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Cetomedisti” li aveva soprannominati l’economista Martino Rossi in un brillante articolo polemico di qualche decennio fa, rivolto allora in particolare a contestare il riferimento a questo concetto da parte di Marina Masoni, con l’obiettivo di giustificare la sua politica di sgravi fiscali.

Sono passati molti anni, ma siamo ancora a quel punto. E la rincorsa a far del bene al ceto medio continua. E continua l’idea di allora, cioè che è attraverso la leva fiscale che si possono alleviare i problemi che questo mitico “ceto medio” incontrerebbe. La novità è che la corsa, meglio la rincorsa a questo ceto medio, è diventata quasi sistemica: “destra” e “sinistra” sono impegnate in questa corsa senza.

Tutto cò anche se nessuno, in questi ultimi anni, si è dato la pena di spiegare che cosa intendesse con questa qualificazione. Ad esempio, abbiamo assistito in questi ultimi tempi a lunghi (e noiosi) dibattiti televisivi nei quali tutti – da destra a sinistra – esprimono il loro impegno a favore del “ceto medio”, naturalmente senza portare alcuna indicazione su cosa sia questo soggetto sociale, né quale sia l’ordine di grandezza di questa azione di sostegno.

A chiarire un po’ le cose (e a far capire quanto miserabili siano tali riferimenti al “ceto medio”) sta contribuendo la discussione avviata in Gran Consiglio attorno alla proposta che alcuni partiti (Lega, PLRT, Centro e UDC) hanno presentato poche settimane fa e, naturalmente, già in discussione: non è come con le proposte di iniziativa – addirittura popolare – dell’MPS, costrette ad attendere anni prima di essere messe all’ordine del giorno.

Ci riferiamo alla proposta di introdurre la deducibilità dei premi di cassa malati per ogni figlio (o persona bisognosa a carico)

Presto pure in Ticino potrebbe essere introdotta la deducibilità dei premi di cassa malati per ogni figlio a carico fino a un massimo di 1’200 franchi annui, come già avviene nella maggioranza dei cantoni svizzeri. Oggi tale deducibilità si eleva fino a un massimo di Fr. 10’050 annui per il nucleo familiare nel suo complesso e a fr. 5’200 per persone sole. Non è prevista, come vorrebbe l’iniziativa, una deduzione specifica per ogni figlio.

Avuto il via libera dal governo (che però si riserva di “scontare” il totale in occasione del varo della futura riforma fiscale alla quale sta lavorando), i partiti preparano oggi l’approvazione di questa riforma che, complessivamente, costerà circa 10 milioni di minori entrate (5,6 per il Cantone e 4,5 milioni per i Comuni).

Chi è il “miglior” difensore del ceto medio?

L’offensiva dei partiti della destra ha fatto arrabbiare PS e Verdi, i quali  li accusano di non fare effettivamente il bene del “ceto medio” che, secondo loro, non sarebbe sufficiente aiutato da questa iniziativa. Ivo Durisch, capogruppo PS in Gran Consiglio dichiara al Corriere del Ticino che “In realtà questa proposta non aiuta il ceto medio come si vorrebbe far credere”. E spiega anche perché: “Basti pensare che una famiglia con due figli e un reddito netto di 100 mila franchi risparmia 60 franchi di imposta, mentre la stessa famiglia con un reddito di 500 mila franchi risparmia 560 franchi. Oltre una certa fascia di reddito sono soldi sprecati”.

È una riforma per ricchi, sostiene dunque il PS e bisogna fare proposte per aiutare il “vero” ceto medio, verosimilmente bisognoso, agli occhi dei social-liberali nostrani, di sostegno e aiuto.

Così Durisch e soci pensano che gli sgravi relativi a questa deduzione fiscale devono essere indirizzati e concentrati nella “fascia tra i 110 e i 140 mila franchi di reddito netto, ossia quella parte di ceto medio che oggi non ha diritto ai sussidi e ha poco beneficio dalle deduzioni” (sottolineatura nostra), e conclude:”Esattamente con le stesse risorse previste dall’iniziativa, ossia circa 10 milioni, possiamo raddoppiare l’aiuto (tramite sussidi e non deduzioni fiscali) al ceto medio che ne ha sempre più bisogno. Solo così potremo essere efficaci”.

Ora, questo tipo di ragionamento ci aiuta a capire alcune cose.

Prima di tutto che per il PS e i Verdi il ceto medio arriva fino a redditi familiari di 140’000 franchi netti. Non sappiamo ancora a partire da quale livello il “ceto basso” diventi “medio”, ma sappiamo quale sia la sua estensione verso l’alto (per lo meno per la cordata PS-Verdi). Una concezione che, ne siamo sicuri, viene condivisa anche dagli altri partiti di governo.

In secondo, luogo PS e Verdi pensano che questa fascia di reddito (netto) tra i 110’000 e i 140’000 franchi meriti un sostegno complessivo di almeno 10 milioni di franchi,  riuscendo, con proposte “alternative” rispetto a quelle dei partiti borghesi a “raddoppiare l’aiuto” a questi contribuenti  (poco più di 7’000 casi su circa 170’000 partite fiscali secondo i dati 2020).

Aspettiamo di vedere la proposta concreta. Ma, già fin d’ora, appare legittimo chiedersi, da sinistra, se questi nuclei familiari, questo “ceto medio”, che possono disporre di un reddito netto di questo livello (cioè tra i 110’000 e i 140’000 franchi) abbiano veramente bisogno di un simile contributo, di un simile sollievo economico che, fatti quattro conti, non potrà essere superiore mediamente a un migliaio di franchi l’anno.

La nostra impressione è che, di fronte all’offensiva fiscale da parte della destra, PS e Verdi tentino di rincorrerli sullo stesso terreno, cercando di fare le cose in modo più “mirato”, “intelligente”, “efficiente”: ma, sostanzialmente, mettendosi alla caccia di un consenso – elettorale – tra categorie di salariati che formano nuclei familiari – e    fiscali – che sicuramente non sembrano oggi essere in sofferenza. Che la destra faccia questo perché rientra nella propria visione è logico: che la sinistra – che tale vuole o vorrebbe essere – la rincorra su questo stesso terreno è assolutamente inconcepibile.     

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