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Il recente sciopero nella funzione pubblica a difesa delle rendite del secondo pilastro (IPCT) ha visto in prima linea gli insegnanti delle scuole medie e superiori. Una mobilitazione auto-organizzata che ha dato fastidio ad ampio raggio. Il fatto che le e gli insegnanti abbiano costituito la spina dorsale di questa mobilitazione importante ha valso loro il diritto di essere il bersaglio principale di attacchi pretestuosi e velenosi, i quali si sono concentrati quasi essenzialmente sulla supposta “condizione di privilegio” della quale godrebbe.

Gli argomenti per sconfessare questo volgare attacco sono molti. Con il presente contributo vogliamo analizzare la situazione salariale della funzione pubblica cantonale e, nello specifico, quella delle e degli insegnanti.

La Svizzera è uno dei paesi più ricchi al mondo ma anche uno dei peggiori in materia di dati statistici offerti, tanto più se si considerano le risorse disponibili per garantire un tale servizio. Nonostante questo limite considerevole, siamo comunque riusciti a recuperare una serie di dati interessanti. La nostra analisi partirà dalle condizioni salariali rispetto ai vari tipi di formazione e all’appartenenza al settore pubblico e privato, discendendo più nel dettaglio quando si affronteranno i dati relativi all’insegnamento.

Aprendo questo link https://mps-ti.ch/wp-content/uploads/2023/06/Statistiche-articolo-insegnanti.pdf si possono consultare tutti i dati statistici ai quali si fa riferimento in questo articolo.

In Ticino, più aumenta il grado di formazione più diminuiscono i salari e cresce il divario con il resto della Svizzera

Il primo passo ci porta ad analizzare l’evoluzione salariale secondo il tipo di formazione, operando un confronto fra la situazione Svizzera e quella del cantone Ticino. Questo approccio è interessante poiché alcune formazioni sono specifiche al mondo dell’insegnamento e della ricerca.

Il primo dato da sottolineare è la profonda differenziazione fra il livello nazionale e quello ticinese rispetto ai diversi tipi di formazione e all’evoluzione temporale. I dati che seguono riguardano il settore privato e pubblico nel loro complesso.

Il primo aspetto di rilievo è l’evoluzione della mediana salariale fra le due realtà sul periodo 2002-2020. In questo senso si osservano due movimenti. Il primo vede crescere il divario per formazione fra la media svizzera e il cantone Ticino. Nel caso della media svizzera, tutti i titoli di formazione subiscono nel periodo citato una crescita. E secondariamente, a parte il caso del titolo “Formazione professionale superiore” – con una crescita in Ticino del 14,60% contro un aumento medio in Svizzera del 12,49% -, l’evoluzione percentuale è maggiore in Svizzera per tutti i titoli di formazione, partendo oltretutto da mediane salariali reali molto più elevate.  Da sottolineare che in Svizzera il titolo di “Brevetto d’insegnamento” è quello che registra la crescita maggiore con un +44,5%, passando da 5’875 franchi nel 2002 agli 8’489 franchi del 2020 (+ 2’614 franchi). Una dimostrazione lampante che in Svizzera la figura professionale dell’insegnante ha subito un’importante rivalutazione in termini per lo meno finanziari.

A livello ticinese, questa categoria ha pure conosciuto una crescita, ma assai inferiore ai ritmi ottenuti mediamente nel resto del paese. Infatti la mediana è cresciuta del 28,33%, da 5’429 a 6’967 franchi (+ 1’538 franchi). Nel 2002, la differenza fra la Svizzera e il Ticino per questo tipo di formazione era di 446 franchi, cresciuta nel 2020 a 1’522 franchi, ossia 3,4 volte di più.

