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Chi non conosce una donna o un uomo, vicino di casa o ex collega, licenziati poco prima o poco dopo i 60 anni? Gettati via come un attrezzo logoro e considerato troppo costoso, umiliati perché disoccupati dopo una vita di lavoro. Costretti a fare almeno 10 ricerche di lavoro al mese quando, appena dici la tua età, le porte si chiudono. Sottoposti a pressioni per accettare qualsiasi condizione di impiego; e con il proprio piano di pensionamento che va in fumo, mentre le prospettive pensionistiche future si dissolvono perché non contribuisce più al 2° pilastro.

Ma per i sostenitori di AVS21, che vogliono innalzare l’età di pensionamento delle donne, questi sono solo “casi particolari”. Per loro la situazione è semplice: il tasso di disoccupazione tra gli anziani è quello più basso tra tutti i lavoratori. Avanti, circolare, non c’è niente da vedere!

È proprio così? È quanto emerge dal documento pubblicato nel novembre 2021 dalla Segreteria svizzera dell’economia (SECO), che fa capo al Dipartimento dell’economia del vicepresidente Guy Parmelin, intitolato “Indicatori della situazione dei lavoratori anziani nel mercato del lavoro svizzero“.

– Nel 2020, il 3,9% delle persone di età compresa tra i 55 e i 64 anni era disoccupato, rispetto al 4,8% complessivo (p. 13). Tuttavia, non bisogna dimenticare che il tasso di occupazione diminuisce drasticamente a partire dai 60 anni. Una parte delle persone di questa età rinuncia a cercare lavoro o va in pensione anticipata forzata, dopo licenziamenti più o meno brutali… e questo non si riflette nel tasso di disoccupazione.

– Il 52% dei disoccupati e delle disoccupate di età compresa tra i 55 e i 64 anni lo è da almeno un anno, rispetto al 42% dei 40-54enni e al 28% dei 25-39enni. “La quota di persone che rimangono disoccupate per più di un anno aumenta significativamente con l’età”, deve riconoscere la SECO (p. 14).

– Nel 2020, 2.890 persone di età pari o superiore a 55 anni hanno raggiunto la fine del loro diritto all’assicurazione contro la disoccupazione. Il rischio di arrivare alla fine del diritto all’assicurazione contro la disoccupazione è del 25% per le persone di 55 anni e oltre, rispetto al 23% per i 45-54enni e al 15% per i più giovani. Essere alla fine del proprio diritto significa non ricevere più l’indennità di disoccupazione, dover vivere dei propri risparmi (se ne ha) o essere condannati all’assistenza sociale. “Questo rischio superiore alla media sottolinea ancora una volta la maggiore difficoltà delle persone anziane in cerca di lavoro a reinserirsi nel mercato del lavoro”, si legge nel rapporto della SECO (pag. 22).

– Un anno dopo la disoccupazione, solo il 44% dei 55-64enni ha ritrovato un lavoro, rispetto al 60% tra i più giovani. Quattro o cinque anni dopo la disoccupazione, meno della metà di loro aveva trovato lavoro! “Nel complesso, le valutazioni confermano che i disoccupati più anziani al termine del loro diritto tendono ad avere più difficoltà dei giovani a rientrare nel mercato del lavoro”, ammette la SECO (p. 24).

– Nel 2019, il 3% delle persone di età compresa tra i 55 e i 64 anni ha usufruito dell’assistenza sociale. Questo tasso è inferiore a quello dei più giovani (3,3% per i 46-55enni, ad esempio), ma è aumentato più rapidamente nel corso dell’ultimo decennio, passando dal 2,2% nel 2011 al 3% nel 2019.

Aumentare l’età di pensionamento significa quindi anche prolungare queste situazioni socialmente inaccettabili e inammissibili e aumentare il numero di persone che le subiranno. Votiamo NO all’AVS21 il 25 settembre!

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