Tempo di lettura: 8 minuti

Nel corso del mese di autunno 2022, l’MPS ha lanciato la petizione “No all’aumento delle tariffe elettriche e del gas” indirizzata al Municipio di Lugano. La petizione chiedeva all’unico proprietario delle Aziende Industriali di Lugano SA (AIL SA) di rinunciare all’aumento delle tariffe dell’energia elettrica e del gas per il 2023. Ben 1’330 cittadine e cittadini hanno firmato la richiesta. Ricordiamo che le AIL SA hanno deciso di aumentare  le tariffe dell’energia elettrica, a partire dal 2023, mediamente del 32,16% rispetto al 2022. A ciò si aggiunge un aumento delle bollette del gas di circa il 40%, senza dimenticare quelle dell’acqua potabile che dal 1° gennaio 2022 sono aumentate del 20%. Una serie di aumenti tariffari su beni fondamentali e di largo consumo che interviene in un anno in cui l’inflazione ufficiale ha raggiunto il 2,8% e nel quale il Ticino ha registrato una nuova impennata (mediamente del 9,2%) dei premi di cassa malati.

Il Municipio di Lugano, per mano del sindaco leghista Michele Foletti, ha preso posizione sulla nostra petizione[1]. La risposta è stata ovviamente negativa. Gli elementi sviluppati dal Municipio per negare questa richiesta meritano di essere analizzati. Da questo esercizio esce rafforzata la convinzione che tale rifiuto sia motivato principalmente dalla volontà politica di mantenere inalterata l’elevata redditività delle AIL SA.

Anche le tariffe dell’AIL volano a causa della liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica

Per spiegare l’impennata dei prezzi del 2023, il Municipio ricorre ai classici “fattori” congiunturali che sono serviti in generale a nascondere i meccanismi reali all’origine di questa situazione, i quali puntano dritti verso i processi speculativi connaturati alla liberalizzazione europea del mercato dell’energia elettrica. Abbiamo già avuto modo di analizzare in articoli precedenti le cause profonde del rincaro dei prezzi dell’energia elettrica. Con l’avvento della liberalizzazione, l’energia elettrica ha assunto completamente la dimensione di merce dalla quale estrarre il massimo tasso di profitto. I nuovi soggetti privati hanno creato un sistema di fissazione dei prezzi completamente scollegato dai costi reali di produzione dell’energia elettrica prodotta e distribuita, parametrandolo invece sui prezzi del vettore più costoso, il gas, al quale tutti gli altri produttori di forme di energia elettrica meno care devono sottostare. In questo modo basta che il prezzo del gas subisca aumenti speculativi per provocare a catena un pesante rincaro di tutte le altre fonti di approvvigionamento in energia elettrica.

Per il Municipio di Lugano è meglio, invece, continuare a nascondersi dietro spiegazioni come le scarse precipitazioni che riducono la “disponibilità idroelettrica” nei mesi invernali, la diminuzione della produzione delle centrali nucleari francesi, la riduzione della fornitura di gas russo a causa della guerra e, addirittura, il basso livello del Reno cha avrebbe limitato il trasporto fluviale del carbone «con conseguente riduzione della produzione e aumento dei prezzi della logistica e dell’elettricità prodotta dalle centrali a carbone».

Queste motivazioni non reggono. I “fattori” enunciati dal Municipio costituiscono una condizione che dovrebbe essere comune a tutte le aziende di produzione e di distribuzione attive in Ticino. Di riflesso, gli aumenti del 2023 dovrebbero essere più o meno gli stessi su tutto il territorio. Invece le differenze sono rilevanti. Le AIL SA sono quello che registrano l’aumento più importante tra il 2022 e il 2023: +32,16%. Seguono le Aziende Industriali Mendrisio con un +30,17%, l’Azienda Elettrica Comunale del Borgo di Ascona con +28,15%, l’Azienda Elettrica Massagno SA con +23,97%, le Aziende Municipalizzate di Stabio con +23,80% e la Società Elettrica Sopracenerina SA con +18,28%. Infine abbiamo 5 aziende comunali con rincari che si situano al di sotto del 10%: l’Azienda Multiservizi Bellinzona con +6,88%, l’Azienda Elettrica Comunale di Airolo con +8,22%, l’Azienda Elettrica Comunale di Bedretto con +4,46%, la Cooperativa Elettrica di Faido con +5,10% e l’Acqua Gas Elettricità SA di Chiasso con 3,84%.