Il secondo movimento rinvia al fatto che in Ticino alcuni tipi di formazione hanno addirittura conosciuto una diminuzione generale dal 2002 al 2020 mentre altri hanno fatto segnare  una crescita la cui consistenza equivale tuttavia praticamente a una marcia sul posto. È il caso della formazione “Università, politecnico”, la cui mediana era nel 2002 di 8’488 franchi, scesa a 7’765 nel 2020, pari a una contrazione dell’8,52%. Nel 2002 la differenza con il resto della Svizzera era di 786 franchi. Nel 2020 è aumentata raggiungendo i 2’410 franchi! Anche la mediana delle persone a beneficio di una “Maturità” ha subito un consistente peggioramento: dai 5’625 franchi nel 2002 ai 5’080 franchi del 2020 (-9,69%). I titolari di una formazione “Scuola universitaria professionale” hanno beneficiato di una crescita ridicola: da 7’180 a 7’276 franchi, pari all’1,34%, ossia 5,33 franchi di aumento medio all’anno…

Da questo primo insieme di dati emerge come la “valorizzazione salariale” delle formazioni intellettuali, e in parte legate all’insegnamento sia chiaramente, sia nettamente inferiore in Ticino rispetto alla media svizzera. Peggio, in alcuni ambiti, mentre la mediana cresceva nel resto della Svizzera, in Ticino è addirittura diminuita in termini reali.

In Ticino nel settore privato il dumping colpisce anche le formazioni più qualificate; ma anche quello pubblico non ha esitato a peggiorare le condizioni salariali…

Prima di passare all’analisi più dettagliata della professione d’insegnante, vale la pena di passare in rassegna i dati concernenti le mediane salariali secondo la formazione ottenuta in Ticino tra settore pubblico e settore privato.

Il primo elemento da sottolineare è che nel settore pubblico tutte le tipologie di formazione danno diritto a mediane salariali più elevate. Il secondo, è che queste differenze sono elevate. Sebbene l’evoluzione percentuale sul periodo 2002-2020 della mediana generale (di tutti i titoli di formazione) è più favorevole al settore privato con un più 19,42%, rispetto al più 14,87% del settore pubblico, la differenza in valori assoluti ha raggiunto i 1’986 franchi mensili nel 2020, a fronte di una differenza di 1’667 franchi nel 2002. Un fossato consistente. Questa situazione dovrebbe aprire un ampio dibattito politico sulle sue cause. Evidentemente, la molla che provoca questa dinamica è da ricercare nel dumping salariale sempre più diffuso e generalizzato nell’economia privata ticinese, riflesso di un sistema che dipende in maniera determinante dal livello del tasso di sfruttamento della forza lavoro quale fonte di estrazione del plusvalore.

L’osservazione di alcuni titoli di formazione conferma e peggiora la dinamica generale appena evocata. È il caso dei titolari di una formazione universitaria (e del politecnico). Nel settore privato la diminuzione percentuale è stata addirittura del 15,83% sul periodo 2002-2020, contro una diminuzione in quello pubblico dell’11,38%. In valori assoluti, l’universitario attivo nel settore privato ha perso 930 franchi sul periodo preso in considerazione, contro i 1’116 del suo collega attivo nel pubblico. Il problema sono i punti di “partenza” e quelli di “arrivo”. L’universitario impiegato nel privato faceva segnare una mediana salariale di 7’667 franchi nel 2002, scesa a 6’737 franchi nel 2020. L’universitario impiegato nel pubblico disponeva di 10’204 franchi nel 2002, ridottisi a 9’042 nel 2020.

La situazione per i beneficiari di un brevetto d’insegnamento è ancora più drammatica. Nel settore privato l’evoluzione della mediana salariale negli ultimi 18 anni è stata addirittura negativa: -4,86%. La mediana salariale era di 5’393 nel 2002, scesa a 5’128 franchi nel 2020. Nel settore pubblico, l’evoluzione è stata positiva: + 14,43% dal 2004 al 2020 (i dati per il 2002 non sono ancora disponibili). In termini reali, la mediana salariale è passata da 7’432 franchi nel 2002 a 8’505 franchi nel 2020.

Evidentemente i detrattori delle funzionarie e dei funzionari pubblici che stanno lottando per le loro pensioni troveranno in questa configurazione statistica la prova della condizione di privilegio di questa categoria di salariate e di salariati.

A simili argomentazioni, vale la pena osservare, prima di tutto, che non vi è nulla di negativo e di contradditorio nel fatto che una categoria di lavoratori che gode di buone condizioni di lavoro, lotti per evitarne il peggioramento. Dovrebbe essere una condizione comune a tutte le fasce di salariati e di salariate. In secondo luogo, la realtà statistica bisogna leggerla fino in fondo. Coloro che possiedono un brevetto d’insegnamento nel settore pubblico hanno beneficiato di una crescita media della mediana salariale in 16 anni pari allo 0,9%. Un’evoluzione che non ha nulla di straordinario, anzi. Il vero problema è che coloro che possiedono un brevetto d’insegnamento nel privato sono stati vittime di un processo importante di erosione dei propri salari, generata delle politiche di dumping salariale fomentate dalle istituzioni private attive nell’insegnamento.    

