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Pubblichiamo l’appello proveniente dall’Ucraina, pubblicato lo scorso 2 novembre, che invita alla solidarietà attiva con il popolo palestinese, sottolineando il legame tra la lotta per la l’autodeterminazione del popolo ucraino e quella del popolo palestinese. (Red)

Noi, ricercatori ucraini, artisti, attivisti politici e sindacali, membri della società civile, siamo solidali con il popolo palestinese che per 75 anni è stato sottoposto e ha resistito all’occupazione militare israeliana, alla separazione, alla violenza coloniale dei coloni, alla pulizia etnica , all’espropriazione delle terre e all’apartheid. Scriviamo questa lettera da persone a persone. Il discorso dominante a livello governativo e anche tra i gruppi di solidarietà che sostengono le lotte di ucraini e palestinesi spesso crea separazione. Con questa lettera rifiutiamo queste divisioni e affermiamo la nostra solidarietà con tutti coloro che sono oppressi e lottano per la libertà.

Come attivisti impegnati per la libertà, i diritti umani, la democrazia e la giustizia sociale, condanniamo fermamente gli attacchi contro le popolazioni civili – siano essi israeliani attaccati da Hamas o palestinesi attaccati dalle forze di occupazione israeliane e dalle bande di coloni armati. Prendere di mira deliberatamente i civili è un crimine di guerra. Eppure questa non è una giustificazione per la punizione collettiva del popolo palestinese, identificando tutti i residenti di Gaza con Hamas e per l’uso indiscriminato del termine “terrorismo” applicato all’intera resistenza palestinese. Né questa è una giustificazione per la continuazione dell’occupazione in corso. Facendo eco a molteplici risoluzioni delle Nazioni Unite, sappiamo che non ci sarà pace duratura senza giustizia per il popolo palestinese.

Il 7 ottobre siamo stati testimoni della violenza di Hamas contro i civili in Israele, un evento che ora viene indicato da molti come demonizzante e disumanizzante del tutto della resistenza palestinese. Hamas, un’organizzazione islamica reazionaria, deve essere vista in un contesto storico più ampio e in decenni di invasione israeliana del territorio palestinese, molto prima che questa organizzazione esistesse alla fine degli anni ’80. Durante la Nakba (“catastrofe”) del 1948, più di 700.000 palestinesi furono brutalmente sfollati dalle loro case, con interi villaggi massacrati e distrutti . Dalla sua creazione Israele non ha mai smesso di perseguire la sua espansione coloniale . I palestinesi furono costretti all’esilio, frammentati e amministrati sotto regimi diversi. Alcuni di loro sono cittadini israeliani colpiti da discriminazione strutturale e razzismo. Coloro che vivono nella Cisgiordania occupata sono soggetti all’apartheid dopo decenni di controllo militare israeliano. La popolazione della Striscia di Gaza soffre il blocco imposto da Israele dal 2006, che limita la circolazione delle persone e delle merci, con conseguente aumento della povertà e delle privazioni.

Dal 7 ottobre e al momento in cui scriviamo,  il bilancio delle vittime nella Striscia di Gaza è di oltre 8.500 persone . Donne e bambini rappresentano oltre il 62% delle vittime, mentre più di 21.048 persone sono rimaste ferite. Nei giorni scorsi Israele ha bombardato scuole, quartieri residenziali, la chiesa greco-ortodossa e diversi ospedali. Israele ha anche tagliato tutta la fornitura di acqua, elettricità e carburante nella Striscia di Gaza. C’è una grave carenza di cibo e medicine, che causa il collasso totale del sistema sanitario .

La maggior parte dei media occidentali e israeliani giustifica queste morti come meri danni collaterali alla lotta contro Hamas, ma tace quando si tratta di civili palestinesi presi di mira e uccisi nella Cisgiordania occupata. Solo dall’inizio del 2023, e prima del 7 ottobre, il bilancio delle vittime da parte palestinese aveva già raggiunto quota 227. Dal 7 ottobre, 121 civili palestinesi sono stati uccisi nella Cisgiordania occupata. Più di 10.000 prigionieri politici palestinesi sono attualmente detenuti nelle carceri israeliane. Pace e giustizia durature sono possibili solo con la fine dell’occupazione in corso. I palestinesi hanno il diritto all’autodeterminazione e alla resistenza contro l’occupazione israeliana, così come le ucraine e gli ucraini hanno il diritto di resistere all’invasione russa.

