Tempo di lettura: 3 minuti

A differenza di buona parte della sinistra latinoamericana (partiti, governi e intellettuali), l’EZLN condanna l’invasione, attacca Putin e il grande capitale “di entrambe le parti“, e si dice al fianco dei popoli di Russia e Ucraina che resistono al sistema. La cosa più importante del primo punto è che non si schiera con nessuno Stato, cosa abituale per il pensiero zapatista, ma sempre con los de abajo.

Poi gli zapatisti respingono l’argomentazione di Putin, che dice di voler “de-nazificare” l’Ucraina. Su questo punto sono in contrasto con chi crede che il nazismo possa essere sradicato dall’alto, a colpi di cannone, accettando la tesi secondo cui l’invasione ha quell’obiettivo, mentre non è altro che un atto imperialista.

Nella nostra regione (latinoamericana, ndt) ci sono molti che appoggiano la Russia a voce bassa, con due argomenti che non osano discutere: credono che ci sia un certo parallelismo tra la Russia di oggi e quella che era l’Unione Sovietica e hanno la peregrina idea di sostenere tutto ciò che si oppone all’imperialismo statunitense.

Come sostengono alcuni analisti che hanno riflettuto su questo, in America Latina sopravvive una simpatia, spesso non espressa apertamente, per la Russia e in particolare per Putin. Anni fa, uno di quei simpatizzanti ha paragonato il discorso fatto dal presidente russo nell’ottobre 2014 con quello di Lenin alla stazione della Finlandia dell’aprile 1917, al ritorno dall’esilio.

Simili confronti mostrano quanto siano “piccoli” gli allegri intellettuali che sostengono il progressismo. Semplificano la realtà, insinuano continuità tra i due dirigenti e offuscano la visione di parte delle organizzazioni de abajo nel sostenere, al di là di ogni considerazione etica, che tutto ciò che va contro il nemico debba essere sostenuto.

Sia il quarto che il quinto punto del comunicato del 2 marzo sintetizzano l’opzione politica del pensiero zapatista. Non si seguono i grandi media e nemmeno gli “esperti” per definire la politica, ma si sceglie la via di chiedere a coloro che, come noi, sono impegnati nella lotta per la vita in Ucraina e in Russia. Li si definisce come “parenti nella resistenza e nella ribellione“, cosa che ci dice che sentono fratelli e sorelle coloro che combattono in qualunque geografia.

Le zapatiste e gli zapatisti sostengono e incoraggiano coloro che rifiutano la guerra, le persone che ripudiano le frontiere e gli Stati nazionali e restano fermi nelle loro convinzioni. “Resistere è persistere ed è prevalere“, conclude il quinto punto. Di conseguenza, invita ad appoggiare coloro che in Ucraina resistono all’invasione russa.

Questo punto ha sollevato critiche in diverse aree geografiche. Non sono pochi coloro che insistono sul fatto che sostenere la resistenza equivale a incoraggiare i nazisti, perché il denaro che arriva potrebbe essere dirottato verso il malgoverno di Zelensky o addirittura le stesse squadre fasciste che operano in Ucraina.

Questo modo di analizzare il mondo ha profonde ripercussioni sui movimenti antisistemici. In qualche modo, è erede dell’idea che esista un nemico principale, contro il quale sia necessaria qualsiasi alleanza per abbatterlo. Questo è il modo di agire proprio degli Stati e dei governi, che non agiscono in base all’etica, ma per convenienze e interessi.

Quel che è più grave è questa visione lascia da parte gli esseri umani in carne e ossa che resistono, in basso e a sinistra, a ogni oppressione, da qualunque parte essa provenga. Si dirà poi che quella che resiste in Ucraina e Russia è solo una minoranza e che finisce per fare il gioco della destra, cioè ciò che spesso dicono i difensori del progressismo.

La solidarietà con chi soffre in molti e diversi modi le conseguenze della guerra dei nazionalismi, dalla popolazione ucraina stremata alla repressione del dissenso in Russia, comincia da un abbraccio che viene da molto lontano. L’Ezln, secondo le sue modeste possibilità, sta creando un piccolo fondo comune per chi resiste all’invasione e difende la vita

Come rispondere? Per prima cosa, la dignità e l’etica non si misurano con i numeri. In questi giorni iniziano ad arrivare notizie di collettivi e persone che resistono nelle città dell’Ucraina di cui i grandi media non danno conto. Sono queste le persone e i gruppi che dobbiamo sostenere, senza fare calcoli, senza pensare a quanti sono, perché ciò che deve indicarci la strada non è se essi compaiono nei telegiornali, deve farlo solo e semplicemente l’etica.

Per quanto riguarda l’argomento di “fare il gioco della destra “, quella è l’idea più volgare e inquietante tra le tante perversioni che circolano nel mondo. Significa, né più né meno, che tutta l’azione umana deve attenersi ai calcoli dei profitti attesi e delle possibili perdite. Non è forse un modo profondamente capitalista di guardare alla vita?

Al contrario, proprio la politica di difesa della vita e di sostegno a chi la difende, prescindendo da ogni calcolo degli interessi e facendosi guidare dall’etica, e solo dall’etica, è una sfida al sistema. Proprio perché non si entra in quel gioco del profitto/perdite, che è uno dei principali tentacoli dell’idra capitalista.

Certo, una politica guidata dall’etica può condannarci all’isolamento. Ma è solo se sapremo confidare nella nobiltà della gente comune che troveremo l’energia e il coraggio per continuare a navigare controcorrente.

*articolo apparso sul giornale messicano La Jornada. Traduzione, per Comune-Info di Marco Calabria

Pin It on Pinterest