Tempo di lettura: 3 minuti

È da qualche giorno ormai che circolava la notizia: ora sappiamo ufficialmente che l’asta indetta dal Cantone per un prestito obbligazionario di 700 milioni (da “girare” poi alla cassa pensione pubblica cantonale IPCT)) è andata a vuoto e nessuno ha sottoscritto le quote obbligazionarie.

L’idea di “risolvere” (si fa per dire) i problemi di finanziamento dell’IPCT attraverso questa strada era stata adottata dal Gran Consiglio lo scorso mese di aprile. L’idea di fondo, semplice quanto assurda: offrire all’IPCT un prestito che, se abilmente investito, dovrebbe permettere alla cassa di migliorare il tasso di copertura e contribuire al benessere finanziario della cassa con benefici anche dal punto di vista delle prestazioni future.

Una decisione assurda da più punti di vista. Prima di tutto perché affida il futuro della cassa (e quindi delle pensioni di migliaia di dipendenti pubblici – dipendenti del cantone, dei comuni, di diversi servizi sociali, della Supsi, dell’Usi, etc.) ad eventuali performance del mercato azionario; in secondo luogo poiché con questa soluzione il datore di lavoro (il Cantone in primis) non ci mette di proprio nemmeno un centesimo; infine poiché è evidente che investire e – soprattutto – far rendere 500 o 700 milioni nell’attuale contesto dei mercati finanziari appare (e appariva già al momento del dibattito in Gran Consiglio nel corso della scorsa primavera) come operazione altamente difficile e, va da sé, rischiosa.

E proprio su questi aspetti si era concentrata l’opposizione in Gran Consiglio a questa soluzione portata avanti dall’MPS che aveva anche presentato una serie di emendamenti per delineare soluzioni alternative nell’interesse degli assicurati.

Ma la nostra posizione e i nostri emendamenti sono stati rifiutati dai partiti di governo che, tutti, hanno approvato questa soluzione. Una soluzione che mostra già i propri limiti ancor prima di entrare nella sua fase realizzativa: questo scacco della fase preliminare (la raccolta della somma costitutiva del prestito) non fa altro che confermare drammaticamente i limiti del progetto.

È possibile che, alla fine, il Cantone riuscirà a realizzare la raccolta dei fondi: ma questa falsa partenza mostra quanti e quali siano i limiti di una soluzione che si affida integralmente (in particolare per la fase realizzativa del progetto) ai mercati finanziari e alla loro logica speculativa.

Per l’MPS questa falsa partenza non fa altro che confermare come su questo terreno non vi siano “compromessi” possibili: il Cantone e gli altri enti pubblici, nella loro veste di datori di lavoro, devono rispondere alle esigenze del personale di continuare a godere di dignitose condizioni di pensione.

Per questo appare necessario ritornare almeno alla proposta iniziale (formulata dal governo più di due anni fa) di un versamento – da effettuare con accrediti annuali – di 500 milioni da parte del datore di lavoro all’IPCT.

Ma questa proposta – ripresa e riproposta dall’MPS nel dibattito in Gran Consiglio nel mese di aprile – è stata respinta dal governo e dai suoi partiti.

A questo tema del finanziamento dell’IPCT si somma quello – in parte parallelo in parte autonomo – della difesa delle rendite: la decisione di principio del consiglio di amministrazione di diminuire il tasso di conversione avrà come conseguenza una diminuzione delle rendite del 20%. Questo dopo che, sempre con l’accordo di tutti i partiti – la riforma del 2012 – compromesso “esemplare” a detta di tutti – aveva già diminuito le rendite mediamente del 20%. Anche allora con la sola opposizione dell’MPS.

Per il futuro dell’IPCT, della sua solidità finanziaria e per la difesa delle rendite appare più che mai urgente e necessario che i salariati e le salariate assicurate presso l’IPCT si mobilitino nelle prossime settimane, avanzando proposte che chiamino in causa il datore di lavoro che, da anni ormai, ha sistematicamente rifiutato di ricapitalizzare la cassa pensione.

Pin It on Pinterest