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La nuova guerra in Medio Oriente tra Hamas e Israele è un disastro per tutti i popoli della regione, sia israeliani che palestinesi, forse per tutto il mondo. 

Per decenni e decenni, Israele ha alzato il fuoco sotto la pentola a pressione, e alla fine la pentola è esplosa. Lo scioccante attacco di Hamas ne è il risultato.

L’attacco di Hamas, con il lancio di missili che colpiscono aree civili, l’uccisione e il rapimento di civili, uomini, donne e bambini, è certamente una violazione del diritto umanitario. Ma il massiccio bombardamento di Gaza da parte di Israele, che dichiara di concentrarsi su obiettivi militari ma colpisce edifici residenziali, ospedali e moschee, è altrettanto e ancor più terribile.

Il “blocco totale” di Gaza e dei due milioni di persone che vi abitano, dichiarato dal governo di Netanyahu, è un crimine inaccettabile. Il ministro della Difesa Yoav Galant ha definito i palestinesi “animali umani”, un linguaggio dall’esplicito significato genocida, e ha annunciato un piano per devastare Gaza in maniera inevitabilmente catastrofica.

Nell’attacco della guerriglia di Hamas contro Israele non c’è nulla di sorprendente. Sin da prima della fondazione di Israele, i sionisti hanno attaccato i palestinesi, sottraendo loro le terre e cacciandone molti dalle case e dal paese. Da allora c’è stata un’incessante “pulizia etnica”, con il sistematico furto di terra e di fonti d’acqua. Si è creato uno stato di apartheid che rende anche gli “arabi di Israele” cittadini di seconda classe.

A Gaza vivono oltre due milioni di persone, rendendola una delle aree più densamente popolate del pianeta, la più grande prigione del mondo.

Gaza è formalmente “indipendente” dal 2005, ma l’ONU e ogni analista obiettivo non possono non considerare ancora Israele una potenza occupante responsabile del benessere di quella popolazione, anche in base a innumerevoli convenzioni internazionali.

La Striscia di Gaza, la Cisgiordania e Gerusalemme Est, che anche per il “diritto internazionale” costituiscono lo stato di Palestina, sono sotto occupazione militare israeliana dal 1967. 

Com’è noto, l’occupazione israeliana ha portato a ripetuti conflitti militari e ora a questo ultimo violento attacco.

Joe Biden e i dirigenti dell’Unione europea hanno dichiarato tutto il loro appoggio a Netanyahu, al suo governo razzista e reazionario, al “diritto di difendersi” di Israele.

Le simpatie della sinistra sono state e rimarranno comunque per il popolo palestinese, così come la sinistra dovrebbe appoggiare la resistenza ucraina contro l’imperialismo russo.

Ma la sinistra non può avere alcuna simpatia per Hamas. 

Un murale di Hamas a Gaza

Hamas è un’organizzazione di destra, fondamentalista religiosa e reazionaria. La politica di Hamas non porta nulla di buono al popolo palestinese né ai popoli arabi. 

La resistenza all’oppressione è ovviamente giustificata. Ma l’attacco appena lanciato contro Israele ha comportato crimini di guerra orribili. 

Parte della sinistra, così come già sperimentato in Ucraina, ha espresso approvazione e condivisione verso l’uccisione sistematica da parte degli attivisti di Hamas di bambini israeliani che si nascondevano nei cespugli nei centri urbani investiti dall’azione di sabato 7, di anziani, donne, neonati. E’ stata un’azione che emula un massacro in stile ISIS.

L’approvazione da parte di esponenti della sinistra in qualche modo sfocia in una nuova autocaricatura di ciò che è, o almeno che dovrebbe essere, la sinistra.

Tra gli assassinati e i rapiti ci sono attivisti anti-occupazione. Vivian Silver, un’importante attivista per la pace di 74 anni, è una delle persone rapite e tenute prigioniere a Gaza. Decine di beduini sono stati uccisi e alcuni sono stati rapiti. Un testimone ha perfino raccontato di una donna araba con l’hijab uccisa a colpi di pistola mentre cercava di fuggire nella sua auto.

Uccidere, com’è stato fatto, a colpi di pala un lavoratore migrante filippino non è un atto di liberazione, assassinare e profanare il corpo di un giovane cooperante tedesco non è un atto di liberazione. E a sostegno di queste aberrazioni non si possono portare citazioni di Marx o di Frantz Fanon.

Senza dimenticare che l’azione di Hamas, anche se inserita nel contesto dell’ultrasettantennale occupazione del territorio palestinese e di tutte le atrocità commesse dal sionismo, comporterà un fallimento strategico, poiché sta portando ad un massiccio e altrettanto disumano massacro di civili palestinesi da parte di Israele e forse ad una guerra ancora più ampia in titto il Medio Oriente.

Molti esponenti di questa “sinistra” denunciano fondatamente che la resistenza ucraina uccide a migliaia giovani reclute russe, mandate al fronte dagli autocrati del Cremlino. E poi gioisce per un massacro di civili, donne, bambini compresi, e anche di soldati israeliani che sono sottoposti ad una leva obbligatoria ancor più sistematica di quella russa.

Peraltro anche in Russia la grande maggioranza del popolo sostiene, seppure in maniera passiva, le scelte guerrafondaie, razziste e imperiali di Putin, così come il governo fascista, razzista e antidemocratico di Netanyahu è stato eletto a maggioranza dagli israeliani.

Il “campismo” di questa sinistra, così come ha cercato e cerca ancora di legittimare l’aggressione di Putin, oggi legittima Hamas e i suoi atti, definendoli come “lotta di liberazione”.

Hamas è un’organizzazione che pratica un culto religioso della morte, un’organizzazione che peraltro è stata fatta crescere proprio dall’oltranzismo sionista e dal tradimento di tutti gli impegni che il governo israeliano si era assunto nei numerosi e ripetuti “patti” stipulati con le direzioni nazionaliste laiche palestinesi e con Arafat. In maniera non diversa da come i talebani sono un frutto dell’imperialismo statunitense.

Hamas, nel suo programma, non punta affatto alla creazione di uno stato nazionale palestinese. La sua visione è quella di una “regione musulmana salafita” che si estende dal Maghreb all’Iraq, libera da ogni minoranza etnica o religiosa. Punta ad un regime brutale che reprime il suo stesso popolo, utilizza strumentalmente il termine “liberazione” proprio per obnubilare incoscienti esponenti della sinistra internazionale e settori delle opinioni pubbliche arabe esasperate dall’autoritarismo e dalla corruzione dei loro regimi. 

Per decenni la sinistra ha sostenuto come uniche soluzioni realiste e democratiche per la questione palestinese quelle basate su uno o su due stati, con un governo o due governi entrambi democratici e laici in Israele/Palestina, in cui tutte le persone avrebbero dovuto avere gli stessi diritti. 

Oggi, entrambe le visioni per la regione sembrano incredibilmente utopiche, ma resta che solo un movimento che lavori per quelle soluzioni laiche e democratiche può fornire un percorso in avanti. 

Solo così la sinistra potrà continuare a opporsi al governo israeliano e a chiedere che i governi dell’Occidente smettano di fornirgli miliardi di armi.

Se Israele è certamente responsabile di una barbara occupazione e del brutale asservimento di un intero popolo, sostenere la barbarie non è solo immorale, ma anche politicamente autolesionista.

La sinistra deve stare dalla parte della Palestina. Ma questo non significa stare con Hamas.

*articolo apparso su https://refrattario.blogspot.com/

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