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Lugano, come noto, si è lanciato nel mondo delle criptovalute (con il suo ormai famoso Plan B). E i Municipali di Lugano, quando parlano di questo piano e del mondo della finananza speculativa nel quale esso è inserito, ostentano sempre grande fiducia e sicurezza. Ripetono frasi ed espressioni – che sicuramente qualcuno ha preparato per loro – che ostentano competenza nella materia, sicuri che nulla potrà disturbare i piani di sviluppo del loro progetto.
Quando qualcuno li interroga sui pericoli per Lugano, dal punto di vista finanziario, di questo progetto, la risposta è sempre la stessa: il progetto è sicuro e, soprattutto, le società e le persone che sono coinvolte offrono le più ampie garanzie di serietà e sicurezza. Qualità che emergono dai colloqui che i responsabili politici e amministrativi della città avrebbero con i responsabili di queste società che animano il progetto luganese.
Il modo in cui la città di Lugano sta affrontando le conseguenze della crisi di Credit Suisse, in particolare sul progetto di PSE di cui Credit Suisse è, per 4/5, committente e finanziatore nei confronti di HRS – la società che dovrebbe costruire tutte le infrastruttre del PSE – non può non preoccupare.
Sabato 18 marzo, quando ormai persino i paracarri avevano capito che per Credit Suisse non c’era più speranza, il municipale e vice-sindaco di Lugano Roberto Badaracco continuava ad esprimere un becero ottimismo, privo di qualsiasi seria riflessione. Ecco cosa ha dichiarato in una intervista a Teleticino.
Conseguenze per il PSE? “Non credo che possa succedere” risponde serafico Badaracco. E poi eccolo calare l’asso, l’argomento che lo rende così sicuro: “Le ultime garanzie date dalla BNS confortano la situazione della banca. Ho anche avuto un’email da parte del direttore responsabile ticinese Marzio Grassi, che rassicurava sulla stabilità di Credit Suisse. Non credo ci saranno ripercussioni“. Sappiamo tutti come è andata a finire. Ci sarebbe da ridere a crepapelle se la situazione non fosse drammatica per decine di migliaia di persone: i dipendenti di Credit Suisse che perderanno il loro lavoro, piccoli azionisti e risparmiatori, aziende, etc.

Ma ormai è questo il metodo con il quale fa politica il Municipio di Lugano (e non solo), decidendo e reagendo agli avvenimenti sulla base di quello che viene suggerito loro dagli amici o dagli amici degli amici che, naturalmente, pensano prima di tutto ai propri interessi e a quali poco importa del progetti, delle aspirazioni e del futuro  delle cittadine e dei cittadini di Lugano.

*articolo apparso sul quotidiano La Regione martedì 21 marzo 2023.

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