Tempo di lettura: 5 minuti

Il filo rosso con cui i grandi inquinatori vorrebbero farci credere di agire per affrontare la crisi climatica si basa sul concetto di “zero netto”.
“Zero netto” significa che invece di ridurre realmente le emissioni di gas serra, le stesse emissioni possono continuare ad aumentare se sono “compensate” da misure tecnologiche o di mercato.
Propongono, senza cambiamenti reali, aggiunte e sottrazioni che porterebbero a zero emissioni “nette”.1
Più di 1500 aziende transnazionali, tra cui le più grandi compagnie petrolifere, automobilistiche, le aziende agroalimentari, i più grandi gestori finanziari e patrimoniali e i giganti della tecnologia hanno annunciato che raggiungeranno “zero emissioni nette” tra il 2040 e il 2060.
Questa logica si basa su tre pilastri:
– le cosiddette “soluzioni climatiche basate sulla natura”, che vanno dalle mega piantagioni e monocolture all’appropriazione, conversione e/o ridefinizione di tutti i tipi di aree naturali e agricole come aree prioritarie per la cattura e il sequestro del carbonio;
– una serie di tecniche di geoingegneria (che non esistono ancora) impiegate su larga scala per catturare il carbonio o riflettere la luce del sole per abbassare le temperature;
– nuovi mercati del carbonio per commerciare crediti di carbonio nei terreni agricoli, mari e zone umide, insieme a mercati di “compensazioni” per l’inquinamento ambientale e la distruzione di clima e biodiversità.
Ogni pilastro porta con sé gravi problemi.
Per esempio l’uso di più terre e foreste di quanto disponibili sul pianeta non funziona per affrontare la crisi climatica, ma incoraggia un’ondata globale di accaparramento di terre e spostamenti di comunità dai loro territori. 2
Proprio perché sanno che questo non sarà sufficiente, molti degli stessi attori stanno ora spingendo verso nuove e pericolose tecnologie per “aumentare la capacità della natura” di assorbire il carbonio (ad esempio la manipolazione genetica delle colture, degli alberi, dei microbi del suolo) e per catturare il carbonio dall’atmosfera con la geoingegneria.
Oltre al fatto che presentandole come tecnologie climatiche sperano di ricevere significativi sussidi pubblici, stanno anche lavorando alla prospettiva di nuovi mercati del carbonio che includano queste attività.

Cos’è la geoingegneria

La geoingegneria si riferisce a un insieme di proposte tecniche per intervenire su larga scala nel sistema climatico del pianeta. Queste proposte, anche se in gran parte non sviluppate, hanno acquisito un posto importante nel radicamento dell’ingannevole concetto dello “zero netto”.

I governi e le corporations stanno scommettendo sul fatto di essere in grado di fare una rimozione massiccia di anidride carbonica dall’atmosfera con mezzi tecnologici, utilizzando tecniche di geoingegneria. Per esempio, diversi paesi dell’America Latina stanno progettando la costruzione o il miglioramento di infrastrutture per la cattura e lo stoccaggio del carbonio (CAC nell’acronimo spagnolo).
Lo sviluppo di altre proposte di geoingegneria, come la cattura diretta nell’aria (CDA) e la bioenergia con cattura e stoccaggio del carbonio (BECAC), sono state anche incluse nei cosiddetti “ Nationally Determined Contributions” (NDCs) di diversi paesi come azione contro il cambiamento climatico.
Tuttavia la fattibilità di queste tecnologie – che sono proibitive a livello di costi e che comportano gravi rischi ed effetti collaterali per le persone e gli ecosistemi – non è stata dimostrata.3
Tutte le tecniche di geoingegneria volte a rimuovere la CO2 dall’atmosfera richiedono grandi quantità di risorse: energia, terra, acqua, biomassa e/o minerali.
Queste tecniche dovrebbero essere impiegate su vasta scala, altrimenti non avrebbero alcun effetto sul cambiamento climatico.
Lo sviluppo delle tecniche di rimozione dell’anidride carbonica (RDC) implica quindi la creazione di nuove industrie estrattive transnazionali su larga scala, che creeranno nuove emissioni di gas serra per la costruzione di infrastrutture e nella catena industriale delle loro attività.
Tali sistemi infrastrutturali probabilmente riprodurranno e/o aggraveranno gli ingiusti modelli esistenti di estrazione e sfruttamento della terra e delle risorse, aumentando gli impatti sulle comunità colpite dalle industrie estrattive sia nel Sud globale che nel Nord.
Su vasta scala significa un impatto devastante sulle comunità e sugli ecosistemi, come l’accaparramento delle terre e le violazioni dei diritti umani.
La prospettiva di espandere la BECAC – l’approccio di geoingegneria più favorito dai modelli climatici – porta anche alla distruzione su larga scala della biodiversità e degli ecosistemi naturali e alla loro sostituzione con monocolture di biomassa come materia prima per la produzione di energia.
Si stima che la BECAC, in particolare, promuoverà la concorrenza con le aree di coltivazione alimentare e quindi l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari.
Nel complesso, l’applicazione della geoingegneria porterà a rischi devastanti e a impatti ecologici e sociali ingiustificabili. Ed è importante ricordare che la sua capacità di rimuovere efficacemente grandi quantità di CO2 dall’atmosfera non è stata ancora dimostrata.

