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In queste ultime settimane tutti stanno sollevando il problema del forte rincaro del costo delle materie prime. È un fenomeno globale e naturalmente va a pesare soprattutto sul sulle fasce più deboli della popolazione, già pesantemente colpita dalla crisi sanitaria di Covid19 e relative conseguenze sociali ed economiche.

Anche alle nostre latitudini questo aggravio si sta verificando e le previsioni per i prossimi mesi sono certamente preoccupanti.

Abbiamo più volte denunciato la stretta relazione tra questi aumenti e le speculazioni finanziarie che, proprio nel settore del commercio delle materie prime, mettono in evidenza come queste dinamiche rispondano sempre più a esigenze di incremento dei profitti piuttosto che al benessere di cittadine e cittadini.

In questi giorni è un gran parlare del tema legato alle imposte di circolazione, con relativa iniziativa del PPD che chiede un tetto massimo annuale dell’imposta a 80 milioni. Il tema è senz’altro sensibile perché si inserisce in un clima di rincaro marcato e di prospettive inquietanti su tutta una serie di aumenti che ci toccheranno, vedi ad esempio la prospettata stangata dei premi cassa malati.

Nel marzo del 2017, al momento del lancio dell’iniziativa, Marco Passalia nella sua qualità di deputato in GC e vice presidente del PPD dichiarava, a proposito dell’aumento delle imposte di circolazione, che si trattava di “un vero e proprio salasso, che tocca direttamente le tasche degli automobilisti. Inoltre, aspetto che il PPD non può non considerare, tocca in prima persona le famiglie. I cittadini non sono un bancomat da cui prelevare denari a proprio piacimento.”

Lo stesso Passalia oggi è segretario generale e membro del comitato esecutivo della LCTA (Lugano Commodity Trading Association), associazione con sede a Lugano che raccoglie numerosi e importanti attori a livello mondiale del settore della compravendita di materie prime. Sono quindi le stesse persone che contribuiscono in modo determinante, con le loro operazioni finanziarie, ai prezzi di beni di prima necessità di cui tutti noi siamo dipendenti. Vale per l’energia in generale (petrolio, gas naturale, energia elettrica), ma anche metalli, minerali e prodotti agricoli (grano, mais, semi oleosi, caffè, zucchero,). La LCTA ha come mandato di facilitare/favorire l’insediamento di operatori del settore, in stretto contatto con le autorità politiche, le associazioni economiche presenti sul territorio e le banche.  Naturalmente senza negare al trader di turno il suo giusto riconoscimento: “Chi si occupa di negoziare delle materie prime acquista la merce da un produttore per cercare di rivenderla a quelle aziende che si occupano della trasformazione, ad altri intermediari oppure direttamente agli utilizzatori finali; tutto ciò cercando di ricavare il margine di guadagno maggiore e di garantire l’efficacia della catena.”. È sicuramente a tutto questo bel mondo che va addebitato l’aumento delle materie prime, la speculazione in atto sui prezzi finali, l’aumento delle difficoltà quotidiane di noi tutti salariati/consumatori.

Alle conferenze annuali della LCTA presenziano da tradizione politici di primo piano. Quest’anno, al LAC di Lugano il 23 e 24 giugno, sono previsti interventi da parte del sindaco di Lugano Foletti e del Consigliere di Stato Vitta.

Tutte queste persone tengono tranquillamente il piede in due scarpe: da un lato fanno coro nel denunciare/capire/sostenere le ragioni dei cittadini di fronte all’aumento in generale del costo della vita, dall’altro però fiancheggiano e sostengono un settore che, proprio per sua natura, opera nell’ambito del costo delle materie prime con l’obiettivo dichiarato di trarne il maggior profitto. Come non vedere e rendere evidente questa contraddizione?

Tra le materie prime, anche se poco presente sulla piazza luganese, vi è il grano. In queste settimane si sta delineando una possibile/probabile importante e grave carestia alimentare, soprattutto in vaste regioni dell’Africa. Il pane, alimento base, sta raggiungendo prezzi insostenibili per gran parte della popolazione. In questa dinamica la guerra in corso in Ucraina gioca un ruolo secondario, nonostante la narrazione ufficiale. La FAO ad inizio maggio dichiarava che le scorte mondiali di cereali erano relativamente stabili, che non si prospettava una carenza imminente, quanto piuttosto forti speculazioni sui mercati delle materie prime. Questo significa in modo chiaro che esiste una crisi alimentare ma senza effettiva carenza di alimenti.

In queste dinamiche giocano quindi un ruolo determinante le forti speculazioni legate al commercio delle materie prime. La LCTA opera in questo settore e ne deve assumere la responsabilità. Le forze economiche e i politici che sostengono questo settore devono fare un passo indietro. In caso contrario devono essere considerati corresponsabili di quanto sta succedendo e le loro dichiarazioni preoccupate per l’aumento del costo della vita per le famiglie ticinesi valgono meno di zero.

Per denunciare tutto questo abbiamo deciso di convocare un presidio di protesta contro il meeting internazionale della LCTA a Lugano. L’appuntamento è per giovedì 23 giugno alle 17.30 davanti al Lac di Lugano. Un invito a tutte e tutti ad esserci.

Sarà l’occasione per ribadire il nostro NO ai mercanti di materie prime e per denunciare l’ipocrisia della classe politica ticinese.

* Comitato contro la guerra e di solidarietà con la popolazione dell’Ucraina e con chi si oppone in Russia alla guerra di Putin. Articolo apparso su La Regione il 14 giugno 2022.

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