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Presidio di protesta
Giovedì 23 giugno 2022 – ore 17.00
LUGANO – davanti al LAC

Il comitato contro la guerra in Ucraina, in solidarietà con la popolazione ucraina e con gli oppositori di Putin in Russia, ha chiesto lo scorso 9 maggio, in occasione di un picchetto di protesta presso la ditta Severstal di Manno, il rinvio del meeting della Lugano Commodity Trading Association (LCTA) previsto al LAC di Lugano i prossimi 23 e 24 giugno.

I motivi di tale richiesta risiedono principalmente nella realtà della terribile guerra in Ucraina scatenata da Putin, nelle conseguenti sanzioni che hanno colpito molti oligarchi presenti con le loro attività in Svizzera e in Ticino, nel ruolo della stessa LCTA, associazione che ha come mandato di fare lobbying e collaborare con le autorità per ottimizzare le condizioni quadro a favore delle aziende operanti in questo settore e attirarne di nuove.

Dall’inizio della guerra in Ucraina, il commercio internazionale delle materie prime è oggetto di grande interesse in quanto parecchi oligarchi russi sono attivi proprio a Lugano nel settore delle materie prime. In Ticino trovano sede diversi giganti internazionali nel commercio dell’acciaio, metalli di base, oro, gas, carbone, ma anche soft commodities come caffè, cacao, grano, soia, frutta e bestiame (Ticino Welcome, maggio 2019). Nel resto della Svizzera cantoni come Ginevra e Zugo competono con il Ticino come polo di richiamo per il settore.

Nelle ultime edizioni dei suoi tradizionali incontri annuali internazionali, la LCTA ha invitato parecchi personaggi che orbitavano nella cerchia di Putin, o comunque non si distanziavano troppo dalla sua politica aggressiva, autoritaria e profondamente antidemocratica. Valga come esempio la presenza di Mark Entin, membro del consiglio russo per la politica estera e ambasciatore russo a Lussemburgo. Oppure le visite della LCTA in Russia per sponsorizzare la piazza di Lugano in Russia e portare nuove aziende russe a Lugano. In questi casi la LCTA ha sempre potuto contare sulla fattiva collaborazione delle istituzioni politiche svizzere (ambasciatori, politici di vario livello).

La drammatica realtà della guerra, ma prima ancora quella della pandemia di Covid 19, ha evidenziato come nelle situazioni di crisi questo settore possa agire indisturbato e addirittura garantire lauti profitti. Nel novero delle materie prime troviamo, ad esempio, il grano. Proprio in queste settimane da più parti è stato lanciato un vibrante allarme. Valga per tutti l’appello lanciato dal capo delle Nazioni Unite Antonio Guterres, secondo il quale “il conflitto tra ucraini e russi sta aggravando l’insicurezza alimentare globale”.

Solo nell’eurozona questa spirale provocherà un’inflazione attorno al 6,1%. Nelle nazioni più povere si aggraverà notevolmente l’area di indigenza, provocando potenzialmente una carestia dalle dimensioni enormi. Si tratta di milioni di persone che non potranno più comperare nemmeno il pane! Il blocco attuato da Putin delle spedizioni dai porti ucraini del Mar Nero, ha creato una dinamica di speculazione attorno al mercato delle materie prime agricole. Le quotazioni di questi prodotti dipendono sempre meno dalla domanda effettiva e sempre più dai movimenti finanziari e dalle politiche strategiche dei mercati. Già oggi siamo attorno ad aumenti medi del 30% per quanto riguarda le quotazioni delle materie prime alimentari.

Il settore del traffico delle materie prime è di conseguenza moralmente vergognoso, specula sulle tragedie dell’umanità, permette ad una ristretta cerchia di persone di continuare a fare affari indisturbati.

La LCTA opera tranquillamente in questo settore.

Non solo, ma le istituzioni e parecchi politici assecondano queste attività, le promuovono, creano condizioni quadro fiscali molto vantaggiose per attirare in Svizzera e in Ticino imprenditori e ditte attive nel commercio delle materie prime.

Nei resoconti delle scorse edizioni delle conferenze internazionali della LCTA a Lugano, troviamo ad esempio ben presente La Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi (Cc-Ti) che già nel 2013 vantava un accordo di collaborazione con la Camera di commercio e dell’industria della Russia (“un unicum in Svizzera”) e descriveva i notevoli vantaggi di poter disporre di tale canale preferenziale (vedi 96sima Assemblea generale ordinaria della Cc-Ti, 18.10.2013). Notiamo che  Putin aveva già dimostrato al mondo intero di cosa fosse capace, basta riguardarsi la tragedia della seconda guerra in Cecenia (1999-2009), mentre per quanto riguarda la repressione interna, proprio nell’ottobre di quell’anno,  Putin decideva di varare una nuova legge sull’alto tradimento che Amnesty International così giudicava: “Il presidente Putin deve abbandonare tale progetto, in quanto la legge provocherà una paralisi della società civile e metterà in grave pericolo i militanti dei diritti umani e tutti coloro i quali lavorano per organizzazioni non governative.” (John Dalhuisen).  Ma i nostri imprenditori erano occupati in altre faccende.

