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L’applicazione di questo concetto presente nella Costituzione federale è stato oggetto di numerose interpretazioni  a dipendenza dei momenti storici. Il mito della neutralità propone una rappresentazione del mondo e del suo funzionamento.

Dobbiamo interrogarci da un punto di vista globale e fondamentale: un paese imperialista, partecipe dello sfruttamento della forza lavoro e del saccheggio delle risorse naturali di altri paesi, in grado di estendere la propria influenza economica e finanziaria su gran parte del pianeta, può essere considerato come neutrale? In effetti, la Svizzera partecipa attivamente all’organizzazione e alla stabilità di un ordine mondiale capitalista, in modo significativo, attraverso l’estensione dei mercati per le proprie multinazionali e accogliendo sul territorio nazionale le grandi compagnie mondiali del commercio delle materie prime. Le attività del gruppo Nestlé, per non prendere che un esempio, modificano l’economia, la società e la politica dei paesi dove tali attività si sviluppano. L’intervento della SECO (Segreteria di Stato dell’Economia) lo scorso anno nei confronti dell’OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio), contro una legge sulla sanità pubblica in  Messico, emanava direttamente dalle preoccupazioni di Nestlé. Altri gruppi svizzeri si trovano tra i leader mondiali di vari settori economici: l’industria del cemento, la chimica, la farmaceutica, la finanza. L’insieme di queste attività determina le condizioni di vita di numerose popolazioni.

Con queste premesse risulta difficile associare la neutralità alla Svizzera, anche se assente direttamente da conflitti armati.

Neutralità = Prosperità?

Invocare la neutralità permette di occultare completamente questo ruolo nell’organizzazione dell’ordine mondiale e di evitare interrogativi sulle conseguenze di queste attività. Fare affari è un’azione pacifica, anche nelle peggiori dittature! Accogliere il denaro frutto del saccheggio della natura, dello sfruttamento del lavoro all’estero, della corruzione endemica, ecco cosa illustra bene come viene applicato l’articolo 54 della Costituzione quando afferma che gli “affari esteri” devono concorrere “al benesere del Paese”. Questa definizione occulta anche il carattere di classe della nostra società, in quanto l’accumulazione delle ricchezze è accaparrata dai capitalisti, principali beneficiari di questa neutralità e di questa prosperità.

La piazza finanziaria e il commercio delle materie prime non è neppure neutrale dal punto di vista della distruzione dell’ambiente e dell’aumento delle energie fossili.

Allineamento alla NATO

Sulpiano militare questa neutralità ha qualcosa di curioso. Durante la guerra fredda, molti standard dell’esercito erano compatibili con quelli della NATO (sistemi d’armamento, munizioni, comunicazione). Dopo il crollo del Patto di Varsavia e dell’URSS, tutto ciò è continuato in modo del tutto  trasparente. Circondata da paesi membri della NATO, risulta difficile credere che questo spazio neutrale possa essere minacciato separatamente, per via terrestre o aerea. Il recente aumento di due miliardi del budget militare è del tutto ideologico. La guerra in Ucraina diventa un pretesto per rilanciare il nazionalismo militare dietro il paravento della neutralità. È d’altronde significativo, dal punto di vista della preservazione del capitalismo elvetico, che gli articoli 173 e 185 della Costituzione associno la neutralità alla sicurezza interna e alla difesa di fronte a “gravi turbamenti, esistenti o imminenti, dell’ordine pubblico o della sicurezza interna o esterna”.

Neutralità = Nessuna sanzione?

La pressione per allinearsi alle grandi potenze occidentali (USA, UE) spinge la classe politica ad adattarsi a nuove posizioni, come la presenza della Svizzera nel Consiglio di sicurezza dell’ONU. L’applicazione delle sanzioni decise dall’UE provoca reazioni divergenti, nonostante queste misure siano applicate con parsimonia: ritardo nella decisione di aderire alle sanzioni, blocco insignificante dei beni russi nelle banche svizzere (6-7 miliardi su un totale di circa 150/200 miliardi), florido commercio di gas, petrolio e acciaio russi, commercio record di oro russo il mese d’agosto 2022, commercio record di carbone nel 2022 (la Russia è tra i primi produttori mondiali: 441 milioni di tonnellate nel 2019).

Si tratta semplicemente di continuare a fare affari con il cliente di turno (e i russi sono tra i migliori clienti) o di schivare la condanna dell’imperialismo russo. Ecco che diventa così perfettamente plausibile nascondersi dietro la foglia di fico della neutralità.

Noi siamo favorevoli ad ogni pressione che vada nel senso di una giustizia sociale, dall’espropriazione delle grandi fortune provenienti dal saccheggio dei popoli, alla condanna dei responsabili delle guerre e dei crimini contro l’umanità. Restare neutrali, chiudere gli occhi sulle atrocità e le distruzioni, economiche e ambientali, significa diventare complici di un ordine mondiale profondamente ingiusto.

Usciamo da questa neutralità, impegniamoci attivamente per un avvenire senza oppressione né sfruttamento.

*Articolo apparso sul sito www.solidarites.ch il 2 marzo 2023. La traduzione in italiano è stata curata dal segretariato MPS.

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