La situazione salariale nel ramo degli “specialisti dell’educazione”. Anche in questo ambito la situazione in Ticino è peggiorata…

La statistica federale offre una serie di dati che permettono di affinare l’analisi della situazione salariale per gli insegnanti, ossia la categoria degli “specialisti dell’educazione” secondo la Nomenclatura svizzera delle professioni – CH-ISCO-19[1], settore privato e pubblico insieme, per tutte le grandi regioni economiche del paese e per il periodo 2012-2020. Inoltre è proposta una scomposizione per tre fasce d’età (fino a 29 anni, da 30 a 49 anni e 50 anni e più) e tutti i dati riguardano sia gli uomini che le donne. Iniziamo da un confronto a livello dei dati totali (tutte le fasce d’età ed entrambi i sessi) fra le grandi regioni economiche.

A livello della media svizzera, la mediana salariale lorda è diminuita dell’1,44% sul periodo preso in considerazione, passando da 9’557 a 9’419 franchi. In ben 5 grandi regioni economiche su 7 la mediana salariale è diminuita. Quindi, si registra un movimento generale di riduzione dalla condizione salariale fra gli e le “specialisti dell’educazione”, categoria in massima parte composta di insegnanti della scuola primaria e secondaria.

Due grandi regioni economiche registrano una diminuzione superiore al 5%: la regione della Svizzera nordoccidentale con un -6,35% e il Ticino con un ben più consistente -16,73% in soli 8 anni. Nel nostro cantone la mediana generale è passata da 10’023 a 8’346 franchi. Da notare che nel 2012, la mediana salariale generale del Ticino era più elevata di quella nazionale, superata solo dalle regioni di Zurigo (10’055 franchi) e della Svizzera nordoccidentale (10’034 franchi). Ciò che dà la misura dell’intensità del peggioramento registrato a Sud delle Alpi. Nel 2020, la differenza salariale mediana degli “specialisti dell’educazione” in Ticino rispetto alla media elvetica è stata di 1’073 franchi. Se paragonato alla mediana salariale generale più elevata, i 10’228 franchi della regione Zurigo, il divario ammontava, sempre nel 2020, a 1’882 franchi.

Sempre da un punto di vista salariale generale, è interessante seguire l’evoluzione fra uomini e donne. Sul periodo considerato, i salari delle “specialiste dell’educazione” a livello svizzero hanno registrato una lievissima crescita: + 0,34%, passando da 8’995 a 9’026 franchi (+ 31 franchi). La mediana salariale degli uomini è diminuita pure in maniera lievissima: -0,18% (-19 franchi), da 10’490 a 10’471 franchi. Emerge con evidenza l’ancora elevata differenza fra i due sessi: nel 2020 le donne guadagnavano mediamente 1’445 franchi in mendo dei loro colleghi uomini!  Nel 2012 la differenza era praticamente la stessa: 1’495 franchi.

La possibile spiegazione di queste importanti differenze rimanda a due fattori fondamentali. Da una parte, il fatto che nel settore privato possono essere aggirati più facilmente limiti legali alla possibilità di pagare salari più bassi alle donne rispetto agli uomini, contrariamente al settore pubblico dove i vari statuti e leggi permettono assai meno queste discriminazioni di genere. Dall’altra parte, ed è forse il fattore determinante, le donne sono ancora più presenti nei segmenti dell’insegnamento con i salari più bassi. Per esempio, in Ticino, le donne sono maggioritarie nelle scuole primarie, mentre gli uomini sono maggioritari nelle scuole secondarie – in particolare quelle superiori, dove i salari sono più elevati. Questa questione meriterebbe un’analisi specifica che al momento non siamo in grado di offrire.