Questo scenario differenziato a livello ticinese sconfessa le supposte cause contingenti alla base degli aumenti registrati dalle AIL SA e porta a concludere, inevitabilmente, che questi siano invece la risultante della componente altamente speculativa della liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica. Detto in altre parole, se così non fosse non si spiegherebbe perché la società Acqua Gas Elettricità SA di Chiasso, la quale non produce energia elettrica in proprio, ha imposto un aumento del 3,84% mentre quello delle AIL SA è stato del 32,16%! Con tutta probabilità i traders della società chiassese hanno comprato quando le condizioni erano migliori, mentre quelli della società luganese hanno speculato fino all’ultimo su una riduzione dei prezzi per poi trovarsi invece confrontati con la loro esplosione. Con tutta probabilità, le AIL SA fanno parte di quel 65% di fornitori che, sulla base di un sondaggio condotto dalla ElCom, ha aspettato l’estate del 2021, o anche oltre, per acquistare tranches di elettricità «sperando che gli aumenti fossero solo temporanei, come spesso accadeva in passato»[2].

Vi è, infine, un altro aspetto da tenere presente. Rispetto alla società Acqua Gas Elettricità SA di Chiasso, le AIL SA dispongono di energia propria diretta e indiretta di valore, tramite i propri impianti (Val Mara per esempio) e tramite la produzione dell’impianto della Verzasca SA che per due terzi spetta al comune di Lugano. Si tratta mediamente di 130-140 GWh, a dipendenza delle annate. Questa energia è acquistata dalle AIL a 5-6 ct./KWh, ossia al costo di produzione. La produzione propria e quella acquistata dalla Verzasca SA, rappresentavano il 15,74% del totale dell’energia erogata nel 2021 delle AIL SA. Nonostante la disponibilità di questa energia elettrica pregiata a bassissimo costo, la società di proprietà del comune di Lugano è riuscita a registrate l’aumento dei prezzi più elevato dell’intero Ticino. Una situazione che meriterebbe più di un approfondimento.

Considerando quanto precede, l’affermazione del Servizio Clienti delle AIL SA si commenta da sola: «da quasi un decennio ci siamo dotati di un settore che si occupa di approvvigionare questa energia sul mercato svizzero e su quelli internazionali alle migliori condizioni e questo già quattro anni in anticipo rispetto a quello durante il quale l’energia verrà utilizzata. Acquisti scaglionati nel tempo permettono di mitigare i rischi legati alla volatilità e ad aumenti repentini e incontrollati dei prezzi. In tutta sincerità, ci sembra di potere affermare che quanto sin qui intrapreso abbia dimostrato efficacia»[3].

Le AIL SA una gallina dalle uova d’oro che deve garantire la massima redditività, sempre…

Al di là delle considerazioni svolte in precedenza, c’è un altro fattore determinante che è bene sottolineare quando si parla delle AIL SA. Alludiamo alla trasformazione giuridica delle AIL di fine anni ’90, quando le stesse sono state trasformate da servizio pubblico comunale in una società anonima privata, anche se controllata al 100% dalla città di Lugano. Non si è trattato solo di una trasformazione giuridica ma anche di un cambiamento a livello degli “obiettivi strategici” imposti alla nuova entità giuridica: realizzare il massimo profitto. Fin da subito la trasformazione societaria, al netto dell’entusiastica adesione al principio politico delle privatizzazioni, aveva permesso al comune di Lugano d’intascare un malloppo di circa 155 milioni di franchi (andato ad abbattere il debito cittadino in crescita) grazie a un giochetto formale: la città vendeva il proprio patrimonio legato al servizio dell’energia elettrica alla nuova società formalmente indipendente che si impegnava ad acquistarlo per la cifra citata.