Nel 2019, nell’ambito di una Conferenza globale sulle materie prime, al LAC di Lugano, figuravano tra i partecipanti  l’ex sindaco di Lugano Marco Borradori, il Consigliere di Stato Normann Gobbi, Sergey Garmorin ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Federazione Russa in Svizzera, Tatiana Volozhinskaya come rappresentante commerciale della Federazione Russa in Svizzera, Marco Passalia in qualità di Segretario generale LCTA oltre che deputato per il PPD in Gran Consiglio, numerosi rappresentanti di ditte operanti nel settore  gas, petrolio trasporti marittimi, presenti pure numerosi presidenti, direttori e amministratori di banche.

Sempre nel 2019, durante un incontro organizzato dalla LCTA erano presenti a Lugano rappresentanti della Segreteria di Stato dell’Economia (SECO), del Dipartimento federale degli affari Esteri (DFAE) e della Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali (SFI).

Il programma della conferenza LCTA per il 2022 prevede due giorni di incontri al LAC di Lugano, giovedì 23 e venerdì 24 giugno. Ospiti, tra gli altri, sono annunciati Michele Foletti attuale sindaco di Lugano e Christian Vitta, Consigliere di Stato e capo del Dipartimento dell’economia (DFE).

Public Eye, ONG che si occupa da tempo di materie prime sul mercato svizzero, ricorda che” Il petrolio e il gas sono combustibili che alimentano il tesoro di guerra del presidente Putin, e più di un terzo del bilancio della Russia proviene da queste materie prime. La Svizzera è la piazza principale per il commercio del petrolio e il grano russi”. Come denunciavamo davanti alla Severstal, parte di questi proventi rientra in Russia e serve a finanziare la guerra scatenata da Putin con l’Ucraina.

Da ultimo, scorrendo i membri del comitato esecutivo della LCTA, troviamo rappresentanti di numerose banche (UBS, Credito Svizzero, Banca del Canton Ticino, Banca Cantonale Vaud, Banca Cantonale Zurigo), come pure rappresentanti del colosso dell’acciaio NLMK, il cui presidente e azionista di maggioranza è un certo signor Vladimir Lisin, re dell’acciaio, 23 miliardi di patrimonio personale (dato Forbes) e amico di vecchia data di Putin, Luca Albertoni  in qualità di direttore della Camera di commercio del Canton Ticino, la DITH Duferco, il più importante commerciante d’acciaio del mondo  con una struttura societaria che sembra una galassia presente ovunque.

Tutta l’attività legata al commercio delle materie prime si muove dunque su un terreno dove si intrecciano affari, politica, drammi umani come la guerra in corso in Ucraina. Moralmente è inaccettabile!

  • Chiediamo con forza che la conferenza della LCTA prevista a Lugano il prossimo 23 e 24 giugno venga annullata.
  • Chiediamo alle autorità politiche di Lugano e del Cantone Ticino di dissociarsi pubblicamente da questo evento e in ogni caso di rinunciare alla loro presenza.
  • Chiediamo ai partiti politici del Cantone una presa di posizione contraria alla tenuta della conferenza.
  • Nell’immediato futuro, dovrebbe essere creata una task force per identificare e bloccare i beni degli oligarchi russi in Svizzera. E, parallelamente, imporre un embargo sul commercio di gas, petrolio e uranio.
  • In una seconda fase, dovremo andare oltre. La complicità della Svizzera con la guerra di Putin getta una luce severa sul nostro modello economico che attira oligarchi senza scrupoli e società transnazionali con agevolazioni fiscali. È ora di cambiare rotta. Ciò implica una serie di misure, tra le quali:
    – la creazione di un’autorità di vigilanza sul mercato delle materie prime;
    – una legge sul commercio estero che permetta di sanzionare i regimi che violano i diritti umani;
    –    la fine dei privilegi fiscali per le grandi aziende e i ricchi;
  • il divieto delle società di comodo;
  •  l’istituzione di un registro pubblico dei reali proprietari delle aziende;
  • il rafforzamento della legge sul riciclaggio di denaro e la sua estensione agli avvocati;

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