Stati Uniti e Cina investono nella geoingegneria


È molto preoccupante che gli Stati Uniti e la Cina, i due maggiori emettitori globali di gas serra, nella loro dichiarazione congiunta alla COP26 abbiano incluso la cooperazione per “lo spiegamento e l’applicazione di tecnologie come la cattura, l’uso e lo stoccaggio del carbonio e la cattura diretta dell’aria” (CAC e CAD). 4 
Queste tecniche di geoingegneria richiedono enormi quantità di energia, acqua e occupazione di terre. Pertanto, prese nel loro ciclo completo, producono più gas a effetto serra (GEI) di quanto pretendono di “catturare”.
La cosiddetta cattura diretta dell’aria avviene con l’uso di grandi ventilatori che filtrano l’aria e separano la CO2 con solventi tossici.
Questa CO2 potrebbe essere riutilizzata nei combustibili o in altri prodotti, o iniettata in fondali geologici terrestri e marini, come nei pozzi petroliferi. 5
Più dell’85% dei progetti di cattura e stoccaggio del carbonio prevedono di iniettare quella CO2 per estrarre greggio da riserve di petrolio profonde a cui prima non potevano accedere, con una conseguente maggiore estrazione di petrolio e nuove emissioni. Altri usi intermedi, o emettono più gas di quello che pretendono di catturare, o rimandano la ri-emissione solo per un breve periodo.
Entrambi i processi richiedono nuove infrastrutture, materiali, trasporti e comportano rischi di inquinamento tossico: la CO2 concentrata e liquida è tossica per la vita umana, animale e vegetale, i solventi sono tossici, ecc.
L’alta domanda di energia si traduce nell’uso di più combustibili fossili o di energia nucleare – altamente rischiosa e con scorie radioattive che persistono per migliaia di anni – o nella competizione per l’uso di energie rinnovabili che non esistono in quantità sufficiente e sono necessarie per attività che evitano le emissioni esistenti, non per contrastarne di nuove.
E’ significativo che i principali investitori in entrambe le tecnologie siano grandi compagnie petrolifere, automobilistiche e minerarie come Chevron, Exxon, Occidental, BHP Billiton, Shell, Total, Volkswagen, che sperano così di giustificare lo sfruttamento del petrolio, di ricevere più sussidi pubblici e ricavare nuovi profitti nei mercati del carbonio, classificandole come tecnologie climatiche. 6

Il concetto di “zero emissioni nette” è una trappola letale, un alibi per gli inquinatori climatici e ambientali per fare affari, come fanno da sempre. Un concetto che spreca il poco tempo rimasto per affrontare davvero la crisi climatica e promuove tecniche di geoingegneria rischiose.

* articolo originale apparso sulla rivista BIODIVERSIDAD N° 111. La traduzione in italiano è di Marina Zenobio per Ecor.Network 

  1. Corporate accountability, The Big Con: How Big Polluters are advancing a “net zero” climate agenda to delay, deceive, and deny, luglio 2021, pp.24.
  2. Silvia Ribeiro, El sueño de la razón.Caos climático y acaparamiento de tierras, Desinformemonos, 21 luglio 2021.
  3. Per una lista dettagliata delle tecnologie e dei loro impatti, vedere: Biofuelwatch, Fundación H.Boell, Grupo ETC, Geoengineering: El gran fraude climático, 2019.
  4. Grupo ETC y la Red Ambiental Indígena denuncian planes de geoingeniería en la Declaración de Estados Unidos y China en la COP26, comunicato stampa, 15 novembre 2021.
  5. Geoengineering Monitor, Direct air capture technology briefing, 19 febbraio 2021.
  6. Geoengineering Monitor, Carbon capture use and storage, 12 aprile 2021.

Pin It on Pinterest