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Secondo una nuova e importante ricerca pubblicata sulla rivista «Science», se la temperatura globale dovesse aumentare di oltre 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali, potrebbero verificarsi diversi punti di non ritorno per il clima. Anche ai livelli attuali di riscaldamento globale, il mondo rischia già di superare cinque pericolosi punti climatici di non ritorno e i rischi aumentano per ogni decimo di grado di ulteriore aumento delle temperature.
Un team di ricercatori internazionali ha sintetizzato le prove relative ai punti di non ritorno, le loro soglie di temperatura, i tempi e gli impatti, grazie a una revisione completa di oltre 200 articoli pubblicati dal 2008, quando i punti di non ritorno climatici sono stati definiti per la prima volta in modo rigoroso. L’elenco dei potenziali punti di non ritorno è passato da nove a sedici.

La ricerca conclude che le emissioni umane hanno già spinto la Terra nella zona di pericolo dei punti di non ritorno. Cinque dei sedici potrebbero essere innescati alle temperature attuali:
– Lo scioglimento delle calotte glaciali della Groenlandia
– Lo scioglimento delle calotte glaciali dell’Antartide occidentale
– Il disgelo improvviso della totalità del permafrost
– Il crollo della convezione nel Mar del Labrador
– Un’enorme moria delle barriere coralline tropicali

Quattro di questi passano da eventi possibili a probabili con un aumento delle temperature globali di 1,5°C., mentre altri cinque diventano possibili con questo livello di riscaldamento.

Ci siamo ormai lasciati alle spalle un clima sicuro

Il Sesto Rapporto di Valutazione dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), ha affermato che i rischi di innescare punti di non ritorno climatici diventano elevati con un aumento di circa 2°C rispetto alle temperature preindustriali e molto elevati con un aumento di 2,5-4°C. Questa nuova analisi indica che la Terra potrebbe aver già abbandonato uno stato climatico “sicuro” quando le temperature sono aumentate di circa 1°C. Una conclusione della ricerca è quindi che anche l’obiettivo dell’Accordo di Parigi delle Nazioni Unite di limitare il riscaldamento ben al di sotto dei 2°C e preferibilmente di 1,5°C non è sufficiente per evitare del tutto i pericolosi cambiamenti climatici.

Secondo la valutazione, la probabilità che si raggiunga punti di non ritorno aumenta notevolmente nell’“intervallo di Parigi” di 1,5-2°C di riscaldamento, con rischi ancora più elevati oltre i 2°C.

Lo studio fornisce un forte supporto scientifico riguardo ai parametri dell’accordo di Parigi e agli sforzi associati da essi messi in atto per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C, perché mostra che il rischio di punti di non ritorno aumenta oltre questo livello. Per avere una probabilità del 50% di raggiungere 1,5°C e quindi limitare i rischi del punto di non ritorno, le emissioni globali di gas serra devono essere dimezzate entro il 2030, raggiungendo lo zero netto entro il 2050.

Nuovi elementi ribaltabili

I ricercatori hanno classificato gli elementi di svolta in nove sistemi che interessano l’intero sistema Terra, come l’Antartide e la foresta pluviale amazzonica, e in altri sette sistemi che, se si ribaltassero, avrebbero profonde conseguenze regionali. Questi ultimi includono il monsone dell’Africa occidentale e la morte della maggior parte delle barriere coralline intorno all’Equatore.

Diversi nuovi elementi di svolta, come la convezione del Mare del Labrador e i Bacini subglaciali dell’Antartide orientale, sono stati aggiunti rispetto alla valutazione del 2008, mentre il Ghiaccio marino estivo artico e l’El Niño Southern Oscillation (ENSO) sono stati rimossi per mancanza di prove di dinamiche di ribaltamento.

La coautrice Ricada Winkelmann, ricercatrice presso l’Istituto di Potsdam per la ricerca sull’impatto climatico e membro della Commissione per la Terra, afferma: «È importante sottolineare che molti elementi di ribaltamento nel Sistema terrestre sono interconnessi, il che rende i punti di non ritorno a cascata una seria preoccupazione aggiuntiva. In effetti, le interazioni possono abbassare le soglie di temperatura critica oltre le quali i singoli elementi di ribaltamento iniziano a destabilizzarsi nel lungo periodo». (articolo basato


*Questo articolo, basato su materiali forniti dall’Università di Stoccolma, è apparso su Climate&Capitalism il 13 settembre 2022. La versione italiana, curata da Alessandro Cocuzza, è apparsa sul sito www.antropocene.org.

[N.d.T.: «svolta», «ribaltamento», «non ritorno» sono sinonimi che fanno riferimento a uno stesso tipo di fenomeni: quello del superamento, a causa dell’aumento delle temperature, da parte di alcuni di sistemi (tra cui, la convezione del Mare del Labrador, i Bacini subglaciali dell’Antartide orientale…) di certe soglie oltre le quali non si potrà tornare indietro. Si è preferito variare la traduzione in modo da renderla meno ripetitiva e più scorrevole].



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