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Il Movimento per il socialismo (MPS) ha preso atto della risposta odierna del Consiglio di Amministrazione (CdA) dell’Istituto di Previdenza del Canton Ticino (IPCT) alla richiesta di informazione e documentazione inoltrata, ai sensi della legge sulla trasparenza, dal nostro deputato Matteo Pronzini. Egli chiedeva di prendere conoscenza della documentazione relativa alla decisione di principio del CdA di procedere alla diminuzione del tasso di interesse. Dopo un primo rifiuto da parte del CdA, a cui è seguito – come prevista dalla legge un tentativo di mediazione – per finire il CdA ha deciso di fornire le informazioni richieste.

La risposta del CdA dell’IPCT illumina alcuni aspetti che sono al centro della discussione e dell’attuale mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori assicurati presso l’IPCT; essi, come si ricorderà, si oppongono alla diminuzione del tasso di conversione che avrebbe, come immediata conseguenza, una diminuzione delle rendite mediamente del 20% (dopo che una prima diminuzione del 20% era già avvenuta con la riforma del 2012 approvata dal Gran Consiglio).

L’IPCT conferma innanzitutto che il CdA ha deciso con voto unanime il principio di diminuire i tassi di conversione. Hanno approvato questa decisione sia i 5 rappresentanti della parte padronale (nominati dal consiglio di Stato con i soliti criteri di ripartizione politica) sia, purtroppo, i 5 rappresentanti degli assicurati – eletti da questi ultimi  nell’ottobre 2020.

Si tratta di una decisione che suscita parecchi interrogativi (che, d’altronde, circolano all’interno della mobilitazione del personale) sulla reale rappresentatività dei “rappresentanti” degli assicurati. Interrogativi legati ad alcuni aspetti importanti che vorremmo, brevemente, richiamare.

Il primo fondamentale interrogativo è costituito dal fatto che questo loro voto non sia stato espresso sulla scorta di una consultazione – anche informale – degli assicurati. Non abbiamo assistito, in questi ultimi due anni, a consultazioni e interlocuzioni – sotto forme diverse – che i “rappresentanti” degli assicurati hanno promosso – in questa loro veste – tra i loro “rappresentati” per sottoporre la questione del tasso di conversione e della sua eventuale diminuzione, illustrando anche le conseguenze del caso (diminuzione delle rendite). Né, tanto meno, hanno sollecitato idee e consigli sull’atteggiamento da tenere e sulle conseguenze di questo atteggiamento.

Si tratta di una mancanza di trasparenza e di dialogo con gli assicurati che pone una serie ipoteca sulla  reale rappresentatività di chi siede oggi nel CdA dell’IPCT in “rappresentanza” degli assicurati stessi.

Una consultazione e un dialogo con gli assicurati avrebbero permesso – ed è la seconda considerazione fondamentale – di rendersi conto che gli assicurati hanno una posizione ben diversa, posizione che è stata ribadita in queste ultime settimane in alcune prese di posizione, tra le quali la risoluzione votata alla fine della grande manifestazione del 28 settembre.

In particolare questa posizione chiede di invertire la procedura in materia di diminuzione del tasso di conversione. Ritiene che i rappresentanti degli assicurati (e tutti coloro che dovrebbero militare a favore dei diritti dei futuri pensionati – ricordiamo, ad esempio, che nell’altro fronte – quello dei membri nominati dal Consiglio di Stato – vi è anche un deputato del PS) non avrebbero dovuto e non dovrebbero pronunciarsi per una diminuzione di principio del tasso di conversione (che implica un’automatica diminuzione delle rendite) fino a quando non siano state individuate e approvate misure di compensazione tali da evitare una diminuzione delle rendite. È la difesa delle rendite il punto di partenza e dirimente per chi si vuole porre dalla parte degli assicurati e non le esigenze “tecniche” e attuariali dell’IPCT!

Non bisogna essere degli specialisti di tattiche negoziali (o sindacali) per comprendere che negoziare eventuali misure di accompagnamento in queste condizioni (cioè con già una decisione di principio che pesa come un macigno sugli assicurati, tendendo a dividerli sulla base delle classi d’età, delle classi salariali, della durata della loro carriera lavorativa, etc.) è molto più difficile. Con la loro scelta i “rappresentanti” degli assicurati hanno sicuramente contribuito a mettere in una posizione di debolezza gli assicurati stessi, rendendolo più difficile la loro azione tesa a contrastare una diminuzione delle rendite.

Che le cose stiano proprio in questo modo lo conferma la risposta stessa fornita oggi dall’IPCT, laddove sottolinea come questa decisione di principio serva a “definire lo scenario di riferimento futuro e il costo di possibili misure di compensazione”. Se gli intenti fossero stati altri, ci si potrebbe chiedere, per quale ragione il CdA dell’IPCT, oltre a votare il “principio” di una riduzione del tasso di conversione, non ha approvato una presa di posizione che che ribadisse la volontà che tale riduzione non aavesse come conseguenze la riduzione delle rendite?

Auspichiamo adesso che questa posizione possa essere, almeno parzialmente, corretta.

Ci riferiamo qui alla richiesta indirizzata ai rappresenti degli assicurati in seno al CdA dell’IPCT, formulata nel corso dell’ultima assemblea della ErreDiPi (la rete che sta organizzando al mobilitazione del personale assicurato presso l’IPCT), di un incontro per formalizzare la richiesta di un congelamento di questa decisione di principio fino a quando non saranno state approvate misure di compensazione adeguate, tali da evitare una diminuzione delle rendite.

Solo aderendo a questa proposta, formulandola e sostenendola poi in seno al CdA dell’IPCT, i “rappresentanti” degli assicurati potranno riconquistare la fiducia da parte degli assicurati che oggi si stanno battendo con coraggio e determinazione contro la prospettata diminuzione delle rendite.

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