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Due funerali, praticamente in contemporanea: da un lato una ragazza curdo-iraniana di 22 anni, Mahsa Amini, assassinata dalla “polizia religiosa” della dittatura islamo-fascista iraniana. Alcune migliaia di persone l’hanno accompagnata, tra cui molte ragazze, che si sono tolte l’odiosa hijab, simbolo della loro oppressione, per imitare il gesto che è costato la vita a Mahsa. Poche migliaia di persone, sfidando sbirri e preti, assetate di libertà, nel silenzio assordante dei mass media, iraniani ed internazionali.

Dall’altra la “capa” dello Stato e della Chiesa anglicana, la novantaseienne Elisabetta Alexandra Mary Windsor, morta nel suo letto, dopo una vita spesa tra castelli, ville, ricevimenti fastosi, viaggi in tutto il mondo, guadagnando una montagna di sterline (oltre a quelle messe da parte in secoli di rapine, guerre, grassazioni messe in atto dai briganti coronati suoi antenati). Durante il suo lunghissimo “regno” ha assistito, con il ruolo nominale di “regina” (quindi formalmente di principale responsabile) a guerre un po’ in tutto il mondo, dal Kenya alla Rhodesia, dall’Irlanda del Nord alle Malvine, dall’Iraq all’Afghanistan, guerre in cui la “Union Jack” sventolava sui cadaveri di kenyoti, argentini, irakeni, afghani, ma anche di britannici.

L’unico “merito” che ha avuto, se così si può dire, è quello di avere raramente espresso idee sue, di aver preso posizione in qualche modo. Forse perché di idee ne aveva poche, o forse perché le esprimevano meglio di lei i vari “premier” del cosiddetto “Regno Unito”, per cui era più sicuro tacere e passare per una fuori dalla mischia. Milioni di persone (comprese quelle che guardavano da tutte le TV del mondo, che ci hanno ammorbato per due settimane) seguivano il suo cadavere. Molti erano briganti e loro complici (coronati o meno). Ma la maggior parte erano semplici sudditi, assetati di servitù, disposti a dimenticare la loro dignità di esseri umani liberi. Sono morti due esseri umani, due donne. Ma come diceva Szuma Chien, “la morte di alcuni ha più peso del Monte Tai, e la morte di altri è più leggera di una piuma”.
Oh gentiluomini, il tempo della vita è breve! Trascorrere questa brevità nella bassezza sarebbe cosa troppo lunga. Se viviamo è per camminare sulla testa dei Re”. [e delle regine]

*commento apparso sul sito dei compagni di Brescia di Sinistra Anticapitalista

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