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La deputazione dell’MPS in Gran Consiglio ha presentato una risoluzione di condanna dell’intervento russo in Ucraina. I partiti presenti nell’Ufficio presidenziale hanno proposto una risoluzione alternativa, caratterizzata da un generico richiamo al pacifismo. Nella discussione generale i deputati MPS hanno presentato alcuni emendamenti su questo progetto e qualcuno – anche importante come il sostegno a tutte e tutti coloro che si battono contro la guerra in Russia – è stato approvato da quasi tutto il Parlamento (tranne il presidente del PS Sirica – quello dei “valori” della sinistra e gli amici ticinesi di Putin). Qui di seguito l’intervento di Angelica Lepori a sostegno degli emendamenti MPS. (Red)

Vorrei intervenire a sostegno della risoluzione e degli emendamenti che abbiamo formulato alla proposta presentata – in alternativa al nostro progetto iniziale- dall’Ufficio presidenziale.

Il primo aspetto riguarda il rifiuto della guerra. Non si tratta né di un gioco di parole: ma essere per la pace non significa essere contro la guerra. Proprio ieri sera, intervenendo sullo stesso tema su una nostra proposta di risoluzione largamente accolta dal CC di Bellinzona, il sindaco di Bellinzona ricordava, giustamente, come oggi persino Putin afferma di volere la pace e che il suo intervento deve essere compreso in una prospettiva di riappacificazione.

La nostra insistenza e i nostri emendamenti sulla fine immediata della guerra e sul ritiro delle truppe vuole essere una risposta alle priorità del momento: finché vi è la guerra aperta vi sarà solo dolore e morte; è questo che bisogna prima di tutto arrestare. La pace, poi, con una serie di condizioni – difficili da raggiungere e che necessitano più tempo, quello della diplomazia – potrà arrivare.

Altri emendamenti insistono sulla questione – a nostro modo centrale – dei diritti. In questo Parlamento sono presenti forze politiche che hanno profonde divergenze su quale sia l’assetto democratico di una società. Noi, ad esempio, riteniamo che l’ordinamento istituzionale del capitalismo liberal-democratico debba essere radicalmente modificato in un altro ordinamento politico e sociale (oltre che economico).

Ma qualsiasi sia l’assetto istituzionale, il mondo che immaginiamo, non è possibile immaginarlo senza mettere la centro i diritti democratici fondamentali, che sono, per noi, decisivi in questo ordine istituzionale e in qualsiasi altro immaginabile.

Il diritto di esprimersi, di organizzarsi (in partiti, in associazioni, in sindacati), il diritto all’autodeterminazione politica e culturale; tutti i diritti individuali che concernono le persone. Tutto questo non è materia negoziabile, in nessun ordine statuale – qualsiasi sia il nome che esso si dà o pretende di darsi. Non sono diritti che possono essere “contestualizzati”.

Il rispetto dell’integrità territoriale di un paese e del suo popolo è uno di questi diritti. Richiamarlo oggi è il minimo che un parlamento che tiene a questi diritti può fare.

Battersi contro quella che ritiene una guerra ingiusta – battersi pubblicamente esprimendo questa opinione – è un diritto che deve essere difeso. È un diritto farlo qui. Ma deve essere un diritto in qualsiasi paese. Per questo verremmo meno ai nostri doveri se non ricordassimo le migliaia di russi che sono stati arrestati solo perché hanno espresso pubblicamente il loro dissenso nei confronti della guerra. I richiami a questo aspetto che abbiamo inserito nei nostri emendamenti ci sembrano un dovere elementare verso queste persone.

Infine ci si permetta una riflessione sulla politica di accoglienza. Speriamo che questo dramma serva almeno a rivedere anche alcuni aspetti delle politiche fin qui condotte in materia di asilo. Non solo dal punto di vista quantitativo (cercando di applicare con più generosità questo principio), ma anche dal punto di vista qualitativo. Pensiamo, in modo particolare, alle strutture per accogliere i richiedenti asilo: le stesse degne condizioni di vivibilità (ne abbiamo discusso a più riprese – abbiamo presentato anche atti parlamentari – sull’invivibile bunker di Camorino) devono valere per tutte e tutti coloro che ospitiamo in strutture che devono essere adeguate. La stessa sensibilità si dovrebbe ora mostrare in altri temi delicati che noi, ma anche altri hanno segnalato: pensiamo, in primis, a quello della scolarizzazione dei minorenni. Lo sforzo che ci si appresta a fare con i bambini e i giovani provenienti dall’Ucraina deve valere per tutti gli altri richiedenti asilo nella stessa condizione.

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