La nostra solidarietà viene da un sentimento di collera di fronte all’ingiustizia, del profondo dolore di fronte agli effetti devastanti dell’occupazione e dei bombardamenti delle infrastrutture civile e del blocco umanitario che anche noi abbiamo conosciuto. Alcune parti dell’Ucraina sono occupate dal 2014 e la comunità internazionale non è riuscita  a mettere fine all’aggressione russa, ignorando  la natura imperiale e coloniale di questa violenza. Tutto questo si è intensificato dal 24 febbraio 2022. I civili in Ucraina vengono bombardati  quotidianamente nelle loro case, negli ospedali, alle fermate dell’autobus, nelle file d’attesa per prendere del pane. A causa di questa occupazione, migliaia di persone vivono senza poter accedere all’acqua, all’elettricità o al riscaldamento. E questo impatta maggiormente sui gruppi più vulnerabili che sono dunque i più toccati dalla distruzione delle infrastrutture indispensabili. Durante i mesi dell’assedio e dei bombardamenti intensivi   contro Mariupol, non ci sono stati corridoi umanitari. Vedendo gli israeliani prendere come obiettivo le infrastrutture civili a Gaza e il blocco umanitario israeliano, proviamo un grande dolore. Da questo luogo di sofferenza, di esperienze e di solidarietà,  ci appelliamo a tutte le ucraine e tutti gli ucraini nel mondo intero e a tutti i popoli affinché facciano sentire la propria voce per sostenere il popolo palestinese e condannare la pulizia etnica di massa in corso.

Rigettiamo le dichiarazioni del governo ucraino che ha espresso un sostegno incondizionato alle azioni militari di Israele e consideriamo che gli appelli ad evitare perdite civili, formulati  dal Ministero ucraino degli Affari Esteri, sono tardivi e insufficienti. Questa posizione costituisce un indietreggiamento per rapporto al sostegno dei diritti palestinesi e alla condanna dell’occupazione israeliana, che l’Ucraina ha manifestato durante decenni, compreso con  i suoi voti in seno all’ONU. Coscienti del ragionamento pragmatico geopolitico che sostiene questa posizione del governo ucraino, nel senso di fare eco agli alleati occidentali, consideriamo  che il sostegno attuale a Israele  e il rigetto  del diritto dei palestinesi all’autodeterminazione, siano in contraddizione con l’impegno dell’Ucraina in favore dei diritti umani e della lotta per la nostra libertà. In quanto ucraine e ucraini, dovremmo essere solidali non con gli oppressori, ma con quelli che subiscono l’oppressione e resistono.

Ci opponiamo fermamente a questa ondata di islamofobia, come l’uccisione brutale di un bambino palestinese americano di sei anni e l’aggressione alla sua famiglia, avvenuto nell’Illinois (USA), come pure a qualsiasi assimilazione di qualsiasi critica a Israele con l’antisemitismo. Allo stesso modo ci opponiamo che tutte e tutti gli ebrei nel mondo vengano ritenuti responsabili della politica attuata dallo Stato di Israele. Condanniamo la violenza antisemita, come l’attacco della folla contro un aereo in Daghestan, Russia, solo perché si era sparsa la voce che a bordo c’erano degli ebrei. Rifiutiamo anche la retorica USA e dell’Unione Europea della “guerra al terrorismo”, atta a giustificare i crimini di guerra e le violazioni del diritto internazionale, che ha minato il sistema della sicurezza internazionale e causato innumerevoli morti. Questa retorica è stata presa a prestito, in particolare dalla Russia per la guerra in Cecenia, dalla Cina per il genocidio degli Uiguri. Oggi, Israele utilizza lo stesso sistema per procedere alla pulizia etnica contro i palestinesi.

Appello all’azione

Chiediamo la messa in atto dell’appello per un cessate il fuoco, lanciato dalla risoluzione dell’Assemblea delle Nazioni Unite.

Chiediamo al governo israeliano di cessare immediatamente gli attacchi contro i civili e di fornire aiuto umanitario; insistiamo sulla levata immediata e indeterminata dell’assedio contro Gaza e chiediamo anche un’operazione di soccorso urgente per restaurare le infrastrutture civili. Chiediamo al governo israeliano di mettere fine all’occupazione e di riconoscere il diritto degli sfollati palestinesi a ritornare sulle loro terre.

Chiediamo al governo ucraino di condannare il ricorso al terrore decretato dallo Stato di Israele e il blocco umanitario contro la popolazione di Gaza e anche di riaffermare il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione. Chiediamo inoltre al governo ucraino  di condannare le aggressioni deliberate contro i palestinesi nella Cisgiordania occupata.

Abbiamo visto il mondo unirsi nella solidarietà per il popolo ucraino e appelliamo il mondo intero a fare la stessa cosa per il popolo palestinese.

Seguono tutte le firme (152)

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