Tempo di lettura: 7 minuti

Riguardo al ruolo dei nazifascisti in Ucraina circola a sinistra una massiccia e grossolana disinformazione che coinvolge anche l’orrenda strage di Odessa del 2014. Allo stesso tempo, viene mantenuto il silenzio sui nazifascisti del Donbass, su quelli russi e sul ruolo di Mosca come centro europeo dell’estrema destra. In tale modo si avallano per intero le bugie sulle quali Putin ha fondato la guerra in corso. In questa prima parte di un articolo in tre puntate inteso a fare chiarezza su questi temi ci occupiamo del battaglione Azov e dei fascisti ucraini.

Il battaglione Azov e i neofascisti ucraini. In questi giorni ho sentito tanti militanti di sinistra chiedere, a volte con ingenua buona fede, come sia possibile sostenere un paese come l’Ucraina nel quale imperversano i nazifascisti e che è guidato da un presidente reazionario come Zelensky (qualcuno non sapendo bene che pesci pigliare si è addirittura inventato il termine francamente comico di “liberal-reazionario”, ovviamente senza argomentarlo con alcunché). Ogni tentativo di dialogare entrando nei dettagli si scontra regolarmente con la citazione ostinata del battaglione Azov, che avrebbe seminato il terrore nel paese e magari perfino “ucciso 14.000 persone nel Donbass”. Si tratta di affermazioni del tutto irrealistiche e che riprendono per intero la propaganda diffusa da anni dal regime di Mosca senza alcun tentativo di porsi dei punti di domanda o di approfondire.

Il battaglione Azov è stato costituito da un centinaio di neofascisti nel maggio 2014, quindi dopo Maidan, l’annessione della Crimea da parte di Mosca e la creazione da parte della stessa delle repubbliche fantoccio del Donbass, in un momento in cui queste ultime cominciavano ad agire militarmente per espandere il loro controllo nel sud-est del paese. La creazione del battaglione è avvenuta nel contesto di totale confusione che regnava allora in Ucraina, dopo la fuga a Mosca del presidente filorusso Yanukovich in seguito alla sua “deposizione” da parte del movimento democratico di massa di Maidan. C’era un governo debole, di transizione in attesa delle elezioni presidenziali di fine maggio che avrebbero poi portato al potere Petro Poroshenko, e il paese era nel caos in seguito alla già citata annessione militare della Crimea da parte di Mosca e dell’occupazione di metà dell’area produttiva più importante del paese, il Donbass, da parte di bande armate nazifasciste sostenute anche militarmente dalla Russia. Prima di tali eventi, in Ucraina come ovunque in Europa esistevano svariati gruppi di estrema destra e neofascisti. Il più consistente era Svoboda, di tendenze di estrema destra ultranazionalista e con al suo interno una frazione neonazista, espulsa però nel 2004. Alle elezioni del 2012, dopo avere scelto una linea più moderata, Svoboda aveva conquistato circa il 10% dei voti. Il partito più sotto i riflettori all’inizio del 2014 era però Pravy Sektor, un gruppo esplicitamente neofascista e con pochi aderenti, che però si era messo in luce a Maidan per le sue azioni temerarie. C’erano inoltre altri gruppi neofascisti, ma tutti di dimensioni estremamente limitate e praticamente ignoti al pubblico. Nessuna di queste forze è mai stata al governo, ma nella situazione di scontro militare ci sono stati collegamenti diretti tra il governo e il battaglione Azov che operava sul fronte nell’ambito dell’ATO (Operazione antiterroristica), organizzata per fare fronte ai separatisti del Donbass. Nei suoi rapporti l’OHCHR (uno e due) ha accusato l’Azov di alcuni crimini basandosi su precise testimonianze: ripetuti saccheggi, la tortura in totale di cinque soldati catturati, lo stupro di gruppo di un uomo tenuto in detenzione. Amnesty International conferma questo numero accuse. Nulla scusa tali crimini gratuiti. Nel contesto della guerra di allora, risultano comunque inferiori a quelli commessi dalle forze ucraine governative e infinitamente minori a quelli commessi dalle milizie separatiste, anch’esse quasi tutte di estrema destra. È importante precisarlo per constatare che, purtroppo, l’Azov non era certo un’eccezione, e nemmeno il problema principale.

Uno dei neofascisti ucraini più noti, Andriy Biletskiy, un elemento violento più volte arrestato dalle autorità prima di Maidan, è stato il primo comandante dell’Azov e lo è rimasto fino al 2015, adottando un profilo politicamente basso e distinguendosi nelle operazioni di riconquista di Mariupol nel 2014. Biletskiy è poi fuoriuscito dall’Azov e ha fondato i “Corpi nazionali”, un partito di destra profonda, favorevole al protezionismo e alla pena di morte. Nelle elezioni del 2019 la coalizione tra Svoboda, Pravy Sektor e i Natsionalniy Korpus ha ottenuto appena il 2,1% dei voti ed è riuscita a fare eleggere un deputato solo in una circoscrizione maggioritaria. Volodymyr Zelensky, così come il suo governo, non può in alcun modo essere definito né di destra, né tantomeno reazionario o addirittura fascista. Genericamente populista e centrista, ha fatto aperture importanti per quanto riguarda la popolazione russofona, sebbene poi non concretizzatesi nella complicatissima situazione ucraina, ma è anche stato vicino a circoli oligarchici e inefficace in svariate politiche.

