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Verso fine luglio l’MPS ha proposto pubblicamente (dopo averlo fatto nel corso di precedenti incontri) a PS e Verdi la presentazione, alle prossime elezioni cantonali, di liste comuni sia per il Consiglio di Stato che per il Gran Consiglio.

Sorprendente che la risposta negativa sia giunta nello spazio di poche ore, senza che le istanze direttive di questi partiti – né, evidentemente, la loro “base” – abbiano potuto in qualche modo prenderne conoscenza. Una proposta, lo ricordiamo, che avevamo presentato ai responsabili dei due partiti, nel corso di un incontro informale, già a fine giugno (cioè circa un mese prima di renderla pubblica).

La nostra proposta poggiava su due elementi fondamentali: da un lato la consapevolezza di un cambiamento di periodo dal punto di vista politico, dall’altro la necessità di discontinuità con la politica di concertazione e collaborazione con i partiti borghesi fin qui seguita in governo (e anche in Parlamento) in particolare dal PS.

È evidente che questi due elementi sono per noi strettamente legati: sarebbe stato ridicolo che l’MPS modificasse la propria posizione di indipendenza elettorale (che conduce coerentemente da diversi anni) senza che dall’altra parte (in particolare dal PS) vi fosse una rimessa in discussione di un orientamento politico seguito da decenni e che da tempo ormai ha mostrato i propri limiti nella prospettiva di favorire soluzioni utili ai bisogni e ai problemi dei salariati, limiti resi ancora più evidenti dalla crisi multipla del declino capitalistico.

Nuovo periodo, nuova politica…

Guerra, crisi ambientale dirompente, pandemia: sono solo la punta dell’iceberg di un capitalismo ormai entrato in una fase autodistruttiva. Una fase di del suo sviluppo che, in assenza di una critica radicale da sinistra al suo funzionamento, senza proposte alternative per un altro ordine economico-politico e sociale che rompa con la sua logica, diventa favorevole alle forze di destra e di estrema destra. Una evoluzione sia del contesto economico-sociale che di quello politico che ripropone, drammaticamente, l’alternativa “socialismo o barbarie”.

È da questa constatazione che ha preso le mosse la proposta dell’MPS. Non certo partendo dalla considerazione che la presentazione di liste unitarie potrebbe rappresentare, da sola, chissà quale svolta; continuiamo a pensare che in Parlamento difficilmente si potranno realizzare cambiamenti fondamentali fino a quando domineranno gli attuali rapporti di forza il cui cambiamento necessiterà mobilitazioni sociali importanti e non solo qualche passaggio elettorale.

Ma siamo anche consapevoli che una campagna elettorale costruita attorno a una lista unitaria, portatrice di un’alternativa rispetto alle politiche dominanti in governo e in Parlamento, potrebbe essere l’occasione per ridare fiducia, coraggio, ai salariati e a tutti coloro che subiscono quotidianamente i colpi dell’accelerazione della barbarie capitalista. È partendo da questa considerazione di fondo, di fronte al rafforzamento della destra non solo in Svizzera ma in tutta Europa (e non solo), che l’MPS ha pensato di lanciare la sua proposta.

Naturalmente questa proposta non ha modificato il nostro giudizio sul PS (e sui Verdi), né sulla politica di collaborazione che esso conduce in governo (e anche in Parlamento). Affinché la nostra proposta non apparisse solo come una “boutade”, un trucco, una provocazione, era necessario che ponessimo anche la questione del cambiamento dell’atteggiamento politico, in governo e in parlamento, che riteniamo inadeguato, da parte del PS. Per questo abbiamo proposto di discutere come sviluppare, in governo e in parlamento, un’opposizione di fondo alla politica dei partiti borghesi. Abbiamo indicato alcuni punti sui quali, se vi fosse stata volontà politica, si poteva provare ad avviare un confronto: la risposta alla crisi economica e sociale (dumping, pensioni e salari), a quella ambientale, al riarmo e alla guerra, alle discriminazioni di genere, alla crisi sanitaria. Abbiamo anche indicato nella nostra proposta alcuni elementi programmatici a partire dai quali avviare una discussione.

Tutti hanno visto come, nello spazio di poche ore, questa nostra proposta è stata spazzata via, senza alcuna consultazione della propria base e nemmeno delle loro stesse istanze direttive, dai vertici di PS e Verdi.

È stato tutto uno scherzo…

In realtà, contrariamente a quanto si sono affrettati a commentare alcuni, la nostra proposta non è né uno scherzo, né una provocazione: abbiamo semplicemente preso sul serio le affermazioni di PS e Verdi che da mesi dichiarano di voler costruire “uno schieramento d’area progressista”, “un progetto” e hanno inserito le loro trattative in questa prospettiva, con l’obiettivo di rafforzare la presenza di questa area in governo e in Parlamento.

