle priorità ucraine.

Alcuni osservatori affermano che, poiché l’estrema destra non ha avuto molto successo nelle elezioni post-Maidan, il suo ruolo nel paese è trascurabile. Quanto c’è di vero?

Il ruolo dei nazionalisti radicali nella politica ucraina è significativo, attraverso la pressione diretta sul governo e la diffusione delle narrazioni di cui sopra. Se guardi alle politiche concrete adottate dal governo post-Maidan, vedrai il programma dei partiti nazionalisti radicali, in particolare la decomunistizzazione, la messa al bando del Partito comunista d’Ucraina e l’ucrainizzazione, cioè la cancellazione della lingua russa dalla sfera pubblica ucraina. Molte cose su cui l’estrema destra ha condotto una campagna prima di Maidan sono state implementate da politici nominalmente non di estrema destra.
La radicalizzazione nazionalista è un’ottima compensazione per la mancanza di qualsiasi cambiamento rivoluzionario dopo la rivoluzione. Se inizi, ad esempio, a cambiare qualcosa nella sfera ideologica – rinominando strade, portando via tutti i simboli sovietici dal paese, rimuovendo le statue di Vladimir Lenin che erano in piedi in molte città ucraine – crei un’illusione di cambiamento senza mutamenti reali.
La maggior parte dei partiti rilevanti sono in realtà macchine elettorali per specifiche reti clientelari. Le ideologie di solito sono del tutto irrilevanti. Non è difficile trovare politici che più volte durante la loro carriera hanno cambiato schieramenti opposti nella politica ucraina.
I partiti nazionalisti radicali, al contrario, hanno un’ideologia, hanno motivato attivisti e in questo momento sono probabilmente gli unici partiti, nel vero senso della parola partito. Sono le parti più organizzate, più mobilitate della società civile, dispongono della mobilitazione di piazza più forte. Dopo il 2014, hanno ottenuto anche le risorse per la violenza: hanno avuto l’opportunità di creare unità armate affiliate e un’ampia rete di centri di addestramento, campi estivi, caffè affiliati e riviste. Questa infrastruttura forse non esiste in nessun altro paese europeo. Assomiglia più alla politica di estrema destra degli anni Trenta in Europa che alla politica di estrema destra europea contemporanea, che non si basa tanto sulla violenza paramilitare ma è in grado di conquistare una parte piuttosto ampia dell’elettorato.

Quali sono gli aspetti incompresi o sconosciuti della Rivoluzione Euromaidan del 2014 di cui il lettore occidentale potrebbe non essere a conoscenza?

In Occidente, ciò che è diventato dominante è la narrazione delle Ong, che sono state una parte importante della rivolta nel 2014. Ma sicuramente non rappresentavano l’intera complessità di questa rivolta e rappresentavano ancor meno la diversità di questo grande paese. Nelle loro narrazioni, si è trattato di una rivoluzione democratica e pacifica contro un governo autoritario guidato da Viktor Yanukovich, che è probabilmente uno dei pochissimi governanti al mondo a essere stato rovesciato da due rivoluzioni.
Questa narrazione delle Ong e degli intellettuali nazional-liberali è stata ripresa dai media occidentali e dai funzionari occidentali, in parte perché era ciò che volevano sentire. E i funzionari occidentali hanno sostenuto apertamente la Rivoluzione Maidan. Per l’Ue in quel momento è stato piuttosto stimolante, perché mentre la gente in Grecia bruciava le bandiere dell’Ue, la gente in Ucraina le sventolava.
La paura dei nazionalisti radicali ha ispirato le proteste anti-Maidan nelle parti sudorientali dell’Ucraina. La Russia ha deciso di rifornire e, in un momento cruciale, intervenire e prevenire la sconfitta dei ribelli separatisti nella regione. Il risultato è che una parte del Donbass, una regione dell’Ucraina orientale, fortemente industrializzata e urbanizzata, è ora sotto il controllo delle cosiddette repubbliche popolari che dovrebbero essere viste più o meno come stati fantoccio russi.

Quali sono le tue speranze su come questa crisi possa essere risolta?

La mia speranza è che ci sarà una soluzione pacifica alla crisi. Dobbiamo tutti sperare che i russi non si imbarchino in una stupida invasione e non comincino a forzare la mano, non solo nel Donbass ma anche oltre.
Qualsiasi progresso nell’attuazione degli accordi di Minsk – che riguardano il modo in cui reintegrare i territori separatisti filo-russi in Ucraina – sarebbe utile per la riduzione dell’escalation. Anche se la maggior parte degli ucraini non vede con favore gli accordi di Minsk – soprattutto perché si sono dimostrati inefficaci dal 2015 e non hanno portato la pace nel Donbass, non perché la maggior parte degli ucraini li trovi di per sé inaccettabili – le proteste contro gli accordi di Minsk sono state piuttosto modeste e non sono state appoggiate dalla maggioranza degli ucraini.
Ma finora, l’Ucraina non vuole accettare Minsk. Trova diverse scuse per non fare ciò che ha deciso insieme a Francia, Germania e Russia. Uno dei motivi sono le violente minacce molto esplicite della società civile nazionalista, che percepisce Minsk come una capitolazione per l’Ucraina. Per i nazionalisti, Minsk significa riconoscere le differenze politiche dell’Ucraina: gli ucraini dissenzienti non sono semplicemente zombificati dalla propaganda russa e non sono traditori nazionali; hanno ragioni molto razionali per non essere d’accordo con la narrazione nazionalista e hanno una percezione alternativa dell’Ucraina.
Se il governo ucraino fosse serio nell’attuazione degli accordi senza rifugiarsi nella scusa delle minacce dei nazionalisti, potrebbe chiedere aiuto all’Occidente, per una posizione molto consolidata di Stati uniti e Ue nella rapida attuazione degli accordi. Sarebbe certamente utile per il governo ucraino e demotiverebbe la parte nazionalista della società civile, specialmente quelle fazioni che dipendono direttamente dagli aiuti finanziari dell’Occidente.

*intervista apparsa sul sito jacobinitalia.it il 12 febbraio 2022. Volodymyr Ishchenko è un sociologo, vive a Kiev. Ha pubblicato articoli e interviste sul Guardian e sulla New Left Review. Branko Marcetic è collaboratore di JacobinMag. Ha scritto Yesterday’s Man: The Case Against Joe Biden. Vive a Chicago, nell’Illinois. Questo articolo è uscito su JacobinMag. La traduzione è a cura della redazione di jacobinitalia.

Pin It on Pinterest