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Togliere il velo che da decenni nasconde l’orrore del regime iraniano agli occhi del mondo. È questo il reato commesso da Mahsa Amini, la giovane iraniana torturata e poi morta il 16 settembre per le conseguenze di quei traumi cui il suo giovane corpo era stato sottoposto dalla polizia religiosa, che l’aveva scovata con una ciocca capelli non coperta dal chador, l’abito con velo che obbligatoriamente ogni iraniana deve indossare. La sua morte ha avviato in Iran una protesta analoga a quella che alla fine del 2010 avviò in tutto il mondo arabo Muhammad Bouzizi – lo Jan Palach tunisino immolatosi a Sidi Bouzid – e che analogamente ora dall’Iran sta già espandendosi oltre i confini iraniani, in Turchia, nel nome di Mahsa Amini che era una curda-iraniana. Qualcuno disse che i jihadisti riuscirono a trasformare rapidamente la presunta Primavera araba in un nuovo e più rigido Inverno arabo. Capita che le rivoluzioni vengano tradite, ma non capita tanto spesso che vengano prima abbandonate a se stesse, vendute alla repressione feroce dei preziosi regimi, e poi pure messe alla gogna.

Ora, 11 anni dopo il 2011 arabo, la storia si ripete, in Iran. Il regime è coccolato, quasi vezzeggiato da molti nella comunità internazionale, anche in Europa e a Bruxelles, per svariati motivi: per il suo “fierissimo” antiamericanismo da circoli antagonisti e per le sue ingenti risorse energetiche da circoli di potere. Ma raramente viene coccolato o difeso per quello che è. Quello iraniano infatti è un sistema che parla di ossimori già dal nome: Repubblica Islamica: Come fa una Repubblica a essere islamica? O è religiosa, e allora non è Repubblica, o non è religiosa, quindi neanche islamica. Qui non si parla di “religione di Stato”, ma di una Repubblica che impone una fede.

La definitiva presa del potere dell’ala khomeinista della rivoluzione – il sequestro degli ostaggi all’ambasciata americana di Teheran (fra il 1979 e il 1981) – ha creato l’ircocervo: sopra alla Repubblica c’è il sistema teocratico, emanazione diretta del clero sciita e della Guida Spirituale della Rivoluzione, l’ombra di Dio sulla terra. È lui che decide in modo inappellabile come applicare la legge di Dio. Sotto questa complessa struttura, fatta dagli uffici della Guida spirituale della Rivoluzione e dai numerosi Consigli di esperti e guardiani vari, incaricati anche di selezionare ed escludere a proprio insindacabile parere i candidati agli alti incarichi repubblicani, o di nominare la nuova Guida, c’è la Repubblica, Presidenza, governo e Parlamento, islamici perché sottoposti ai vincoli imposti da questa struttura teocratica.

Il potere dei guardiani della rivoluzione

Accanto a questi due corpi o strutture, superiore e inferiore, c’è il corpo speciale voluto da Khomeini che quando prese il potere non si fidava dell’esercito e quindi creò anche un esercito suo, informale e parallelo: i pasdaran, i famigerati guardiani della rivoluzione. Si dividono in due grandi compartimenti; quelli incaricati – con i miliziani irregolari, i basij – di reprimere nel sangue ogni dissenso e che poi hanno chiesto in cambio di diventare i padroni di un enorme apparato industriale e petrolifero. L’altro braccio dei pasdaran si occupa di esportare la rivoluzione, cioè le guerre in Iraq, Siria, Libano, Yemen e altre. Questa scelta nacque come “difensiva”: tenere i conflitti lontano dai propri confini (tutti abitati da minoranze etniche interne all’Iran) dopo l’aggressione da parte dell’Iraq di Saddam Hussein. I pasdaran rispondono direttamente alla guida suprema e oggi sono così importanti in economia da aver bloccato per mesi il negoziato sul ripristino del trattato nucleare con il mondo disdetto da Donald Trump. Il nuovo accordo sul nucleare, infatti, sembrava fatto, e dunque le sanzioni petrolifere stavano per essere tolte quando il team negoziale iraniano ha chiesto che dall’elenco dei soggetti sanzionati per terrorismo dagli Usa fossero esclusi i pasdaran, o almeno le loro aziende. C’è voluto Trump per dichiarare terroristi i pasdaran: chi era al potere prima di lui, così preoccupato dal terrorismo, non ci aveva mai pensato. Nessuno ha smentito che chi ha cercato di risolvere subito il problema sia stato l’europeo Josep Borrell, “ministro degli esteri” dell’Ue, per il quale – secondo autorevoli media americani come Politico.com – i Paesi europei avrebbero potuto essere esonerati dal rispetto delle sanzioni Usa contro chi traffichi con le aziende dei pasdaran.

