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Pubblichiamo il testo dell’interpellanza presentata oggi dai deputati/e MPS in merito al ruolo giocato dal Ticino come importante piazza per il commercio delle materie prime. La questione era già stata sollevata nell’ambito di una precedente interpellanza (ancora inevasa) presentata lo scorso 13 aprile (Svizzera, Ticino e sanzioni. Non sarebbe ora di fare sul serio? * MPS – Movimento per il socialismo (mps-ti.ch) (Red).

Già in passato, con altri atti parlamentari, abbiamo attirato l’attenzione – ahinoi invano finora – sulla responsabilità del Cantone (e di istituti a esso legati da un rapporto di proprietà quale, ad esempio, BancaStato) rispetto al commercio delle materie prime.

Un commercio che, come noto, ci vede direttamente coinvolti come Cantone, ospitando una delle piazze del commercio di materie prime più importanti (unitamente a Zugo e Ginevra) di un paese, la Svizzera, a sua volta piattaforma fondamentale del commercio di petrolio, gas, cereali e altre materie prime.

La guerra di aggressione della Russia di Putin contro l’Ucraina ha reso ancora più problematico il ruolo della Svizzera e del nostro Cantone.

Molte analisi, studi, articoli hanno messo in risalto il ruolo fondamentale che svolge il Cantone offrendo la propria infrastruttura (finanziaria, amministrativa e logistica) per il commercio di materie prime, in particolare quelle attinenti alla Russia.

In Ticino hanno sede alcuni colossi russi attivi nel commercio di materie prime di tipo minerale (ferro, carbone, etc.) e la Svizzera, complessivamente, è il più grande centro mondiale per il commercio del grano e, per le considerazioni qui sopra richiamate, anche al centro delle speculazioni su questa importante materia prima decisiva per l’alimentazione di centinaia di milioni di persone.

Tutto questo implica il nostro Cantone non solo da un punto di vista politico, ma anche etico; saremmo malvenuti come Cantone che pochi mesi fa ha inserito nella Costituzione il principio della difesa della propria sovranità alimentare, se continuassimo ad ospitare – senza batter ciglio – società che con le loro politiche speculative, mettono sistematicamente in pericolo non solo la sovranità, ma addirittura la sopravvivenza alimentare di centinaia di milioni di persone e di intere popolazioni.

Senza dimenticare che la speculazione sulle materie prime ha pesanti ripercussioni (vista la spinta verso l’alto dei prezzi di alcuni prodotti di prima necessità e non solo) sul potere d’acquisto delle famiglie che vivono nel nostro Cantone (basti pensare ai prezzi della benzina e dell’olio da riscaldamento).

In Ticino è attiva Lugano Commodity Trading Association. Nata nel 2010, la LCTA, è un’associazione il cui obiettivo è di rafforzare il settore del commodity trading nell’area italo-svizzera del centro-sud dell’Europa. Essa svolge da tempo un’intensa attività di lobbyng (in particolare in ambito delle condizioni fiscali) attraverso l’impegno dei suoi dirigenti e le connessioni politiche (ricordiamo che il direttore è il deputato PPD Passalia – in passato già presidente del PPD cantonale).

Circa due anni fa la LCTA ha tenuto uno dei suoi tradizionali convegni a Lugano, sponsorizzato dalle autorità politiche locali e cantonali, che ha visto la presenza di importanti personaggi legati al regime russo (dall’ambasciatore russo a Berna a ex-ministri russi fino a eminenti professori universitari russi). Questa presenza è strettamente collegata al ruolo della Russia nella produzione e nel commercio di materie prime e il ruolo già evocato, in questo ambito, della piazza svizzera e ticinese.

Ora, da tempo è stato fissato un convegno annuale per i prossimi 23-24 giugno che, annuncia la LCTA, “riunirà ospiti speciali di fama mondiale, esperti di commercio internazionale, commercianti di materie prime, istituti bancari e fornitori di servizi”.

Non può sfuggire che una simile iniziativa, nell’attuale contesto, è carica di significati politici ed economici importanti che l’autorità politica cantonale non può semplicemente ignorare trincerandosi dietro l’idea che si tratta di un’iniziativa “privata”.

Alla luce di queste considerazioni chiediamo al Consiglio di Stato

1. Sulle base dei lavori preparatori (inviti alle autorità, noleggio sale, richieste permessi, eventuali misure di sicurezza per ospiti diplomatici, etc.) è possibile confermare la tenuta di questo convegno?

2.In caso affermativo, non ritiene di dover intervenire per attirare l’attenzione degli organizzatori sul contesto che stiamo vivendo, sulla inopportunità di tenere questo tipo di convegni che appaiono di fatto una vera e propria provocazione per le cittadine e i cittadini che subiscono il rincaro dei prodotti derivati dalle materie prime?

3. Non ritiene, in ogni caso, di dover intervenire per chiedere formalmente alla LCTA di rinunciare all’organizzazione di questo convegno?

Per il gruppo MPS-POP-Indipendenti

Matteo Pronzini, Simona Arigoni, Angelica Lepori

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