Ma proprio gli sviluppi degli ultimi giorni hanno dimostrato che non tanto la nostra proposta, ma queste “solenni” dichiarazioni di voler costruire e rafforzare l’area progressista con una campagna elettorale “unitaria”, erano e sono poco più che uno scherzo, una cortina fumogena per nascondere quella che in realtà è una lotta per una suddivisione di posti che si sta sviluppando all’interno del PS e dei Verdi. E che va al di là della scadenza elettorale cantonale.

A cominciare dalla tanto declamata battaglia per il raddoppio dei seggi in governo, necessitante una “lista forte” e “coerente”: ma la prospettiva del “raddoppio” da settimane è sparita dalle dichiarazioni (rimandata ad un futuro indefinito). Ora, dopo la decisione di Gysin, questa prospettiva si rivela essere stata solo uno specchietto per le allodole. Non bisognava essere grandi indovini per capire che Greta Gysin non avrebbe partecipato a una battaglia di bandiera, in particolare di fronte alla presenza di Marina Carobbio. E che dire del rappresentante della società civile che, se sarà come sembra Boas Erez, ha passato gli ultimi mesi (per sua stessa ammissione) in pellegrinaggio tra i vari partiti politici (liberali, socialisti, lega persino qualche visita all’MPS e immaginiamo ad altri…). Tutti indizi della centralità della questione “cadrega” che ha oscurato e oscura qualsiasi discussione su come costruire un rapporto tra una presenza elettorale e il tentativo di mettere in moto dinamiche sociali più profonde e importanti.

E non saranno certo i “programmi”, magari anche profilati “a sinistra” a modificare tutto questo se non si rimetterà in discussione la logica di concertazione e di collaborazione che implica scelte di fondo (a cominciare da quelle finanziarie, ma non solo) e che limitano fortemente la credibilità di qualsiasi proposta alternativa. E ne minano la credibilità, in governo come in Parlamento.

Anche le discussioni delle ultime ore che stanno occupando PS e verdi (e che ci accompagneranno nelle prossime settimane) sugli schemi per costruire la lista (2+2+1 oppure 3+2) non sono altro che l’emersione pubblica del vero interesse (e della miseria politica) di questo dibattito; una discussione di posti e carriere, lontanissima dal cogliere il momento drammatico nel quale ci troviamo (e che ci ha spinti a fare la nostra proposta).

Persino la “rinuncia” alla corsa di Greta Gysin è, verosimilmente, è legata al suo interesse di poter mantenere in tutta tranquillità il seggio alle prossime elezioni nazionali. È di fatti chiaro che l’operazione Verdi-Sinistra Alternativa delle ultime elezioni nazionali non sarà ripetibile o, in ogni caso – viste alcune defezioni e una ormai visibile stagnazione elettorale dei Verdi – non tale da garantire il seggio di Greta Gysin, anche con una congiunzione con il PS. Altra sicurezza darebbe una lista unica PS-Verdi anche per il nazionale…

La nostra offerta resta valida, ma nel frattempo ci prepariamo

Non sappiamo se qualcuno tenterà di rilanciare la nostra proposta (noi siamo pronti a discuterne pubblicamente con tutti); ne dubitiamo, viste le preoccupazioni sulle quali si stanno focalizzando l’interesse e il dibattito. Ma essa resta, nella su formulazione generale, ancora valida.

Tuttavia, è evidente che dobbiamo comunque cominciare a riflettere in ogni caso ad una campagna dell’MPS con l’obiettivo di garantire una presenza dell’MPS in Gran Consiglio. Siamo coscienti che quello ottenuto la volta scorsa è stato un eccellente risultato (3 seggi, sebbene uno conquistato con le alchimie dei resti), per una forza radicale anticapitalista in un contesto caratterizzato da poche lotte sociali e un campo politico dominato dalla destra e dall’estrema destra; ma anche un risultato inferiore a quello del 2019 andrebbe comunque bene: sappiamo che non necessariamente le dinamiche elettorali seguono (e premiano) quanto avviene sul terreno delle lotte politiche e sociali. Per quel che noi dobbiamo fare in parlamento, per l’uso che vogliamo fare e che facciamo delle istituzioni parlamentari, basta una semplice presenza, anche minima.

Ci batteremo per confermare comunque questa presenza con una campagna che cercheremo di svolgere a fondo nella realtà sociale del nostro Cantone.

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