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Sotto il titolo “Per una soluzione politica e a favore della pace in Ucraina e in Europa” circola un appello promosso da esponenti della società politica e civile e “non da sigle di partito”. Se non che, nella decina di promotori, vi sono quasi solo stalinisti in servizio o già esemplari stalinisti di epoche passate.

L’ho letto alcune volte sperando di trovare una condanna chiara e inequivocabile dell’invasione russa, della guerra che la Russia ha scatenato contro l’Ucraina, dei crimini commessi contro la popolazione civile ucraina, dei bombardamenti indiscriminati contro obiettivi civili ucraini, dello scempio degli sfollati interni e dei rifugiati giunti in tutta Europa. Ho cercato un passaggio che indicasse la Russia di Putin responsabile di tutto questo. Invano!

Vediamoli i 10 punti sui quali si articola l’appello nel tentativo, peraltro molto modesto, di occultare la verità.

Nel primo si esprime “profonda preoccupazione rispetto all’esplosione delle tensioni tra Russia e Ucraina…, mettendo in pericolo la sicurezza collettiva e la prosperità di tutte le popolazioni coinvolte

Ora è chiaro a tutti che quando un esercito invade un Paese indipendente, lo bombarda per settimane, non rispetta nessuna delle convenzioni internazionali sui civili e avanza ormai senza pudore la prospettiva di cancellarlo semplicemente dalle carte geografiche, non siamo propriamente di fronte a “un’esplosione di tensioni”. Ma probabilmente, per i portaborse nostrani di Putin, la lettura di quanto accade è fuorviata da analisi geopolitiche di alto livello. D’altronde è il metodo Putin: invertire la descrizione della realtà, per cui gli oppressori sono gli oppressi. I portaborse nostrani non avevano d’altronde indetto una manifestazione, pochi giorni dopo l’attacco russo, con lo slogan “opponiamoci alla guerra contro la Russia”? (Sic!)

Nel secondo punto si auspica “con decisione il raggiungimento di un cessate il fuoco”, una “reciproca distensione” e da ultimo “evitare ogni ulteriore distruzione e spargimento di sangue”.

A noi, che di geopolitica capiamo poco, sembra che l’esercito russo non abbia nemmeno permesso la costituzione di corridoi umanitari, addirittura abbia bombardato una stazione ferroviaria a Kramatorsk. Proprio un luogo dal quale i civili, ammassati sulla piazza antistante, attendevano di fuggire con qualche treno. Erano in prevalenza donne e bambini. Tutti hanno visto il razzo russo conficcato nel giardino con la scritta “Per i bambini”. Solo una profonda disonestà impedisce di denunciare l’esercito russo quale unico e primario responsabile della distruzione e spargimento di sangue in corso in Ucraina.

Nel terzo punto si invoca la solita pace, termine nobile ma orami abusato e sulla bocca di qualsiasi guerrafondaio (Erdogan, governo israeliano, Orban e simili, per i quali d’altronde, i firmatari di simili appelli mostrano spesso simpatia e comprensione). Di quale pace stiamo parlando? Di quella che prevede di riprendersi un territorio ritenuto suo a suon di cannonate? Oppure di quella che in nome di una “denazificazione” pianifica il massacro di un popolo?

Nel quarto e quinto si fa appello ai legittimi interessi di Mosca, legati anche all’espansione della NATO.

Non ci risulta che la NATO stia bombardando le città ucraine. Abbiamo sempre criticato questa alleanza militare e siamo per la sua dissoluzione. Ci mancherebbe! Ma partire da questo punto per arrivare a tentare l’impossibile, cioè “comprendere” o, ancora peggio “giustificare” la decisione di Putin, rivela cinismo e ignoranza.

Nel sesto e settimo si ripropongono le solite posizioni sulla situazione nel Donbass e le responsabilità dell’Occidente.

