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Contro la fuga di cervelli servono analisi qualitative” titolavano i giornali lo scorso 27 gennaio. La Commissione economia e lavoro del Gran Consiglio, infatti, chiede al Governo di «allestire uno studio qualitativo per comprendere il fenomeno migratorio e il fabbisogno di manodopera in Ticino». Alla buon’ora!, verrebbe da dire pensando che alla situazione salariale e al tema della migrazione di lavoratori ticinesi oltralpe ( i “talenti” come vengono chiamati) i deputati dell’MPS in Gran Consiglio hanno dedicato almeno sette atti parlamentari, in gran parte ignorati (la prima mozione, tuttora inevasa, data del maggio 2017!). Finalmente si è preso coscienza del problema? Non sembra proprio il caso, guardando le cose più da vicino.

Primo dettaglio sospetto: la mirabolante mozione della Commissione arriva tre giorni dopo la pubblicazione di uno studio dell’Ufficio cantonale di statistica (Ustat) che attesta che i salari mediani in Ticino sono del 23,3% inferiori al resto della Svizzera (cosa nota da un pezzo grazia alla Rilevazione della struttura dei salari effettuata ogni due anni a livello svizzero); studio che attesta che il divario cresce (e pure questo lo sapevamo) e che la quasi totalità di questa differenza non è spiegabile con criteri oggettivi come l’età, la formazione, gli anni di servizio o la posizione gerarchica, ecc.. La vera “novità” è che l’Ustat, per la prima volta, dice chiaramente che in Ticino i salari sono più bassi perché …le aziende pagano meno.

Secondo dettaglio sospetto: lo studio dovrebbe essere affidato alla Supsi o all’Usi. A noi l’unico dubbio che resta è: rispolvereranno il solito Baranzini o lo affideranno alla new entry Baruffini dell’IRE? L’attempato economista ha fatto recentemente l’ennesima figuraccia alla trasmissione Patti Chiari della RSI dedicata al costo della vita spiegandoci che non dobbiamo lamentarci se si vive meglio in altri cantoni, perché da noi c’è tanto sole. Era anche coordinatore dei ricercatori che hanno contribuito allo studio “Oltre la metà del guado” del 2015, nel quale Moda e Farmaceutica venivano descritti come settori d’avvenire per il Ticino. “Lungimirante”, non c’è che dire: la tanto decantata LGI (Luxury Goods Logistics) ha sbaraccato appena le autorità italiane hanno scoperto che le attività dichiarate in Ticino erano in realtà svolte a Milano affibbiandole una megamulta da 1,25 miliardi di euro; stessa cosa per il gruppo Armani; e che dire del Philippe Plein sanzionato dal pure prudentissimo Ispettorato del lavoro talmente erano “di qualità” i posti di lavoro che offriva e offre? Quanto al settore farmaceutico i salari mediani in Ticino sono la metà di quelli svizzeri: o da noi infilano le pillole nelle scatolette una ad una o ci dev’essere un problemino di dumping.
Quanto a Moreno Baruffini è il fido scudiere di Rico Maggi – economista chouchou del DFE dai tempi di Marina Masoni – quello che sosteneva che i bassi salari sono un fattore concorrenziale benefico per l’economia ticinese…

Terzo indizio: lo studio dovrebbe essere presentato entro la fine del 2023. Guarda caso dopo le elezioni cantonali: che sorpresona! Nell’articolo summenzionato, la granconsigliera PLR Diana Tenconi si affretta a spigare che il tema della «fuga» dei giovani dal Ticino «non può essere ridotto alla sola questione salariale”. Lo pensa anche il suo compagno di partito Nicola Pini che, dopo aver incontrato gli studenti a Friburgo, ci ha spiegato che il problema sarebbe quello della “life-work balance” (per i comuni mortali, la cosiddetta conciliabilità lavoro-famiglia). A proposito di conciliabilità: come hanno votato Tenconi e Pini sulle aperture domenicali dei negozi, dove la maggioranza delle lavoratrici sono donne? La conciliabilità vale solo per gli universitari?

Uno studio che sarà affidato al solito “studificio” e che la tirerà ancora per le lunghe per un fenomeno sotto gli occhi di tutti da ormai diversi anni. E sul quale il governo e i suoi partiti sono stati incapaci di fare proposte o anche solo di pensare una strategia.

Ma lo studio servirà sicuramente a promuovere uno dei soliti “eventi” (con aperitivo finale: la parte più interessante) ai quali ci ha abituati in questi anni Christian Vitta; studio che potrebbe concludersi con affermazioni di grande portata  e incoraggianti, in un’ottica “competitiva”, del tipo “da noi ci sono tante ore di sole”.
Anche se per questo basta e avanza MeteoSvizzera.

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