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L’inquinamento è la principale causa ambientale di malattia, responsabile di nove milioni di morti premature. È responsabile del 16,6% dei decessi annuali: un decesso su sei in tutto il mondo! Questa è la conclusione del secondo rapporto di una trentina di ricercatori della commissione “inquinamento e salute” della rivista Lancet.

Mentre l’emergenza climatica, la crisi della biodiversità e la pandemia di Covid-19 fanno notizia, le devastazioni causate dall’inquinamento sulla salute restano in gran parte sconosciute.

Numeri in crescita

Secondo i ricercatori i principali responsabili sono l’inquinamento atmosferico, l’avvelenamento da piombo e l’inquinamento chimico. L’inquinamento atmosferico, sia domestico che ambientale, è responsabile del maggior numero di decessi, 6,7 milioni nel 2019. L’inquinamento idrico causa 1,4 milioni di morti premature, il piombo 900’000 morti premature, per non parlare del ritardo nello sviluppo mentale di 800 milioni di bambini con livelli di piombo nel sangue superiori a 5μg/dl. I rischi professionali di natura tossica, esclusi i decessi sul posto di lavoro legati alla sicurezza, sono responsabili di 870’000 morti. Secondo The Lancet, queste cifre sono in realtà sottostimate perché non tutte le sostanze chimiche presenti nell’ambiente vengono identificate e analizzate.

Mentre la mortalità legata ai vecchi flagelli (inquinamento atmosferico domestico, acqua non sicura, ecc.) è in diminuzione, i decessi attribuibili alle forme più moderne di inquinamento (inquinamento atmosferico ambientale, inquinamento chimico tossico) sono in costante aumento. Negli ultimi due decenni è aumentata del 66%, a causa dell’industrializzazione, dell’urbanizzazione incontrollata e dei trasporti inquinanti, della crescita della popolazione, dei combustibili fossili e della mancanza di strutture adeguate. 2,9 milioni di morti nel 2000, 4,2 nel 2015, 4,5 nel 2019. L’aumento è concentrato nelle megalopoli dell’Asia, che sono diventate la fabbrica e la ciminiera del mondo.

Come nel caso del riscaldamento globale, le prime vittime dell’inquinamento sono coloro che ne sono meno responsabili. Il 92% dei decessi legati all’inquinamento avviene nei Paesi a basso e medio reddito. Lo stesso vale per l’onere delle perdite economiche dovute all’inquinamento. The Lancet ha calcolato, ad esempio, che in Africa le perdite economiche dovute alla perdita del QI da piombo equivalgono a circa il 4% del prodotto interno lordo, contro il 2% in Asia. Ma l’inquinamento si sta muovendo. Mentre il 60% dell’aumento delle polveri fini in Cina è legato alle esportazioni verso i Paesi OCSE, la contaminazione di cereali, frutti di mare, pesce, cioccolato, verdure e curcuma da pesticidi, piombo, arsenico, cadmio e mercurio minaccia la sicurezza alimentare globale.

Una minaccia esistenziale

L’inquinamento atmosferico, il riscaldamento globale e la perdita di biodiversità hanno spesso le stesse origini nei combustibili fossili, che rilasciano gas serra, particelle fini e ultrafini, ozono, una delle principali fonti di morte prematura, ossidi di zolfo e azoto. I ricercatori sottolineano quindi che “una transizione rapida e su larga scala da tutti i combustibili fossili all’energia pulita e rinnovabile è una strategia efficace per prevenire l’inquinamento e allo stesso tempo rallentare il cambiamento climatico, offrendo così un doppio vantaggio per la salute globale“.

L’inquinamento – cioè i rifiuti indesiderati prodotti dall’uomo e rilasciati nell’aria, nella terra (piombo, mercurio, pesticidi, prodotti chimici industriali, rifiuti elettronici e radioattivi…), nell’acqua e negli oceani (mercurio, azoto, fosforo, plastica, rifiuti petroliferi…) – è una minaccia esistenziale per la salute umana, la riproduzione e la salute globale, e mette in pericolo la sostenibilità delle società moderne. L’impatto dell’inquinamento sulla salute rimane di gran lunga superiore a quello della guerra, del terrorismo, della malaria, dell’HIV, della tubercolosi, delle droghe e dell’alcol, ed è paragonabile a quello causato dal fumo. I ricercatori chiedono l’istituzione di una struttura di tipo IPCC (1) per ottenere un consenso scientifico-politico sulla questione dell’inquinamento sanitario.

Negli articoli mainstream che hanno ripreso il rapporto, pochi hanno analizzato la seconda parte, che propone piste di lavoro, dopo aver sottolineato che “la prevenzione dell’inquinamento è ampiamente trascurata nel programma di sviluppo internazionale“. Ricche osservazioni, proposte povere! Si tratta essenzialmente di organismi internazionali e di misurazione e controllo dell’inquinamento. Con un mantra: “Il controllo dell’inquinamento è molto redditizio“! Dimenticando di sfuggita che la legge del capitalismo è la privatizzazione dei profitti e la socializzazione delle perdite! La “globalizzazione“, che ha favorito l’accumulazione capitalistica, è stata possibile solo grazie all’esportazione dell’inquinamento verso i Paesi con gli standard salariali e ambientali più bassi. Senza trascurare l’importanza di alcune norme (ad esempio, il divieto mondiale di utilizzare il piombo nella benzina), la colpa è del sistema capitalista ed estrattivista, un sistema ingiusto e insostenibile per la nostra salute e per il pianeta.

*articolo apparso sul settimanale L’Anticapitaliste del 26 maggio 2022. Traduzione a cura del segretariato MPS.

1.L’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) è il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico è il foro scientifico formato nel 1988 da due organismi delle Nazioni Unite, l’Organizzazione meteorologica mondiale e il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente allo scopo di studiare il riscaldamento globale.

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