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Pubblichiamo qui di seguito la lettera inviata dall’MPS a tutti i dipendenti affiliati all’IPCT, la cassa pensione del Cantone, di alcuni comuni e di altri enti pubblici (SUPSI, USI, cure a domicilio, etc.). In essa, oltre ad analizzare gli attacchi subiti e previsti contro le rendite, si invita ad organizzarsi per costruire in autunno una mobilitazione che possa contrastare l’offensiva padronale. (Red)

Rendite Pensionistiche IPCT
No al peggioramento delle rendite, né a quello dei salari!
È ora di mobilitarsi contro il taglio delle pensioni!

Costituzione di un comitato d’azione
GIOVEDI 23 GIUGNO ore 20.00
BELLINZONA – via Cancelliere Molo 18 (sede MPS).
Tutte le persone interessate sono benvenute

Quando si comincia ad accettare passi indietro sperando di evitare peggioramenti, in realtà si scivola sempre verso il peggio.
È successo così nei primi anni del nuovo secolo con una serie di peggioramenti che avrebbero così evitato il passaggio a un nuovo sistema pensionistico (dal primato delle prestazioni a quello dei contributi); ma i peggioramenti non si sono fermati e nel 2012 il Parlamento ha votato (con la solo opposizione dell’MPS – d’accordo invece tutti i partiti e le direzioni sindacali) il passaggio al primato dei contributi. Risultato: per tutti coloro che all’epoca avevano meno di 50 anni si è trattato di un taglio delle future prestazioni di circa il 20%.
Ora si annuncia una nuova legnata: il consiglio di amministrazione ha deciso (sarebbe utile sapere con quale maggioranza visto che rappresentanti padronali e rappresentati dei lavoratori sono pari…) di diminuire, a partire dal 2024, il tasso di conversione dall’attuale 6,3 al 5%. Questo significa che le rendite future che oggi vedete indicate nel certificato di assicurazione che arriva ogni anno (sono riportate le rendite dai 60 ai 65 anni) saranno ridotte di circa il 20%.
Per molti, ad esempio tutti quelli che avevano qualche anno di servizio nel 2012 (e meno di 50 anni) si tratta di una diminuzione delle rendite di circa il 40% in pochi anni.

In gioco non vi è solo il peggioramento delle prestazioni pensionistiche, ma anche quella di alcuni diritti pensionistici importanti, a cominciare da quello di poter beneficiare del pensionamento anticipato. È chiaro a tutti che con questo ulteriore taglio delle future rendite diventerà praticamente impossibile (perché finanziariamente insostenibile) beneficiare del diritto al pensionamento anticipato. Che resterà un diritto solo sulla carta, che ben pochi potranno permettersi il lusso di esercitare.

Già in occasione del recente dibattito sul rifinanziamento della cassa pensione abbiamo sottolineato (e siamo stati gli unici ad opporci) come il datore di lavoro (il Cantone Ticino e gli enti esterni assoggettati all’IPCT) non abbia voluto metterci nemmeno un centesimo per questo piano, limitandosi a raccogliere soldi per un prestito alla cassa pensione (con tanto di interessi) e invitando la cassa a migliorare la propria situazione investendo questi soldi in borsa. Tutto questo mentre tutte le borse mondiali (in un contesto politico sempre più agitato) segnano vistose perdite. Proprio una bella prospettiva quella di giocarsi la pensione in borsa!

Nessun “risanamento” dell’IPCT potrà avvenire riducendo ulteriormente le prospettive delle rendite pensionistiche. Per questo la discussione sul risanamento, come abbiamo detto nella recente discussione parlamentare, non può essere separata da quella sul modo di evitare un ulteriore peggioramento delle pensioni già preannunciato. Sappiamo che le pensioni altro non sono che salario. Salario versato – accantonato – oggi e che domani – quando non si lavorerà più – verrà versato sotto forma di rendita pensionistica. E quando parliamo di salario è evidente che il primo al quale ci si deve rivolgere è il datore di lavoro.

