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Pubblichiamo qui di seguito il comunicato con il quale il collettivo femminista Io l’8 ogni giorno ha voluto accompagnare la sua azione in occasione dell’8 marzo. (Red)

Tornando in alcuni luoghi purtroppo simbolici, il collettivo femminista Io l’8 ogni giorno vuole ricordare l’importanza e l’urgenza di saper vedere, ascoltare e capire il fenomeno enorme e strutturale delle violenze maschili sulle donne.
Solo togliendo la testa dalla sabbia una volta per tutte e ascoltando la voce di noi donne e le nostre rivendicazioni, sarà possibile creare le condizioni necessarie per prevenire queste violenze e per proteggere le vittime e rendere loro giustizia. 

“Il paese degli struzzi”, con questo slogan il collettivo femminista Io l’8 ogni giorno vuole ribadire la necessità urgente di promuovere una vera politica di protezione delle donne vittime di violenza e di prevenzione della violenza di genere.

Tornando su alcuni luoghi simbolici, il collettivo vuole ricordare come la violenza contro le donne sia un fenomeno strutturale e funzionale al sistema capitalista e patriarcale, il quale perpetua il ruolo di “angelo del focolare” delle donne e sottolinea come il corpo femminile debba sempre essere a disposizione del desiderio maschile. 

Solo per la questione della violenza domestica la polizia ticinese è sollecitata in media tre volte al giorno. Le denunce, lo sappiamo bene, sono solo la punta dell’iceberg.  
Oltre a gravissimi episodi di femminicidio avvenuti anche in Ticino, è impossibile dimenticare una serie di fatti che hanno messo in luce la presenza e la connivenza di molestie e abusi nei contesti professionali: RSI, Unitas, Scuole, DSS, ecc. 
L’emergere di questi casi dimostra come il fenomeno della violenza sulle donne sia molto più profondo e diffuso; una violenza sommersa e vissuta il più delle volte nel silenzio, nella paura e in solitudine. Una violenza che assume diverse forme – fisica, sessuale, psicologica ed economica – ma che colpisce tutte quante!

Purtroppo, nel terzo millennio, proteggersi dalla violenza maschile in Svizzera sembra ancora un’impresa impossibile. 
Chi prova a parlare e a denunciare molto spesso non viene creduta e deve confrontarsi con un percorso molto difficile e umiliante, nel quale il coraggio di raccontare porta a una rimessa in discussione della testimonianza, con l’obiettivo di trasformare le vittime in colpevoli.

A questo fenomeno oggi sembra essersi aggiunto un nuovo tassello pericolosissimo: quando finalmente le donne trovano il coraggio e la forza di parlare, quando gli episodi vengono a galla magari dopo molti anni chi ha parlato viene accusata di non averlo fatto per tempo o di non averlo fatto abbastanza chiaramente (!). Le vittime quindi non solo hanno dovuto subire abusi e molestie, ma devono anche sentirsi colpevolizzate per non aver parlato subito. 
La responsabilità però non è delle vittime, piuttosto è di chi vede ma fa finta di non vedere, di chi non mette in atto tutti gli strumenti necessari per permettere alle donne di essere protette e di poter parlare sapendo di trovare l’ascolto e la protezione necessarie. Di chi non si schiera apertamente contro violenti e molestatori, ma cerca mille giustificazioni per difendere l’indifendibile.

Oggi viviamo ancora in un sistema che protegge gli uomini violenti e molestatori, che tiene la testa sotto la sabbia come uno struzzo e che, peggio ancora, accusa le donne di non denunciare e parlare.
Il governo cantonale ha presentato lo scorso autunno un aggiornamento del suo “piano d’azione” contro la violenza. Le timide misure proposte non vanno certamente a modificare la realtà delle cose: chi oggi subisce violenza fa fatica a trovare ascolto e si scontra spesso con istituzioni e servizi che tendono a sminuire e banalizzare quanto stanno vivendo le vittime le quali, anche per questi motivi, fanno fatica a uscire dalla violenza. Appare evidente che le risorse messe a disposizione delle strutture di protezione e di aiuto sono ancora troppo limitate e non corrispondono al reale bisogno. 
Il collettivo ha da tempo un suo piano d’azione femminista alternativo e chiede in particolare: 

  • l’attivazione di un numero unico d’emergenza cantonale attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7 gestito da personale professionista preferibilmente femminile;
  • la creazione di sportelli e centri antiviolenza in tutti i più grandi comuni del Cantone e la possibilità di chiedere aiuto in farmacie, centri commerciali e online;
  • l’attivazione di un “Codice rosa” nei pronto soccorso per le donne che arrivano in ospedale dopo una violenza;
  • la creazione di un reddito di emergenza immediato per le donne che vogliono uscire da una situazione di violenza domestica;
  • l’attivazione di una vasta e capillare campagna di informazione e prevenzione su tutto il territorio cantonale.
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