L’AVS e la «socialità mirata» dell’UDC 

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I beneficiari di rendite AVS non avranno la compensazione integrale del rincaro reale del 2,8% (ma solo del 2,5% come deciso sulla base dell’indice misto). Niente di sorprendente visto l’andazzo a Berna in fatto di previdenza vecchiaia; lo “scandalo” stavolta è suscitato dalla pubblicazione dei nomi dei ticinesi che hanno affossato la proposta, forse perché c’è gente che davvero crede ancora che questi partiti si interessano davvero alla “classe media” e sono dalla parte “di chi lavora”. Hanno votato no Lorenzo Quadri (Lega, gruppo UDC), Piero Marchesi (UDC), Rocco Cattaneo (PLR) e Alex Farinelli (PLR). A seguito della comprensibile valangata di critiche, Piero Marchesi ha pensato bene di spiegare la ragione del suo no: è troppo poco quello che andrebbe ai pensionati e poi comunque sono a pioggia e, soprattutto, ne beneficia anche a chi sta bene.

Strano argomento visto che l’UDC ha sostenuto in Gran Consiglio una deduzione fiscale per i premi di cassa malati fino a 1’200 franchi per ogni figlio a pioggia e a beneficio soprattutto dei benestanti visto che più è elevato il reddito più risparmi in imposte, anche se non fai fatica a pagare i premi per i figli. Quindi va bene favorire i benestanti ticinesi con imponibili anche sopra i 200’000 franchi, ma non i pensionati che ricevono la “bellezza” di 2’450 franchi (rendita massima AVS) dopo aver lavorato 44 anni?

Vabbè, son “dettagli” a cui uno deciso e coerente come Marchesi non dà gran peso… Lui infatti ha già pronta la panacea per i pensionati: agire tramite sgravi fiscali (che idea fresca e nuova!). Con un’operazione congiunta i due candidati UDC al Consiglio di Stato inoltrano a tempo record due atti parlamentari: Marchesi una mozione a Berna e Paolo Pamini un’iniziativa parlamentare in Ticino. “È la soluzione migliore per fare socialità mirata ai beneficiari di Avs/Ai che hanno davvero bisogno, e non a pioggia sperperando soldi, per valorizzare il potere d’acquisto degli anziani”, assicura il presidente dell’UDC ticinese che poi sciorina una serie di cifre di possibili risparmi fiscali per i pensionati da leccarsi i baffi: fino a 1’600 franchi!

Il testo chiede di estendere a livello federale il modello ticinese che prevede una deduzione di 8’000 franchi per i contribuenti soli con rendite Avs/Ai fino a un reddito di 21’000 e dei contribuenti coniugati con un reddito fino 27’000 franchi, poi la deduzione decresce con l’aumento del reddito. La proposta però ha un non so che di “déjà vu” e infatti basta fare una ricerchina su internet e…SORPRESA: è esattamente la stessa proposta presentata da Marco Chiesa e bocciata sonoramente dal Consiglio degli Stati il 28 febbraio, vale a dire una settima prima che Marchesi la ripresentasse pari pari (Qui la proposta di Chiesa https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/suche-curia-vista/geschaeft?AffairId=20223996  e qui la copia di Marchesi: https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/suche-curia-vista/geschaeft?AffairId=20233052

Naturalmente dei 1’600 franchi di risparmi fiscali ipotizzati dall’UDC neanche l’ombra nella risposta del Consiglio federale. Per l’imposta federale diretta le persone con redditi bassi beneficiano di aliquote ridotte e di un’assenza di progressione. Applicando il modello ticinese, come chiesto dall’UDC, una persona sola senza figli con un reddito imponibile di 21’000 franchi risparmierebbe “ben” 50 franchi l’anno; con un imponibile di 39’000 franchi il “vantaggio” sarebbe di 18 franchi l’anno. Per coppie sposate con due figli e con imponibili di 27’000 e di 45’000 non ci sarebbe nessun risparmio d’imposta, semplicemente perché non pagano l’imposta federale diretta. Alla faccia della soluzione e della “socialità mirata”!

Più potere di acquisto” per i pensionati e i lavoratori si ottiene solo se si adeguano pensioni e salari al rincaro, si ottiene rafforzando l’AVS, si ottiene garantendo davvero “l’adeguata continuazione del tenore di vita abituale”. I soldi per sgravare gli azionisti, i ricchi e le imprese l’UDC li ha sempre trovati, che faccia uno sforzino anche per la stragrande maggioranza dei lavoratori e dei pensionati invece di riproporre, come un disco rotto, false soluzioni.

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