Con il consolidamento delle AIL SA, il comune di Lugano si è assicurato una fonte stabile di introiti finanziari. Dal 2002 al 2021, le AIL SA hanno versato alle casse cittadine un totale cumulato di 133,4 milioni di franchi sotto forma di dividendi, pari a una media annua di 6,670 milioni di franchi. Dal 2013 al 2021, i dividendi incassati sono stati pari a 9,2 milioni di franchi all’anno, somma che costituisce circa il 4% delle entrate correnti totali della città. In maniera evidente, le AIL SA costituiscono un cespite di entrate sicuro e costante per il comune di Lugano, indipendentemente dagli andamenti “congiunturali”. Infatti, l’energia elettrica costituisce una merce “anelastica” nella misura in cui la sua richiesta non dipende dagli aumenti o delle diminuzioni del suo prezzo, essendo ormai un bene fondamentale nella nostra società. Ciò significa che i dividendi pagati delle AIL SA al comune di Lugano non subiranno una diminuzione neppure con l’aumento vertiginoso dei prezzi deciso per il 2023. I 114’707 clienti delle AIL SA garantiranno con il rialzo delle loro fatture e con il fatto che non possono scegliere un altro fornitore di energia elettrica, il livello inalterato dei dividendi incassati dal comune di Lugano. Nella sua risposta alla petizione dell’MPS, il Municipio di Lugano scrive che «tuttavia, i prezzi di prodotti e servizi non fanno però parte di quegli aspetti su cui un Municipio ha potere decisionale, ciò in quanto parte di un sistema di economia di mercato». Affermazione falsa. In realtà il Municipio e, sussidiariamente, le AIL SA avrebbero un margine di manovra importante per ridurre i prezzi dell’energia elettrica. Semplicemente Foletti e soci non vogliono rinunciare a entrate finanziarie importanti, anche se ottenute e mantenute sulle spalle della propria clientela. La scelta è eminentemente politica.

Se ci fosse la volontà politica, si potrebbe contenere l’aumento dei prezzi…

Alla fine della sua presa di posizione, il sindaco Foletti affermava che «tenuto conto degli aspetti presentati si ritiene come “non percorribile” quanto proposto dalla petizione. Ciò significherebbe infatti mettere a rischio l’esistenza delle AAE stesse [Aziende di approvvigionamento energetico, quindi in questo caso le AIL SA]». È la solita tattica del catastrofismo, messa in avanti per evitare il confronto politico.

In primo luogo, neppure volendo, riusciamo a immaginare un modo per affondare una società che vende un bene fondamentale come l’energia elettrica in un regime di quasi monopolio. In secondo luogo non è questo il nostro obiettivo. La nostra petizione chiedeva di rinunciare all’aumento dei prezzi deciso per il 2023. Non di fornire gratuitamente l’energia elettrica… Ora ci sono diverse maniere per attenuare le oscillazioni dei prezzi, riducendo l’impatto sull’utenza. Il primo fattore da tenere in considerazione è che si tratterebbe di un intervento limitato nel tempo. L’impennata dei prezzi non è permanente, anche se la liberalizzazione del mercato potrà comportare in futuro altre crisi speculative. Secondariamente, il Municipio, quale unico azionista, potrebbe decidere di ritornare ai prezzi del 2022. Evidentemente questa scelta renderebbe necessario un intervento finanziario importante per compensare la differenza del prezzo dell’energia acquistata sul mercato europeo durante la speculazione del secondo semestre 2021. Un primo passo sarebbe quello di rinunciare ai dividendi, 9,2 milioni di franchi, destinandoli a parziale copertura della differenza sui prezzi. Ma non sarebbe ovviamente sufficiente. Si renderebbe imprescindibile un intervento da parte della AIL SA. Questa società gode di un’ottima salute finanziaria. Per anni ha potuto consolidare un patrimonio finanziario di assoluto rilievo. In questo senso, le voci contabili “Accantonamenti a breve termine” e “Accantonamenti a lungo termine” registrano cumulativamente, nel 2021, un valore di 184,189 milioni di franchi. Se ci concentriamo esclusivamente sugli “Accantonamenti a lungo termine” – anche se quelli a breve termine meriterebbero un’analisi accurata – questi raggiungevano, sempre nel 2021, la cifra elevatissima di 120,995 milioni di franchi. A titolo di paragone, nel 2021, l’Azienda Elettrica Ticinese (AET) aveva a passivo accantonamenti a lungo termine per 23,283 milioni di franchi (16,081 milioni di franchi di accantonamenti a breve termine…), ossia una cifra cinque volte inferiore a quella contabilizzata dalle AIL SA… Un dato assolutamente poco chiaro: non si capisce infatti quali siano i rischi futuri e ipotizzabili per le AIL SA che giustifichino degli accantonamenti di 121 milioni di franchi, tenuto conto del fatto che il mercato dell’energia elettrica è una fonte molte stabile di redditività anche in futuro e che, questo è il nocciolo della questione, qualsiasi aumento dei prezzi è semplicemente ribaltato sui clienti (la speculazione a zero rischi aziendali…). E neppure si capisce quale evento debitorio del passato, di cui l’importo e/o la scadenza sono incerti, giustificherebbe degli accantonamenti della portata di quelli delle AIL SA. Qualche delucidazione in merito ai clienti sarebbe necessaria, almeno per dissipare qualche legittimo dubbio in merito a questa scelta contabile…

