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Un aumento del 4,4% dei contributi per finanziare le pensioni: dove possiamo trovare una proposta del genere? In uno degli stati del cosiddetto “socialismo reale” del blocco orientale, scomparso con la caduta del muro di Berlino nel 1989? Oppure nel programma di un sindacato estremista insensibile ad ogni “realismo”?

Nulla di tutto questo: questa proposta è stata fatta e attuata in Svizzera, cinquant’anni fa. Come è stato possibile? E perché la più modesta proposta di un aumento inferiore all’1%, sufficiente a finanziare l’AVS nei prossimi dieci anni, sarebbe oggi impossibile?

Cinquant’anni fa…

Torniamo alla storia. Cinquant’anni fa, il 1° gennaio 1973, le pensioni AVS sono state aumentate a un livello paragonabile a quello odierno in termini di potere d’acquisto, grazie all’8a revisione AVS. Si tratta di un livello ancora insufficiente a garantire una vita “dignitosa”, ma è notevolmente superiore alle pensioni “integrative” che prevalevano in passato. In effetti, in quell’anno le pensioni sono state aumentate, in media, dell’80%. Due anni dopo, con la seconda fase dell’8a revisione, sono stati aumentate di un ulteriore 25%.

Per finanziare questo raddoppio, il 1° gennaio 1973 i contributi AVS (per metà detratti dal salario del dipendente e per metà versati direttamente dal datore di lavoro) sono stati aumentati dal 5,2% al 7,8%. In precedenza, il 1° gennaio 1969, nell’ambito della 7a revisione dell’AVS, i contributi erano già stati aumentati dal 4% al 5,2%. Sei mesi dopo l’entrata in vigore della seconda fase dell’8a revisione, il 1° luglio 1975, i contributi sono stati nuovamente aumentati dal 7,8% all’8,4% per compensare la riduzione del contributo della Confederazione al finanziamento dell’AVS. La grande crisi economica della metà degli anni ’70, la cosiddetta “crisi petrolifera”, era passata e con essa i primi piani di austerità della Confederazione.

Nel giro di sei anni e mezzo, tra il 1969 e il 1975, i contributi AVS sono più che raddoppiati, passando dal 4% all’8,4%. In questo modo, il finanziamento dell’AVS unitamente al raddoppio delle rendite pensionistiche è stato garantito a lungo termine: e, nonostante il raddoppio del numero di pensionati, i contributi non sono più aumentati fino al 2020, quando sono saliti all’8,7% (un misero 0,3% in più)!

Una minaccia insensata

Ovviamente, questo raddoppio delle rendite pensionistiche, e dei contributi per finanziarle, non è stato il risultato di una “generosità” della destra e del mondo imprenditoriale di allora, e che oggi sarebbe scomparsa. L’8a revisione dell’AVS, elaborata sotto la guida del consigliere federale Hans Peter Tschudi, membro del Partito Socialista, è stata la risposta all’iniziativa “Per vere pensioni popolari”, che chiedeva di sancire nella Costituzione il principio di un’AVS che versasse pensioni corrispondenti almeno al 60% del reddito medio annuo dei cinque anni più favorevoli. Allo stesso tempo, l’obiettivo era quello di conquistare la maggioranza degli elettori al modello dei “tre pilastri”, che rappresenta tutt’ora una fonte inesauribile di capitali che le banche e le compagnie di assicurazione possono gestire in modo redditizio, guadagnando laute commissioni. Il capitale del 2° pilastro supera infatti oggi i 1’000 miliardi di franchi svizzeri e anche quello del 3° pilastro è aumentato.

Ma il fatto che queste misure fossero molto interessate non cambia il fatto che il massiccio aumento dei contributi non ha influito in alcun modo sulla “competitività” dell’economia svizzera: a 50 anni di distanza, siamo nella posizione ideale per esserne certi! Affermare oggi che l’1% che potrebbe essere necessario per garantire il finanziamento dell’AVS senza aumentare l’età pensionabile delle donne rappresenterebbe un “onere insostenibile” per le imprese è una menzogna del tutto ridicola.

NO ad AVS21 il prossimo 25 settembre!

L’attuale determinazione della destra e dei datori di lavoro, messa in atto in tutta fretta da Alain Berset, membro del PS, di aumentare l’età pensionabile delle donne, e poi di tutti quanti in una seconda fase, non ha nulla a che vedere con eventuali “vincoli economici“. Il motivo è il desiderio di limitare il più possibile il finanziamento dell’unica assicurazione sociale in Svizzera che prevede un meccanismo di solidarietà. Infatti, le persone benestanti, che guadagnano 10 o 20 volte di più dei lavoratori dipendenti e pagano 10 o 20 volte di più i contributi all’AVS, non avranno mai una pensione superiore al doppio della pensione minima; in questo partecipano al finanziamento delle pensioni di coloro che hanno avuto, per tutta la vita, salari bassi. È questa la ridistribuzione della ricchezza, certo su piccola scala, ma che non riescono a sopportare! Questo è ciò che si vuole limitare derubando le donne oggi, e domani le donne e gli uomini, di uno o più anni di meritata pensione! Dire NO ad AVS21 il prossimo 25 settembre è quindi fondamentale!

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