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Per la prima volta, i negoziati tra Russia e Ucraina sembrano poter condurre a un accordo di pace. Un alto funzionario della difesa russa ha detto che la Russia ridurrà “significativamente” le sue attività militari intorno a Kiev e alla città settentrionale di Chernihiv.

La mossa è volta a “creare le condizioni per futuri negoziati“, secondo Alexander Fomin, vice ministro della difesa russo, che sta partecipando ai colloqui di pace a Istanbul.

Per la prima volta dall’invasione russa dell’Ucraina del 24 febbraio, un accordo sembra possibile. Alexander Fomin ha detto che il ripiegamento stava avvenendo perché l’Ucraina aveva accettato la neutralità e uno statuto non nucleare.

Negli ultimi giorni, il ministro della difesa russo Sergei Shoigu aveva dichiarata ad alti funzionari militari che la Russia ha ampiamente completato la prima fase della sua operazione e si sta muovendo verso “l’obiettivo principale – la liberazione del Donbass”.

Il fatto che queste dichiarazioni su un accordo di pace e un ritiro russo provengano da alti funzionari russi rende meno probabile che questa sia una mossa di propaganda o una tattica dilatoria, attuate solo per dare alle forze russe il tempo di riorganizzarsi dopo una serie di battute d’arresto.

Altri funzionari russi dicono che un accordo di pace è ancora lontano e che il Cremlino potrebbe aver deciso di combattere e negoziare allo stesso tempo.

Qualunque sia il risultato dei colloqui di pace a Istanbul, le dichiarazioni russe sono molto lontane dalla richiesta iniziale del presidente Putin, cinque settimane fa, e cioè che il presidente Volodymyr Zelensky venisse rovesciato e che l’esercito ucraino deponesse le armi.

Da allora, i rapporti di forza militari – così come quelli a livello internazionale – tra Russia e Ucraina si sono significativamente modificati, e probabilmente in modo permanente, a svantaggio della prima e a favore della seconda. Putin ha sbagliato nella valutazione della forza della resistenza ucraina, in quella del suo stesso esercito e nella reazione della NATO.

Ma anche se la Russia ha fallito nei suoi obiettivi strategici e ha conquistato solo alcuni centri urbani ucraini, può ancora continuare a contare su una potente forza militare in Ucraina.

Le immagini di edifici in rovina e ponti distrutti hanno inorridito il mondo, ma mascherano la triste verità: il livello di devastazione è ancora inferiore alla distruzione totale vista nelle città assediate del Medio Oriente, come Aleppo Est, la città vecchia di Mosul e Raqqa.

Non c’è motivo per cui l’Ucraina non debba condividere il destino di Siria, Iraq e Afghanistan se i combattimenti dovessero continuare per mesi o anni.

Molto di ciò che la Russia dice di aver ottenuto avrebbe potuto essere ottenuto senza invasione. Era infatti assai improbabile che l’Ucraina si unisse alla NATO e le potenze della NATO avevano affermato chiaramente che nessuno dei loro soldati avrebbe combattuto in Ucraina. Le richieste russe di “denazificare” e di porre fine al genocidio dei russofoni potranno essere accolte assai facilmente, poiché nessuna delle due affermazioni è vera, anche se Putin potrà affermare di averle ottenute.

Gli Stati Uniti sono stati ambivalenti, da una parte evitando di giocare un ruolo diretto nella guerra, ma, allo stesso tempo, fornendo abbastanza armi e altre forme di assistenza per permettere all’Ucraina di continuare a battersi.

Ha bene riassunto questa strategia il New York Times in una recente analisi della politica statunitense: “È questo l’equilibrio precario che l’amministrazione Biden ha cercato di mantenere per aiutare l’Ucraina a fare in modo che la Russia si impantanasse, senza tuttavia provocare un conflitto più ampio con un avversario dotato di armi nucleari ed evitare di chiudere la strada a una possibile de-escalation”.

Naturalmente, la guerra non è ancora finita. Tutte le parti in conflitto hanno una ragione per fare la pace, ma anche una ragione per continuare a combattere e migliorare le proprie posizioni.

La de-escalation intorno a Kiev potrebbe essere motivata dal fatto che le operazioni guidate dai russi nell’Ucraina settentrionale sono fallite intorno alla capitale e a Chernihiv, e stanno cercando di presentare questo fallimento come una concessione nella prospettiva di favorire i colloqui di pace. Poiché quasi tutte le informazioni sulle vittorie ucraine e le sconfitte russe provengono da fonte ucraina, la situazione sul campo di battaglia potrebbe non essere così chiara come viene presentata dai media occidentali.

Il Cremlino può anche avere l’impressione di essere stato superato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha proposto soluzioni di compromesso, offrendo così un’immagine di moderazione e sottolineando il proprio desiderio di porre fine alla guerra. Ma le sue proposte possono essere un boccone amaro da ingoiare per i russi, poiché includono garanzie di sicurezza per l’Ucraina che potrebbero essere persino più efficaci dell’adesione alla NATO [1].

Putin può biasimare solo sé stesso se l’Ucraina è oggi più forte di prima della guerra e la Russia notevolmente più debole. Il successo dei negoziati di pace rifletterà alla fine questo nuovo equilibrio di potere tra Ucraina e Russia e tra la Russia e il mondo.

Anche ora, è difficile immaginare come Putin, nonostante il suo controllo assoluto sui media russi, possa minimizzare la sua sconfitta mentre il suo esercito malconcio torna a casa con una reputazione ormai a brandelli. Con la sua arroganza e immaginazione, Putin ha creato un’Ucraina filo-occidentale ben armata, proprio quello che voleva evitare scatenando la guerra.

Ha preso un abbaglio pensando che gli ucraini avrebbero accolto le sue forze a braccia aperte e non è stato in grado di concepire una nuova strategia. Il Cremlino sembra essere stato altrettanto incapace di organizzare le vaste risorse umane della Russia per rafforzare un esercito troppo piccolo per il compito che si era assegnato.

*Articolo pubblicato su iNews, il 29 marzo 2022. Traduzione a cura del segretariato MPS.

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