Sempre rimanendo nell’analisi di genere a livello generale, si registra una tendenza oltremodo negativa. In ben quattro grandi regioni su sette, la differenza fra la mediana salariale pagata alle donne e quella pagata agli uomini è addirittura aumentata sul periodo 2012-2020. Il Ticino è la grande regione dove la differenza di salario fra uomini e donne è diminuita maggiormente: dai 1’835 franchi del 2012 ai 540 franchi del 2020. Una differenza che rimane ingiustificabile e assolutamente importante: su base annua essa ammonta a 7’020 franchi! Inoltre, va sottolineato che questa diminuzione della disparità di genere avviene all’interno di una potente diminuzione generalizzata della mediana salariale che ha colpito la categoria degli “specialisti dell’educazione”. Per le donne la diminuzione è stata dell’11,19%, quella degli uomini del 21,08%. Le donne hanno perso 1’027 franchi (da 9’180 a 8’153 franchi), gli uomini 2’322 franchi (da 11’015 a 8’693 franchi). Una diminuzione delle disuguaglianze di genere che però interviene in una generale devalorizzazione salariale dell’intera professione. Il riequilibrio è probabilmente da mettere in conto ai motivi rapidamente esposti più sopra. Nel sistema scolastico ticinese, privato e pubblico, lavoravano – periodo 2020/2021 – 6’750 persone, di cui 5’967 nella scuola pubblica (pari all’88,4%). A livello della scuola pubblica, il 67,3% (4’017 unità) del personale è costituito da donne, contro il 32,7% di uomini (1’950 unità). Nell’anno scolastico 2011/2012, le insegnanti attive nella scuola pubblica erano 3’017 (59,07%) mentre gli insegnanti erano 2’090 (40,92%). Nel 2021, le percentuali sono passate al 67,32% e, rispettivamente, al 32,68%. Parallelamente, è aumentata anche la presenza delle insegnanti nei vari gradi d’insegnamento, ciò che ha significato un aumento dei salari percepiti dalle stesse: nel 2011/2012 le donne rappresentavano il 56,49% del personale delle scuole medie, percentuale passata al 62,9% nel 2020/2021. Allo stesso modo, la percentuale delle insegnanti nelle scuole medie superiori è passata dal 38,73% al 46,70%, dal 39,28% al 41,50% nelle scuole professionali superiori. Il rafforzamento generalizzato della presenza femminile nell’insegnamento e il graduale trapasso nelle categorie superiori dell’apprendimento, con il conseguente aumento salariale. Un miglioramento lento delle disparità di genere ma che resta evidentemente inaccettabile, tanto più all’interno del servizio pubblico.

La classe d’età al di sotto dei 29 anni resiste meglio a livello di salari

L’analisi delle mediane salariali pubblico e privato degli “specialisti dell’educazione” offre altri spunti interessanti. Iniziamo dalla fascia delle e degli insegnanti di età inferiore ai 29 anni. A livello della media svizzera, si registra sul periodo 2012-2020 un leggero aumento pari al 5,86%. La situazione a livello delle grandi regioni è però più differenziata, con 3 casi nei quali si contabilizza una contrazione. Il Ticino si issa al secondo posto, dopo l’inarrivabile grande regione di Zurigo, con una crescita pari al 9,77%. E questa volta, in termini di valori assoluti, è perfettamente in linea con la media nazionale – 6’957 franchi lordi – e si collocala al secondo posto fra le grandi regioni economiche.

Non è possibile fare un confronto di genere per questa fascia d’età tra il Ticino e le altre grandi regioni economiche perché i dati del primo sono insufficienti. Comunque, a livello di media nazionale, registriamo una crescita maggiore delle mediane maschili rispetto a quelle femminili: 4,08% (+ 273 franchi) per le prime, 7,99% (+ 514 franchi) per i secondi. Nelle grandi regioni economiche dove le mediane di entrambi i generi crescono, quelle delle “specialiste dell’educazione” lo fanno in maniera minore rispetto a quelle degli “specialisti”[2]. Invece, nelle grandi regioni economiche, dove le mediane di entrambi i sessi diminuiscono sul periodo 2012-2020, quelle delle donne subiscono una minore regressione rispetto a quelle degli uomini. Sempre per quanto riguarda le differenze salariali di genere, per quanto concerne la media svizzera, il livello della mediana salariale delle donne con un’età inferiore ai 29 anni è leggermente superiore a quella degli uomini (6’958 contro 6’950 franchi). Ciò non è una novità poiché per tutto il periodo preso in considerazione, le mediane delle donne sono sempre state superiore a quelle degli uomini. Anzi, negli anni precedenti al 2020, la differenza a favore delle donne era addirittura più elevata. Sempre escludendo il Ticino, in 3 grandi regioni economiche la mediana salariale degli uomini è ancora superiore a quelle delle donne[3]. Nelle altre tre, le donne hanno superato gli uomini[4]. Come vedremo in seguito, è in questa fascia d’età che le differenze salariale di genere si sono assottigliate maggiormente.