Queste sono le coordinate generali di una presenza neofascista evolutsi nel tempo da una posizione nettamente minoritaria, ma non irrilevante, a un ulteriore indebolimento. Le accuse al battaglione Azov, o in genere ai neofascisti ucraini, di avere compiuto eccidi o di avere terrorizzato sistematicamente la popolazione ucraina oppure più specificamente quella del Donbass, sono pure fantasie originate dalla propaganda di Mosca e prive di ogni fattualità.

Tuttavia questo quadro generale non è completo, perché più nello specifico la galassia che gira attorno ad Azov ha compiuto atti criminali odiosi e rappresenta un nucleo pericoloso che un domani potrebbe ampliarsi, aspetti che spesso chi giustamente cerca di combattere la disinformazione sul pericolo neofascista in Ucraina omette colpevolmente di ricordare. Su questo lascio la parola a Michael Karadjis, noto attivista della sinistra radicale australiana, da tempo attento osservatore degli eventi nell’Europa Orientale e in Siria, che così ha riassunto in un commento in Facebook: “l’estrema destra – in particolare il reggimento Azov – ha [cominciato a giocare] un ruolo un po’ più importante sul fronte militare dal 2014, una conseguenza frequente dei contesti di guerra, che tendono a rafforzare i duri e i nazionalisti. Il battaglione di estrema destra Azov è stato formato nel maggio 2014 da membri della banda ultranazionalista Patriot of Ukraine e della neonazista Social National Assembly, che ‘aderivano a ideali xenofobi e neonazisti e hanno aggredito fisicamente migranti, la comunità rom e persone che si oppongono alle loro opinioni.’ Ha ottenuto un notevole sostegno iniziale a causa della relativa disorganizzazione delle forze ufficiali ucraine quando improvvisamente si sono trovate di fronte all’intervento russo di quell’anno.

Nel novembre 2014, il governo ha incorporato il Battaglione Azov nella Guardia Nazionale, come mezzo per controllarlo o domarlo; il governo ha affermato allora che lo stesso non poteva più agire al di fuori della disciplina delle forze armate. Sebbene si sia trattato di una soluzione di dubbia efficacia, ha separato le formazioni armate dalle rispettive leadership politiche. I quadri ideologici, tra cui il leader Andriy Biletskiy, si sono dovuti rassegnare ad abbandonare Azov, perché presumibilmente non erano più in grado di fare lavoro di estrema destra nell’esercito ucraino, come osserva Alexander Ritzmann, un esperto del Counter Extremism Project di Berlino. Nel 2016 Biletsky ha fondato un partito politico di estrema destra, National Corps. Per avere un’idea delle sue opinioni, nel 2010 aveva affermato che la missione dell’Ucraina doveva essere quella di ‘guidare le razze bianche del mondo in una crociata finale contro gli Untermenschen a guida semita’. Ha inoltre creato il movimento civile ‘Circolo di Azov’, un’organizzazione non collegata all’omonomo battaglione, e una nuova milizia per la repressione interna, la Druzhina Nazionale, formata nel 2017 attingendo a veterani del Battaglione Azov. Nel gennaio 2018, la Druzhina Nazionale ‘ha effettuato pogrom contro la comunità rom e ha attaccato membri della comunità LGBTQ’, con la scusa di volere ‘ripristinare l’ordine’. Queste azioni della milizia del Corpo Nazionale possono essere facilmente confuse con il reggimento Azov della Guardia Nazionale, ma vanno tenute distinte.

Questo non significa che il reggimento Azov sia ora libero da ogni influenza fascista, ma la realtà è tutt’altro che chiara. Nel 2015, Andriy Diachenko, un portavoce del reggimento, ha affermato che solo il 10-20 per cento dei membri del reggimento sono nazisti, poiché si sono uniti molti soldati regolari privi di orientamento ideologico. Secondo Kacper Rekawek del Center for Research on Extremism dell’Università di Oslo, ‘anno dopo anno, le connessioni (tra il reggimento e il movimento) si sono fatte più deboli.’ Si tratta di affermazioni che possono essere vere o meno, ma rimane che le uniformi sfoggiano ancora il simbolo nazista Wolfsangel del battaglione originale.

Nel 2018, il Congresso degli Stati Uniti ha approvato una legge che vieta la fornitura di armi, addestramento o assistenza degli Stati Uniti al battaglione Azov.