Appare perciò evidente come gli accantonamenti a lungo termine dell’azienda luganese siano in realtà delle riserve palesi o libere. Infatti, gli accantonamenti economicamente non necessari che non vengono sciolti diventano delle riserve latenti. Anche gli accantonamenti per investimenti o progetti futuri sono considerati tali. Le riserve latenti possono essere dunque sciolte per far fronte a situazioni improvvise, importanti, gravi. Come l’aumento sproporzionato dei prezzi generati da manovre speculative sui mercati dell’energia elettrica, situazione della quale i clienti sono vittime passive. In questo senso, il comune di Lugano potrebbe perciò imporre uno scioglimento parziale di queste riserve palesi per riportare i prezzi delle tariffe elettriche al 2022, senza mettere in pericolo l’esistenza delle AIL SA[4]. Tanto più che la manovra avrebbe un carattere eccezionale e limitato nel tempo. Senza considerare che la stabilità del settore della fornitura di energia elettrica, in termini di redditività garantita da una domanda che non diminuirà nel tempo, permetterebbe una rapida ricostituzione di queste riserve. Invece il comune di Lugano, con alla sua testa il Municipio [5], preferisce conservare intatto il forziere della sua azienda elettrica ribaltando sui clienti-cittadini l’elevato aumento dei prezzi. L’ennesima dimostrazione di come i bisogni sociali passino in secondo piano, davanti agli interessi finanziari.


[1] Risoluzione municipale del 12 gennaio 2023, in risposta alla Petizione “No all’aumento delle tariffe elettriche e del gas”.

[2] Risposta email a una nostra richiesta d’informazione inoltrata all’ElCom, 14 ottobre 2022.

[3] Risposta email a una nostra richiesta d’informazione inoltrata alle AIL SA, 28 settembre 2022.

[4] Per quanto riguarda gli investimenti, questi si potrebbero limitare – fino a quando perdurano i prezzi elevati – allo stretto necessario, ossia agli interventi urgenti. Per esempio, nel 2021, gli investimenti per la rete elettrica e per quella del gas sono stati dell’ordine di 22,4 milioni di franchi. Comunque, sia gli accantonamenti a corto che a lungo termine sono così elevati che garantirebbero il margine di manovra delle AIL SA sia nel campo degli investimenti che in quello della riduzione delle tariffe elettriche.

[5] Chissà cosa penserebbe di questa situazione il Nano Bignasca, caro Foletti, che è stato fautore di epiche battaglie per abbassare le tariffe dell’energia elettrica a Lugano… E come dimenticare, nel 1996, le prese di posizione di Armando Giani, allora capogruppo della Lega dei Ticinesi in consiglio comunale a Lugano, che dalle colonne di Gazzetta Ticinese (9.01.1996) tuonava: “Abbassiamo le tariffe delle Aziende AIL!”…

Print Friendly, PDF & Email