In questa discussione troppo spesso si fa riferimento alle pensioni dei dipendenti del Cantone come a qualsiasi altra spesa che graverebbero sulle finanze del Cantone. Si dimentica – o si fa strumentalmente finta di non ricordare – che in questa discussione il Cantone e gli altri enti assoggettati all’IPCT hanno la funzione di datore di lavoro: che devono onorare il lavoro che i dipendenti fanno al servizio di tutta la collettività ed i suoi obblighi contrattuali.

Noi chiediamo che si rinunci a questa diminuzione del tasso di conversione; ma, visto che si invocano decisioni delle autorità federali che obbligherebbero a questo passo, dobbiamo fare in modo che questa diminuzione venga compensata e che questa compensazione sia assunta integralmente dal datore di lavoro. In altre parole non vogliamo che i nostri salari reali diminuiscano adesso con la speranza che, magari tra venti o trent’anni, potremmo avere una pensione migliore. Nessuno può garantire che uno scambio del genere sia conveniente!

Abbiamo già presentato alcune proposte che vanno in questa direzione e che i rappresentanti degli assicurati dovrebbero portare al tavolo delle discussioni che si sono già aperte in un “gruppo di lavoro” che si appresta, come sempre, a cucinare soluzioni cosiddette di “compromesso” che, alla fine, saranno sopportate solo dai salariati: così è stato negli ultimi 20 anni!

Tra le diverse proposte in questa direzione ricordiamo

L’aumento del supplemento sostitutivo al 100% della rendita massima AVS (invece dell’attuale 80%)

  • Questa modifica permetterebbe di andare in pensione anticipata con una rendita complessiva maggiore rispetto a quella attuale ed eviterebbe, una volta raggiunti i 65 anni, di avere una diminuzione complessiva della rendita (tra Cassa pensione e AVS)

L’aumento al 14.6 % del contributo ordinario del datore di lavoro

  • Questa modifica comporterebbe un aumento di circa il 3% dei contributi e quindi delle future rendite; siccome tale aumento è tutto a carico del datore di lavoro, non avrebbe alcune influenza sul salario disponibile attuale del dipendente. In un periodo di aumento dei costi della vita non sarebbe una cosa da poco

La presa a carico di ¾ del finanziamento del supplemento sostitutivo AVS/AI da parte del datore di lavoro

  • Anche questa misura permetterebbe di aumentare il salario lordo del dipendente e quindi un aumento dei contributi sia del dipendente che del datore di lavoro, con conseguenze positive sulle future rendite. Sono solo alcune delle possibili proposte che permetterebbero di evitare un taglio delle future rendite.

La riduzione dal 85% al 80% dell’obiettivo da raggiungere entro il 31.12.2051 in relazione al grado di copertura

  • Si tratterebbe di parificare l’obiettivo alle disposizioni contenute nella legge federale. Questa riduzione del 5% permettere di rinunciare all’iniezione di circa 450 milioni di franchi nella IPCT

Ma ora è necessario e urgente reagire. È necessario mobilitarsi – e con decisione – per impedire che tutto questo accada e abbia conseguenze, come detto disastrose, per le rendite pensionistiche. Minacciare delle mobilitazioni in astratto in autunno non serve a nulla, né servirebbero a molto le ennesime manifestazioni di fine giornata o in un giorno non lavorativo.

Dobbiamo organizzare un’astensione dal lavoro come primo passo per costringere il Parlamento a varare misure di compensazione nel senso qui sopra indicato, a salvaguardia di salari e pensioni. Bisogna già oggi fissare un data per questa astensione dal lavoro (nelle forme da discutere) e poi concentrare tutti gli sforzi e i mezzi in questa direzione.

Noi vogliamo dare il nostro contributo a questa lotta. Per questo invitiamo tutti gli interessati e le interessate a partecipare a questo incontro.

Per prendere contatto con l’MPS, oppure abbonarsi al suo giornale Solidarietà, basta scrivere un messaggio a:  mps.ti@bluewin.ch. Visitate il nostro sito costantemente aggiornato: www.mps-ti.ch  

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