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Il Comitato contro la guerra in Ucraina, in solidarietà con la popolazione ucraina e con gli oppositori di Putin in Russia ha organizzato questa mattina, 9 maggio 2022, un presidio di protesta a Manno davanti alla sede della ditta SEVESTAL (grande azienda del commercio di acciaio) dell’oligarca russo ALEXEY MORDASHOV, uno degli uomini più ricchi della Russia. Pubblichiamo qui di seguito l’intervento letto in questa occasione da Luca Torti a nome del comitato. (Red)

Il Telegiornale principale della TSI lo scorso 11.04.2022 ha informato il pubblico a proposito delle rivelazioni del Consorzio Internazionale di Giornalismo Investigativo, Pandora Papers, svelando in che modo gli oligarchi russi hanno cercato e cercano in tutti modi di occultare i propri capitali. Il periodo indagato è quello compreso tra il 1996 e il 2021. Si parla di 12 milioni di documenti elaborati da molte fonti, da oltre 600 giornalisti in 117 Paesi.
Tra questi circa 30.000 conti di elusione fiscale troviamo persone molto ricche, attuali o ex capi di Stato, naturalmente molti oligarchi russi.
Tra questa documentazione viene citato il caso dell’oligarca Mordashov, 56 anni, uno degli uomini più ricchi della Russia, a capo del colosso dell’acciaio Severstal Export Gmbh con sede in Ticino, a Manno, in via cantonale 2c.
Dalla documentazione si apprende che Mordashov  (patrimonio valutato a circa 25/30 miliardi)ha trasferito nel 2018 alle Isole Vergini (arcipelago nel Mar dei Caraibi, per una parte dipendente USA, per un’altra GB, 145.000 ab.) azioni intestate alla “madre dei suoi figli” per un valore di miliardi.
Attualmente la donna non è stata raggiunta da sanzioni.
La finanza off-shore quindi, ancora una volta, ci rivela che il suo  scopo  unico è  permettere a persone molto ricche,  oligarchi  russi in questo caso, di occultare le proprie fortune.
In questi due mesi di guerra non è passato giorno senza che non si sia parlato di questi patrimoni ancora presenti in Svizzera. Nonostante il grave e ingiustificato ritardo con il quale le autorità svizzere hanno aderito alle sanzioni internazionali, fonti bancarie indicano ancora circa 150-200 miliardi di avere russi presenti in Svizzera. L’ambasciata svizzera in Russia indicava in un suo rapporto che “La piazza finanziaria svizzera gode tradizionalmente di grande popolarità tra le banche, gli investitori e i risparmiatori russi. Tanto che nel 2020 si è registrato un record di trasferimenti su conti svizzeri di beni di persone residenti in Russia”.
La Svizzera non è dunque un Paese qualsiasi e neutrale in questa guerra!
E non lo è nemmeno per un altro aspetto. Da parecchi anni è ormai diventata un luogo privilegiato dove vengono effettuate transazioni miliardarie per la compravendita di materie prime e petrolio russo. Dati ormai accertati e pubblicati dalla ONG Public Eye indicano che circa il 50/60 % del petrolio russo è attualmente commerciato attraverso la Svizzera.
Permettere alla Russia di Putin di continuare a fare affari tramite ditte presenti in Svizzera, significa negare al popolo ucraino la solidarietà di cui ha bisogno. A poco servono le dichiarazioni di denuncia dell’aggressione o la presenza di un Consigliere Federale sulla Piazza a Berna in collegamento con Zelenski, se poi non seguono efficaci e decise misure per ridurre il più possibile queste transazioni economiche, fonti importanti per finanziare questa guerra.
Vogliamo sanzioni vere e non teatrini!

La negoziazione di materie prime, o Commodity Trading, costituisce un’attività strategica importante per l’economia svizzera in generale, con circa 500 società attive, principalmente tra Ginevra, Zugo e Lugano.
La presenza in Svizzera di un quadro regolamentare snello e poco complesso, oltre alla mancanza di requisiti o autorizzazioni particolari per chi vuole operare in questo settore, ha fatto della Confederazione un luogo privilegiato per insediamenti economici di questo tipo.
Il Ticino fa pure bella figura. Terra attrattiva per facoltosi cittadini russi e per le loro imprese, accoglie ditte leader mondiali nel commercio delle materie prime. Siamo qui oggi, lunedì 9 maggio, data simbolica e festa nazionale in Russia che celebra la vittoria sulle forze nazi-fasciste nel 1945, davanti gli uffici di una di queste ditte: la Severstal, attiva nel campo dell’acciaio, di proprietà del russo oligarca Alexey Mordashov. Mordashov, con un patrimonio di circa 25/30 miliardi di dollari, è tra i più ricchi oligarchi russi, forse anche il più ricco.