La classe d’età fra i 30 e i 49 anni: forte erosione delle mediane salariali, in particolare in Ticino

Per la classe d’età dai 30 ai 49 anni, la situazione si presenta differentemente. A livello della media nazionale, la mediana salariale generale ha subito un peggioramento, pari al 2,50% (- 236 franchi). La mediana generale delle donne è diminuita in maniera minore rispetto a quella degli uomini: -1,04% (-94 franchi) contro -3,63% (- 367 franchi). Rispetto alla classe d’età precedente, nella classe 30-49 anni la differenza salariale di genere è a favore degli uomini e in maniera marcata: 9’756 franchi contro 8’962 franchi, pari all’8,13% (794 franchi). Una differenza che si sta riducendo: infatti nel 2012 gli uomini guadagnavano il 10,54% (1’067 franchi) in più rispetto alle colleghe donne. Se scendiamo al piano delle grandi regioni economiche, in 6 casi su 7, si registra una riduzione delle mediane salariali. In questa tendenza negativa si distingue in maniera evidente il cantone Ticino. Infatti, è la grande regione economica che ha registrato in 8 anni la contrazione in assoluto più forte: in totale la mediana di questa classe d’età è regredita del 18,94%, pari à 1’906 franchi mensili. Le donne hanno subito una diminuzione pari al 16,70% (-1’635 franchi), gli uomini del 23,90% (-2’623 franchi). Un tracollo che non ha eguali in Svizzera. La grande regione economica dopo quella ticinese con i peggiori risultati – la Svizzera Nordoccidentale – presenta una diminuzione totale pari al 6,51%           (-632 franchi), -3,05% per le donne (- 282 franchi) e -7,59% (-776 franchi) per gli uomini. Come dicevamo in precedenza, all’interno di questa pesante tendenza negativa per quanto riguarda la valorizzazione finanziaria dei salari in Ticino, si registra un movimento positivo: la differenza di genere si sta assottigliando in maniera importante. Nel 2012, gli uomini guadagnavano 1’186 franchi (+10,80%) in più delle colleghe donne. Nel 2020, la differenza si è ridotta a 198 franchi (+2,37%). Le possibili spiegazioni di questo tracollo della mediana salariale in Ticino per la classe d’età 30-49 anni può essere probabilmente spiegata riferendosi a due fenomeni. Per quanto riguarda il settore pubblico, sono gli appartenenti a questa fascia d’età ad aver subito a metà degli anni 2000 gli effetti maggiori delle contro riforme-neoliberali delle quali è stata oggetto la funzione pubblica, in particolare il settore dell’insegnamento. Per quanto riguarda, invece, il settore privato, bisogna ritornare al fenomeno del dumping salariale e, in particolare, alla sua sotto branca dell’assunzione di personale frontaliere obbligato ad accettare condizioni salariali inferiori rispetto ai residenti[5]. Ovviamente queste questioni meritano un approfondimento ben maggiore.

La classe dai 50 anni in su: anche in questo frangente si registra un pesante arretramento e le differenze di genere più elevate

