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Pubblichiamo la traduzione di una presa di posizione (che verrà anche distribuita pubblicamente sotto forma di volantino) del Comitato ginevrino di solidarietà con il popolo ucraino e gli oppositori russi alla guerra che attira l’attenzione sulla strumentalizzazione in atto da parte del governo russo (e dei suoi rappresentanti all’estero) della commemorazione del 9 maggio 1945. (Red)

Il 9 maggio, in Russia, si commemora il Giorno della Vittoria (9 maggio 1945, presa di Berlino da parte dell’Armata Rossa, avvenuta il giorno successivo alla resa dei nazisti agli eserciti alleati il 7-8 maggio, 4 mesi prima della resa del Giappone. Sono date fondamentali della storia, segnano la fine della notte buia del nazifascismo, che costò 55 milioni di morti tra i quali 20-25 milioni di morti civili e militari sovietici.

Ma quando oggi un regime getta i suoi oppositori in prigione, nega ogni libertà di espressione, pratica gli omicidi segreti, mette letteralmente a ferro e fuoco un paese vicino e allo stesso tempo imprigiona chiunque osi parlare di “guerra”, ricorrendo alla censura totale dell’informazione e diffondendo una retorica ultranazionalista e formulazioni “antinaziste” per giustificare massacri e l’occupazione dell’Ucraina, quando un tale regime celebra la “vittoria del 9 maggio 1945 contro il nazismo“… allora c’è qualcosa che non funziona!

Dal 24 febbraio, l’inizio dell’attacco all’Ucraina da parte dell’esercito russo, il bilancio è diventato drammatico. Le stime dei morti civili e militari vanno da 15’000 a 20’000, a seconda della fonte; i feriti sarebbero tra 30’000 e 60’000. L’Ufficio dell’Alto Commissariato per i Rifugiati (UNHCR) stima che più di 5,5 milioni di persone sono fuggite dall’Ucraina e più di 7,5 milioni sono sfollati all’interno del paese, tutto questo su una popolazione totale di 44 milioni che il paese contava alla vigilia della guerra. Quanto ai traumatizzati, non sono mai stati contati nelle guerre.

La distruzione delle città è stata così estesa che alcuni commentatori hanno usato il termine “urbicidio“, apparso durante le guerre nella ex-Jugoslavia. Il bombardamento russo, già sperimentato dallo stesso esercito nella terribile guerra in Siria – che ancora oggi appare come una guerra senza fine -, prende di mira in particolare le infrastrutture: scuole, ospedali, edifici pubblici, centrali elettriche ma non (per quanto ancora?) centrali nucleari, ecc.

Cinico fino alla nausea, l’ambasciatore di Putin all’ONU ha spiegato al telegiornale (RTS, 22 marzo) che l’esercito russo sta “cercando di bombardare in modo molto delicato“!

Rifiutiamo l’amalgama tra, da un lato, la bestialità del regime dittatoriale di Putin, la barbarie del suo esercito e, dall’altra parte, “i russi”, le popolazioni della Russia. Allo stesso tempo non possiamo restare in silenzio di fronte alle “commemorazioni” nazionaliste russe del 9 maggio 1945, che utilizzano impropriamente la vittoria contro il nazifascismo per giustificare la guerra contro l’Ucraina, negando il diritto dei popoli all’autodeterminazione.

E protestiamo contro la manifestazione di questa mattina a Ginevra (Place des Nations) che strumentalizza i parenti e le famiglie dei soldati sovietici morti in combattimento durante la seconda guerra mondiale, mentre l’attuale esercito russo sta continuando a martoriare l’Ucraina. Una pietosa parata di nazionalisti ultra-reazionari che pensano di essere reggimenti di immortali…

Comitato di solidarietà con il popolo ucraino e gli oppositori russi alla guerra (Ginevra, giovedì 5 maggio 2022)

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