Azov rimane quindi parte del problema, perché la sua stessa esistenza nell’ambito delle forze armate ucraine è un problema politico più grande della sua piccola portata militare in quanto tale; avere sul fronte un reggimento con influenze fasciste è il modo migliore per spingere nelle mani dei separatisti di estrema destra controllati dalla Russia le persone di etnia russa indecise sulla parte con la quale schierarsi. Il governo ucraino va effettivamente criticato per non averlo sciolto o per non aver dato un taglio più netto alle sue connessioni con il movimento politico.

Tuttavia, la vasta espansione dell’azione militare in conseguenza dell’invasione russa su larga scala riduce significativamente il peso relativo di Azov e di altri fascisti, considerata l’ampia mobilitazione popolare di milioni di ucraini – ivi compresi molti russofoni – che ‘sono insorti andando ben oltre gli apparati statali’ per difendere l’esistenza del proprio paese. Si stima che il reggimento Azov sia composto da circa 900 combattenti; le forze armate permanenti ucraine sono composte da 196.000 uomini, ai quali se ne aggiungono altri 900.000 della riserva!”

A mio giudizio Karadjis si sbaglia quando dice che le autorità potevano smantellare il battaglione Azov, e questo sia per il prestigio militare di cui godeva che, soprattutto, per l’esperienza accumulata in termini di capacità di combattimento, in particolare con la liberazione di Mariupol nel 2014. Lo conferma l’eroica resistenza con il quale il battaglione, con forze infinitamente minori rispetto all’aggressore russo, è riuscito finora, nella guerra in corso, a impedire una vittoria russa nella stessa città, pur essendo isolato e privo di ogni rifornimento. Una resistenza non solo simbolica, perché ha consentito di tenere impegnate le truppe di Mosca e dei collaborazionisti del Donbass, guadagnando tempo preziosissimo per le forze ucraine nell’area di fronte al nuovo massiccio attacco russo che sta causando distruzioni e stragi immani anche tra i civili.

In conclusione, esiste un pericolo fascista o di estrema destra in Ucraina? La risposta fino al 23 febbraio di quest’anno era “sì, agli stessi livelli medi del resto d’Europa, e sicuramente non più che in Italia, dove l’estrema destra è al governo, dove i fascisti assaltano la sede della Cgil od organizzano di frequente spedizioni omofobe o anti-immigrati, e dove l’opposizione è praticamente monopolizzata da un’altra forza di estrema destra. E sicuramente molto meno che nelle repubbliche separatiste o in Russia” (come vedremo nella prossima puntata). Dal 24 febbraio e fino a oggi, in un paese dove decine di milioni di persone sono mobilitate per l’autodifesa e la sopravvivenza, il problema si è fatto praticamente irrilevante.

Riporto qui di seguito i link a una serie di altri materiali utili per orientarsi. Alcuni a mio parere esagerano indebitamente la presenza di neofascisti in Ucraina, altri la minimizzano altrettanto indebitamente, altri ancora sono più aderenti alla realtà, ma nell’insieme sono tutti utili per chi intende approfondire. Solo due sono in italiano, gli altri sono in inglese o in francese ma facilmente leggibili con un traduttore automatico.

Molto efficace la parte dedicata all’estrema destra di questo articolo in francese di fonte anarchica, interessante anche per altri temi che tratta: https://hackinglordsutch.org/interview-du-comite-de-resistance-anti-autoritaire-ukrainien/ . Un articolo in italiano di Matteo Zola riassume in modo efficace gli elementi fondamentali: https://www.eastjournal.net/archives/124914 . Un articolo in inglese di Tarasiuk e Umland mette l’estrema destra ucraina in un contesto internazionale, in particolare in relazione alla Russia: https://www.illiberalism.org/unexpected-friendships-cooperation-of-ukrainian-ultra-nationalists-with-russian-and-pro-kremlin-actors/#ProKremlinWorld . Un domande e risposte su Azov in inglese dell’esperto russo Vyacheslav Likhachev, con molte informazioni puntuali, ma troppo teso a sminuire alcune evidenze: https://ccl.org.ua/en/claims/euromaidan-sos-honest-answers-to-the-most-common-questions-about-azov-in-the-west/ . Un articolo valido e informativo del britannico UnHerd pubblicato in traduzione italiana dal sito di Internazionale, che in alcuni punti però ha il difetto opposto a quello appena citato sopra: https://www.internazionale.it/notizie/aris-roussinos/2022/03/24/ucraina-azov-estrema-destra . Un articolo esteso e recente in inglese dell’esperto tedesco Andreas Umland: https://krytyka.com/en/articles/too-much-ado-about-ukrainian-nationalists-the-azov-movement-and-the-war-in-ukraine . Un articolo in inglese del taiwanese Crossing sul perché Azov è diventato il beniamino della propaganda russa: https://crossing.cw.com.tw/article/16071 .

*articolo apparso su https://crisiglobale.wordpress.com/

Pin It on Pinterest