Infine sono disponibili i dati concernenti anche la classe d’età dai 50 anni in su. Anche in questo frangente, la situazione a livello svizzero presenta un peggioramento generalizzato. La categoria in totale ha registrato una diminuzione della mediana salariale pari al 3,62% (-408 franchi), del 2,64% (-278 franchi) per quanto riguarda le donne, del 2,35% (-284 franchi) per gli uomini. A differenza della classe d’età precedente, è in quella dei 50 anni e più che si cristallizzano le più elevate differenze di genere. Nel 2012, gli uomini guadagnavano 1’546 franchi in più delle donne (+12,80%). Nel 2020, la differenza percentuale è addirittura cresciuta: +13,05% (+ 1’540 franchi). Evidentemente, la media nazionale si riflette anche a livello delle grandi regioni economiche. Addirittura, nel 2020, in 6 grandi regioni economiche su 7, la differenza di genere supera i 1’000 franchi mensili, con la regione del Lemano che raggiunge i 2’247 franchi (+18,20%), quella della Svizzera centrale i 2’038 franchi (+17,29%) e la Svizzera orientale i 1’522 franchi (13,31%)[6]. Cifre impressionanti e che testimoniano come in passato le differenze di genere fossero pratica corrente anche nel settore degli ’“specialisti dell’educazione” e, quindi, pure nel settore pubblico che ha un peso determinante in questo gruppo professionale. I dati esposti indicano che queste differenze in alcune grandi regioni economiche sono non solo ancora presenti ma che addirittura si ampliano. Rispetto a questa classe d’età, il Ticino si pone in controtendenza rispetto alla media nazionale e alle altre grandi regioni economiche. In primo luogo, le mediane salariali crollano per entrambi i sessi. In generale, la contrazione è del 13,65% (-1’401 franchi), così suddivisa: -13,27% (-1’330 franchi) per le donne, – 24,61% (-3’142 franchi) per gli uomini. Ricordiamo che la seconda grande regione economica con la maggiore diminuzione – Espace Mittelland – ha registrato un generale      -8,51% (-977 franchi). Un divario importante. La seconda controtendenza riguarda le differenze di genere. Nella generale e pesante diminuzione generalizzata delle mediane salariali per questa classe d’età, in Ticino diminuisce in maniera marcata anche la differenza salariale fra i sessi. Nel 2012, gli uomini guadagnavano 2’742 franchi in più delle colleghe donne, ossia una differenza pari al 21,48%. Nel 2020, la differenza è scesa a 930 franchi (9,66%), la più bassa fra le grandi regioni economiche, con la media svizzera che attesta una differenza di 1’540 franchi. Se è vero che in Ticino le differenze di genere si sono assottigliate, pur rimanendo consistenti, è anche vero che la mediana salariale femminile è passata da 10’023 a 8’693 franchi, una contrazione di 1’330 franchi, pari a un -13,27%. Ancora una volta la riduzione delle differenze di genere avviene all’interno di un forte movimento di riduzione generalizzata delle mediane salariali ticinesi, a tal punto che vi è da chiedersi se il bicchiere vada visto mezzo pieno o mezzo vuoto…

Ticino: la situazione degli “specialisti dell’educazione” fra settore pubblico e privato

Vogliamo concludere il nostro contributo analizzando i dati, disponibili solo per il cantone Ticino, del gruppo professionale “Specialisti dell’educazione” secondo il settore di appartenenza. Dai dati emerge chiaramente che a trascinare la diminuzione della mediana generale (settore pubblico e privato) di questo ramo professionale è stata la forte diminuzione registrata nel settore pubblico. Infatti, dal 2012 ad 2020, gli “specialisti dell’educazione” con un contratto pubblico hanno visto diminuire la propria mediana salariale del 21,63% (-2’362 franchi), contro una diminuzione del 2,78% (-174 franchi) per i loro colleghi a beneficio di un contratto privato. Sommando i due settori, la diminuzione totale è stata del 16,73% (-1’677 franchi). La mediana salariale degli “specialisti dell’educazione” attivi nel privato risultata molto più bassa di quella dei corrispettivi impiegati nel settore pubblico. Nel 2020 per i primi la mediana si situava a 6’075 franchi, mentre per i secondi a 8’556 franchi. Una differenza di 2’481 franchi. Una differenza che è il riflesso di come la “libera azione del mercato”, grazie a varie forme di dumping salariale, abbia quale effetto quello di mantenere stabili i salariali e a dei livelli inferiori rispetto a quelli del pubblico. L’evoluzione sul periodo 2012-2020 lo dimostra piuttosto chiaramente. Parallelamente, nel pubblico si osserva una tendenza estremamente negativa: le mediane salariali stanno subendo un vero e proprio processo di erosione che avvicina i salari del pubblico a quelli del privato. Nel 2012 la differenza della mediana era di 4’669 franchi, ridottasi appunto a 2’481 franchi solo 9 anni più tardi…

Conclusioni

Il sorvolo statistico che abbiamo proposto in questo contributo non è ancora sufficiente ma permettere di fare emergere alcune tendenze inquietanti. Sarebbe interessante e doveroso approfondire l’analisi, soprattutto per il cantone Ticino, andando a scandagliare nel dettaglio le varie ramificazioni dell’insegnamento. Fino all’anno scolastico 2012/2013 era disponibile il Censimento dei docenti, Documenti di statistica, pubblicato dalla Divisione della scuola. Un documento di oltre 120 pagine di dati, scomparso dall’anno 2013/2014. Poi le istituzioni hanno deciso di eliminarne la pubblicazione, sostituendolo con un sunto generale dei dati concernenti gli e le insegnanti. Una decisione politica inaccettabile e che dovrebbe essere abrogata.

