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Tra qualche giorno il Gran Consiglio voterà un “piano di risanamento” della cassa pensione dei dipendenti del Cantone (e di altri enti pubblici) – l’IPCT. Allo stesso tempo si annuncia – entro fine anno – una diminuzione del tasso di conversione che – sulla base di quanto prospettato – potrebbe comportare una diminuzione del 20/25% delle future rendite pensionistiche. Questo, dopo che la riforma entrata in vigore con il 2013 – e che ha cambiato radicalmente organizzazione e funzionamento della cassa – aveva già comportato una diminuzione in media del 20% delle prestazioni pensionistiche.

I problemi attuali sono strettamente legati alla riforma votata nel 2012, voluta e difesa da tutti i partiti di governo e non solo; le prospettive allora delineate si sono rivelate sbagliate; e sono sempre le stesse persone, gli stessi partiti, che vorrebbero oggi far passare alla cassa, nuovamente, i dipendenti del Cantone. Partiti e persone che hanno fallito su tutta la linea; si sono rivelati incapaci e inadeguati e oggi prospettano scenari trentennali con ipotesi perlomeno azzardate. Nel 2012 si sono dimostrati incapaci di prevedere quanto sarebbe successo nei dieci anni successivi: figuriamoci se possono pretendere fiducia nel pianificare gli scenari della cassa pensione (e dei mercati finanziari) per i prossimi 30 anni!

Basti pensare, per calcolare l’inadeguatezza di simili personaggi, che il costo per mantenere in diritti acquisiti di coloro che avevano più di 50 anni nel 2012 era stato fissato in 500 milioni: si è rivelato essere più di 900 milioni, quasi il doppio! Ciarlatani!

La prospettiva alla quale si affidano è quella dei mercati finanziari. Scrivono nel rapporto della commissione della gestione (firmato da tutti i partiti presenti nelle commissioni) che “la Commissione gestione e finanze ha ribadito a più riprese l’auspicio che i CHF 700 mio. messi a disposizione dal Cantone siano di principio investiti – attraverso un nuovo e aggiuntivo mandato di gestione – nei mercati finanziari internazionali (nel limite del possibile azionari) per cercare di massimizzare i rendimenti a lungo termine e aumentare la quota azionaria del patrimonio IPCT”. Sicuri che i mercati finanziari non potranno che rivelarsi, a lungo termine, positivi. Come dire: giochiamoci in borsa il futuro delle vostre pensioni seguendo il famoso detto: armiamoci e partite.

E siccome abbiamo visto quanto sia stato grande il fallimento delle loro capacità previsionali si tutelano con affermazioni che potranno sempre permetter loro di trarsi d’impaccio: “Né la Commissione gestione e finanze né la sua Sottocommissione finanze dispongono dei mezzi finanziari e temporali, né dei dati, né delle competenze tecniche sufficienti per allestire individualmente delle previsioni circa l’evoluzione del grado di copertura dell’IPCT tra oggi e la fine del 2051 qualora venissero messi a disposizione dell’Istituto CHF 700 mio” dopo aver messo in evidenza che le prospettate diminuzioni del tasso di conversione – dovute alla diminuzione del tasso tecnico – sono in buona parte dovute proprio alla diminuzione della redditività degli investimenti finanziari! Tutto e il contrario di tutto: e dovremmo affidarci a questi apprendisti stregoni?
Si tratta di un atteggiamento assolutamente irresponsabile nel momento cui viviamo una grave crisi politica internazionale con sicure conseguenze economiche e sociali delle quali non si percepisce ancora tutta la gravità. E che sicuramente avranno grande impatto sui mercati finanziari e su tutti gli elementi che li influenzano: altro che previsioni trentennali!

Avevamo denunciato tutto quanto successo e la situazione attuale dell’IPCT al momento della discussione in Parlamento nel 2012. L’unico voto contrario a quella riforma (che, ricordiamo, decretò una diminuzione del 20% delle future rendite pensionistiche) fu infatti quello del deputato dell’MPS Matteo Pronzini (allora unico nostro rappresentante)

In questi 10 anni i dipendenti del Cantone e degli altri enti affiliati all’IPCT hanno contribuito in modo importante al risanamento delle finanze dell’IPCT, vedendo al contempo peggiorare la loro situazione previdenziale.

Nessun “risanamento” dell’IPCT potrà avvenire riducendo ulteriormente le prospettive delle rendite pensionistiche. Per questo la discussione sul risanamento non può essere separata da quella sul modo di evitare un ulteriore peggioramento delle pensioni già preannunciato. Le misure oggi in discussione a questo proposito (per compensare le riduzioni del tasso di conversione) vedono coinvolti i dipendenti che dovrebbero accollarsi – di fatto – almeno la metà di un eventuale mantenimento dei loro futuri livelli pensionistici.

Sappiamo che le pensioni altro non sono che salario. Salario versato – accantonato – oggi e che domani – quando non si lavorerà più – verrà versato sotto forma di rendita pensionistica. E quando parliamo di salario è evidente che il primo al quale ci si deve rivolgere è il datore di lavoro.

In questa discussione troppo spesso si fa riferimento alle pensioni dei dipendenti del Cantone come a qualsiasi altra spesa che graverebbero sulle finanze del Cantone. Si dimentica – o si fa strumentalmente finta di non ricordare – che in questa discussione il Cantone ha la funzione di datore di lavoro: che deve onorare il lavoro che i dipendenti fanno al servizio di tutta la collettività ed i suoi obblighi contrattuali.

In un contesto in cui si annuncia una rinnovata pressione sui salari reali con l’aumento dell’inflazione non possono entrare in linea di conto – né per i dipendenti pubblici né per quelli del privato – soluzioni pensionistiche che andrebbero a colpire anche i salari reali.

L’MPS non intende quindi sostenere l’attuale proposta di “risanamento” per le ragioni sopra indicate e perché non vi è alcuna garanzia che, comunque, essa non comporterà poi altre decisioni che metteranno in discussione salari reali e/o future rendite.

Per questo presenterà in Gran Consiglio, attraverso i propri deputati, proposte alternative.

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