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Pubblichiamo il testo di un’interpellanza presentata oggi dalle/dai nostre/i deputate/i in merito alla politica di accoglienza dei profughi “a due velocità” che sembra caratterizzare l’azione del Cantone in questo periodo. (Red)

Una grande ondata di solidarietà sta accogliendo i profughi della guerra in Ucraina. Una solidarietà che passa da gesti e azioni di singole persone, associazioni o gruppi di cittadini/e e che coinvolge anche il Cantone. In poco tempo la macchina dell’accoglienza si è messa in modo, predisponendo rifugi provvisori, modalità per l’ottenimento del permesso S e informazioni più disparate. Anche nelle scuole sembra ci si stia organizzando per offrire una scolarizzazione almeno temporanea fino alla fine dell’anno per poi organizzare la ripresa a settembre.

Si tratta sicuramente di iniziative lodevoli e che vanno nella direzione giusta di poter permettere a chi fugge da situazioni di guerra e di miseria di trovare accoglienza e poter immaginare un percorso di inclusione nel nostro paese.

Non sembra però che le cose stiano così per tutti i rifugiati e richiedenti asilo presenti nel nostro cantone. Diverse associazioni e organizzazioni che operano sul campo sembrano infatti segnalare un aumento delle procedure di rimpatrio forzato e di permessi negati ad altri richiedenti asilo o rifugiati. Sembrerebbe quasi che il cantone stia cercando di fare spazio nei centri di accoglienza e nelle strutture di aiuto per poter meglio ospitare la popolazione ucraina. Se così fosse sarebbe davvero un atto grave e inaccettabile. Non si può infatti mettere gli uni contro gli altri coloro che fuggono dalla guerra (qualsiasi sia la forma che essa assume: quanto successo in Siria non è stato sicuramente meno drammatico dal punto di vista umanitario di quanto sta succedendo in Ucraina) generando inevitabilmente un clima sociale xenofobo e razzista che confermerebbe l’esistenza di richiedenti asilo di seria A e di serie B.

Oltre a questo ci pare che le strutture approntate per accogliere gli Ucraini siano più adeguate – almeno nella prima fase – di quelle che finora sono state messe a disposizione per altri richiedenti asilo (pensiamo alla struttura di Camorino spesso criticata)

Chiediamo quindi al Consiglio di stato

1. Quante sono le persone in Ticino in attesa di una decisione di asilo?

2. Quanti hanno già ricevuto una decisione negativa e dovrebbero essere rimpatriati?

3. Corrisponde al vero che in queste ultime settimane le procedure di rimpatrio forzato sono aumentate?

4. Si tratta di una decisione presa per “creare spazio” onde permettere di meglio gestire l’accoglienza dei profughi ucraini?

5. La struttura di Camorino (bunker) è tuttora attiva? Se sì, non ritiene il governo di approfittare della situazione per offrire a coloro che lì risiedono una struttura più adeguata?

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