Nonostante questa importante mancanza, i dati disponibili permettono appunto di stilare alcune conclusioni di massima. Il cantone Ticino è quello presenta la situazione peggiore a livello dell’erosione salariale subita dal ramo professionale degli “specialisti dell’educazione”, con la sola classe d’età inferiore ai 29 anni che regge la situazione, rispetto anche alle altri grandi regioni economiche del paese. Una tenenza indiscutibile, la quale rischia di peggiorare ulteriormente. Le politiche di defiscalizzazione degli alti redditi e delle imprese, nonché quelle che favoriscono l’accumulazione di grandi patrimoni privati, implicheranno nuovi programmi di tagli della spesa pubblica che inevitabilmente andranno a colpire anche i salari, diretti e indiretti, della funzione pubblica ticinese, compreso il corpo insegnante. Non bisognerà aspettare troppo tempo. L’applicazione della contro-riforma dell’IPCT comporterà, tra le altre cose, un aumento dei contributi individuale pagati dai e dalle dipendenti al finanziamento del secondo pilastro. Ciò si tradurrà in una riduzione, non leggera, del salario mensile di migliaia di funzionarie e funzionari pubblici. Quindi, in un prossimo futuro, i dati statistici faranno stato di una situazione ancora peggiore. Senza contare altre misure che il partito trasversale dei nemici del corpo insegnante promette di adottare. Evidentemente si tratta di un gioco al massacro che condurrà inevitabilmente a un peggioramento generalizzato dell’insegnamento. Se le tendenze emerse peggiorassero ancora, diventerà sempre più difficile trovare insegnanti motivati e con una formazione elevata, soprattutto in quelle materie che possono trovare una domanda sul mercato del lavoro privato (materie scientifiche in particolare). E la nostra analisi ha toccato solo l’aspetto salariale. Sul futuro di una professione pesano anche le condizioni di lavoro, tanto più nell’ambito dell’insegnamento. Se si sommano il peggioramento salariale e quello delle condizioni in cui viene esercitata la professione, il futuro dell’insegnamento ticinese non può avere che delle tinte fosche… Il rischio è che sul lungo termine la qualità dell’apprendimento scolastico a tutti i livelli possa diminuire in maniera molto pericolosa per la società intera.


[1] Docenti universitari e professori dell’insegnamento superiore, professori dell’educazione professionale, professori di scuola secondaria II – educazione generale, professori di scuola secondaria I, professori di scuola primaria e pre-primaria, professori di scuola primaria, professori di scuola pre-primaria, educatori dell’infanzia, altri specialisti dell’educazione, altri specialisti dell’educazione, s.a.i., specialisti dei metodi di insegnamento, professori per l’insegnamento ad alunni con esigenze speciali, professori di lingue, professori di educazione musicale, professori di educazione artistica, formatori in tecnologie dell’informazione, specialisti dell’educazione non classificati altrove.

[2] È il caso delle seguenti grandi regioni economiche: regione Zurigo, regione Espace Mittelland, regione del Lemano.

[3] È il caso della regione Lemano, della regione Svizzera Centrale, della regione Svizzera Orientale.

[4] Rientrano in questa casistica la regione Zurigo, la regione Espace Mittelland, la regione Svizzera Nordoccidentale.

[5] Per esempio, nel settore privato in Ticino, la divisione Noga 85 “Istruzione” per quanto riguarda la mediana salariale ha subito una contrazione del 6,11% sul periodo 2012-2020 (da 5’768 a 5’415 franchi). Nello stesso periodo, il numero di frontalieri appartenenti a questa divisione è passato da 881 a 1’221 unità, una crescita del 38,59%.

[6] Nel 2012, le differenze in queste grandi regioni economiche erano rispettivamente di 1’803, 1’320 e 1’311 franchi.

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