Chi conosce bene la situazione nel Donbass denuncia da anni una guerra a bassa intensità portata avanti dell’esercito russo ai danni della popolazione. Anche Putin deve aver ormai capito che se voleva ottenere maggiore appoggio dalla popolazione di questa regione, con l’aggressione militare ha fatto un gran buco nell’acqua. Spero lo suggerisca a chi ha scritto e firmato l’appello. Magari questa litania cesserà…

Nell’ottavo si parla del danno che rischia di creare l’invio di armi e del pericolo che la durata del conflitto si prolunghi.

In altre parole si chiede che un popolo intero si arrenda (una volta esaurite le vostre armi cosa volete fare d’altro?), non opponga resistenza all’aggressione armata, non stimoli una corsa generalizzata al riarmo.

Provo dunque a riassumere questo alto concetto geopolitico nel seguente modo: se oggi succede quello che è sotto gli occhi di tutte e tutti, la responsabilità è del popolo ucraino che, invece di chinare il capo, ha deciso di imboccare la strada della resistenza. E se in Occidente riprenderà alla grande una nuova stagione di riarmo a tutti i livelli, e naturalmente se anche l’odio dovesse propagarsi ulteriormente, ancora una volta la colpa sarà della popolazione ucraina e del fatto che abbia voluto battersi contro l’invasore anziché arrendersi fin dal primo giorno.

Della serie, fatevi ammazzare, ma in silenzio e senza disturbare troppo l’orco di turno!

Il nono è un groviglio incomprensibile. Si consiglia di provare a riscriverlo che, magari, verrà meglio.

Nel decimo si tenta, come già udito da autorevoli esponenti dell’estrema destra svizzera, di spingere la Confederazione verso una politica di vera neutralità, e l’interruzione immediata delle sanzioni contro la Russia.

Vediamo di fare due calcoli (roba semplice, davvero semplice): in Svizzera sono stimati circa 150-200 miliardi di attivi russi. La parte bloccata dalle sanzioni ammonta a circa 7,5 miliardi. Parliamo di una forchetta tra il 3,75% e il 5%.

Il presidente dell’Ucraina Zelensky ha chiesto alla Svizzera di fare di più. Il solito esagerato…

Varrà la pena ricordare che la classe degli oligarchi non solo è responsabile di nascondere all’estero in mille modi i proventi dei loro immensi guadagni, ma anche di affamare il proprio popolo, quello russo, con politiche e scelte economiche dettate unicamente dalla propria avidità. E questo dopo aver costruito le proprie ricchezze, con l’’ausilio della classe politica di cui Putin è il massimo esponente, rubando una parte importante delle ricchezze pubbliche dell’ex-URSS.

Care e cari promotori di questo appello così lucido e illuminante, ma dove avete vissuto in queste ultime settimane? Da quale realtà siete partiti per un’analisi e delle richieste così lungimiranti? Quali informazioni avete che noi poveretti non possediamo?

A noi sembra di vivere ai tempi della guerra, una terribile guerra scatenata da un gigante contro un vicino che se stava a casa sua. Certo, Zelensky non è certo un progressista, così come le scelte politiche del suo governo non sono né di sinistra, né a favore delle classi più svantaggiate. Ma spetta al popolo ucraino decidere se questa leadership deve restare e andarsene. Nessun altro può arrogarsi questo compito!

Per contribuire alla Pace, quella vera, dobbiamo indicare chiaramente il responsabile di questa follia. Dobbiamo rafforzare la solidarietà con il popolo ucraino. Dobbiamo continuare a chiedere una politica di accoglienza più generosa per tutti i rifugiati. Dobbiamo chiedere di inasprire le sanzioni contro gli oligarchi russi il più possibile. Dobbiamo batterci contro il riarmo ovunque. Dobbiamo intensificare il sostegno agli oppositori di Putin in Russia.

*Comitato contro la guerra e di solidarietà con la popolazione dell’Ucraina e con chi si oppone in Russia alla guerra di Putin

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