Mordashov figura sulla lista dei destinatari di sanzioni dell’UE e dunque anche della Svizzera. A tutt’oggi, però, non sappiamo ancora quali misure il Cantone Ticino abbia preso nei suoi confronti. Non sappiamo se gli averi della controllata luganese siano stati congelati. Non sappiamo a quanto ammontano gli averi e le risorse economiche eventualmente bloccate. Sappiamo per contro che gli uffici sono aperti ma che i dipendenti non possono parlare con nessuno delle sanzioni. “No comment” è quello che devono dire a chiunque richieda informazioni.

Il Consiglio di Stato, rispondendo in questo senso ad una interpellanza parlamentare inoltrata negli scorsi giorni, ha preferito una risposta evasiva, confermando tuttavia che la ditta Severstal non fa parte dell’elenco delle ditte sanzionate dalla SECO. Ma che razza di sanzioni sono? Nella risposta all’interpellanza si indica pure la data del 3 giugno come termine dato alle banche per fornire i dati relativi agli averi di persone sanzionate. Il 3 giugno è tra 25 giorni. È inammissibile questa lentezza. Sappiamo benissimo quanto veloci possano essere transazioni anche miliardarie. Questo è il solito gioco delle parti tra Confederazione e Cantoni. Ognuno insomma gioca al ribasso e in questo caso il tempo è davvero un elemento centrale.
Vogliamo sanzioni vere, sanzioni che facciano male agli oligarchi. Non accettiamo i soliti teatrini!
La nostra presenza qui oggi, in questa data simbolica del 9 maggio, vuole ribadire con forza l’importanza che a qualsiasi livello istituzionale si faccia di più, molto di più, per garantire il pieno rispetto delle sanzioni adottate. È un dovere istituzionale, è un dovere rispetto alla popolazione ucraina che vive in guerra da 75 lunghissimi giorni, è un dovere nei confronti degli oppositori di Putin in Russia che stanno pagando un prezzo altissimo per il loro coraggio nella denuncia della guerra scatenata contro l’Ucraina.
Il Comitato contro la guerra in Ucraina, in solidarietà con la popolazione ucraina e con gli oppositori di Putin in Russia, esige con fermezza

  1. Una politica del Cantone Ticino molto più e energica e trasparente nel pieno rispetto delle sanzioni economiche decise dalla Confederazione contro persone legate al regime di Putin;
  2. Il blocco totale, la confisca dei beni legati a queste persone, l’utilizzazione di questi fondi per i rifugiati;
  3. Il rinvio del meeting previsto a Lugano il prossimo 22 e 23 giugno della LCTA Lugano Commodity Trading Association, associazione ticinese che raggruppa alcuni dei maggiori operatori nel campo del commercio e negoziazione di materie prime. Questa associazione ha come mandato di fare lobbying e collaborare con le autorità per ottimizzare le condizioni quadro a favore delle aziende operanti in questo settore.  Questo incontro annuale e internazionale vedrà la presenza dei principali attori, compresi oligarchi o persone vicine al regime di Putin e colpiti dalle sanzioni internazionali. Dobbiamo impedire a questa gente di continuare a fare affari in Ticino e in Svizzera;
  4. Il prossimo 4 e 5 luglio ci sarà sempre a Lugano la Conferenza sulla Riforma Ucraina. Questo evento internazionale vedrà la partecipazione di personalità politiche di primo piano: Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il presidente della Confederazione Cassis, una ventina di ministri e rappresentanti dell’economia privata.  Esigiamo che il programma di questo incontro metta al centro dei dibattiti i bisogni dell’Ucraina in guerra, la messa a disposizione a fondo perso dei capitali necessari alla ricostruzione del Paese senza vincoli politici di nessun genere e il coinvolgimento massiccio della società civile ucraina (associazioni, sindacati, strutture di base, gruppi di donne…)  In nessun modo permetteremo che questa conferenza si trasformi nell’ennesima imposizione di riforme di stampo neo liberista ad un Paese che deve ricostruirsi per intero.
  5. Il debito estero internazionale miliardario dell’Ucraina deve essere annullato;

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