Il falò dei veli islamici

In una fase negoziale in cui tutti sembravano inseguire l’Iran e non il contrario, l’Iran ha fatto sapere che, se accontentato, avrebbe potuto risolvere tutti i problemi energetici europei e del mondo. Strano? No, perché queste affermazioni sono state di poco successive all’esplosione delle proteste delle donne iraniane per l’assassinio brutale di Mahsa Amini, represse così duramente da essersi rapidamente estese a un numero mai raggiunto di città media e grandi, con pubblici falò di veli islamici, quei veli che per l’islam sarebbero una libera scelta della donna e mai un diktat.

Difficile dire quanto su questa nuova linea negoziale – a dir poco una sorta di richiesta di licenza d’uccidere alla comunità internazionale, per giorni silente sui gravissimi scontri che accadevano proprio durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con tanto di incontri newyorkesi bilaterali tra il presidente Raisi e suoi omologhi importanti come Macron – abbia pesato la scelta del partito dell’ex presidente iraniano, il riformista Khatami, The Union of Islamic Iran People’s Party, di rompere ogni indugio e chiedere la fine dell’obbligatorietà del velo, lo scioglimento del corpo della polizia religiosa, incaricata di far rispettare l’obbligo del velo e la chiusura degli esercizi commerciali all’ora delle preghiere, oltre a una seria inchiesta su l’assassinio di Mahsa Amini e delle altre vittime della repressione, rapidamente contate in almeno cinquanta in pochi giorni.

La reazione di Teheran alle contenute condanne internazionali è stata articolata: prima il governo ha fatto sapere che chi istiga alla violenza e alla rivolta sarà contrastato e perseguito, quindi non proprio un annuncio di esecuzioni in strada, ma quasi; tuttavia qualcuno o qualcuna potrebbe anche sopravvivere e finire nelle segrete dei mullah. Un passo quasi scontato questo, a differenza di quello sorprendente con cui per la prima volta il capo negoziatore iraniano si è detto disponibile a rispondere a interrogativi davvero inquietanti sull’uso di centrali che non rientravano nel programma atomico iraniano. Attività sospette, scoperte dai tecnici dell’Aiea e che Teheran ha sempre rifiutato di prendere anche in esame. Ora non sarebbe più così e questo certamente è un riflesso dell’intififada iraniana e della sua possibile ulteriore estensione.

Il petrolio di Teheran

Nessuno pensa tra quanti “sanno” che l’accordo sul nucleare possa essere varato prima delle elezioni di mid-term statunitensi, ancor più ora dopo la rivolta e la repressione spietata e sanguinaria. Allora Teheran è pronta a usare il potenziale petrolifero per ammorbidire il “corrotto Occidente”, che nelle condizioni attuali troverà vantaggioso dimenticare un po’ o molto le donne di Teheran e immettere nuove risorse energetiche sul mercato. Se questo comportasse una collaborazione anche un po’ più onesta sul nucleare a scopi militari ma sin qui nascosti probabilmente ora appare possibile. Tutto sommato è quello che Obama non ottenne quando decise di aprire a Teheran senza nulla chiedere sulle sue guerre in Iraq, Siria, Libano, Yemen e sul programma nucleare fuori dai siti ufficiali.

Certo, levare le sanzioni aiuterebbe tutti a vivere in modo più decente, su questo in Iran pochi non converranno, ma non per prolungare la vita e i guadagni illeciti del regime e dei pasdaran. Su questo non ci sono dubbi. Seguitare a coprire il regime e addirittura i pasdaran è stato un errore tale da far ritenere “compatibile” con questo mondo la mattanza di iraniane di questi giorni. Arabi e iraniani sono molto diversi, ma sanno che i loro regimi sono spietati. Come la Primavera araba anche quella iraniana durerà, e chiamarla Inverno d’accordo con i satrapi non la fermerà.

*articolo apparso su www.adista.it il 2 ottobre 2022

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