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Lo scorso 22 gennaio, la consigliera federale “socialista” Elisabeth Baume-Schneider ha presentato «con molto entusiasmo» (dixit Baume-Schneider al telegiornale della RTS delle 19.30) la posizione del Consiglio federale contro l’iniziativa sindacale che chiede l’introduzione di una 13a AVS. In particolare, ha dichiarato durante la conferenza stampa: «La 13a rendita è un vero sistema: ognuno, per me sarà un po’ più tardi, potrebbe ricevere una 13a rendita; trovo totalmente inadeguato che io la riceva» (rtsr delle 12.30 del 22 gennaio). Durante la trasmissione Forum dello stesso giorno, ha precisato: «il Consiglio federale auspica misure più mirate per sostenere chi ne ha veramente bisogno. Vorrei ricordare tutto il sistema delle prestazioni complementari». Interrogata dalla giornalista che le chiedeva se le 13a rendita non potrebbe essere «un’opportunità per correggere un po’ la situazione per donne», che devono ormai lavorare un anno in più, Baume-Schneider ha risposto che «non è proprio il caso», aggiungendo che «se si dovesse lavorare (sic) su un aumento dell’IVA oppure su un aumento dei contributi sociali [per finanziare la 13a rendita], sarebbero queste stesse donne che lavorano o che lavoreranno più a lungo a essere penalizzate».

Detto altrimenti: Baume-Schneider ha posto al centro del suo discorso l’argomento che la 13a AVS sarebbe una misura della quale profitterebbero coloro “che non ne hanno veramente bisogno”, mentre bisognerebbe piuttosto aiutare “chi ne ha veramente bisogno”, come riportato nel sottile editoriale del corrispondente federale del quotidiano 24 heures: «Cinicamente parlando, la 13a AVS ha tutto per piacermi. Se fosse accettata in votazione il 3 marzo, faccio tombola. Ho in effetti 60 anni e fra qualche anno beneficerò di questa nuova manna supplementare senza aver pagato un solo contributo per la stessa. Bingo! […] la 13a è distribuita a tutti. Ricchi e poveri. Si introduce dunque una nuova prestazione sociale, la quale darà sollievo ad alcuni ma sarà distribuita ampiamente anche ad altri che non ne hanno bisogno. Questa curiosa politica sociale disturba la stessa consigliera federale PS Elisabeth Baume-Schneider che sostiene la necessità di passare ad aiuti più mirati».

Un’argomentazione che va lontano

Cosa significa questa argomentazione di apparente “buon senso” che oppone “coloro che non ne hanno veramente bisogno” a “coloro che ne hanno veramente bisogno”? E dove può portare?

I ricchi non hanno ”bisogno” di una 13a rendita, sostiene Baume-Schneider. È più che probabile. Ma non hanno neppure bisogno dell’AVS. L’AVS rappresenta solo il 18,3% dei redditi lordi delle coppie di 65 anni e oltre appartenenti al 20% delle coppie pensionate che dispongono del reddito più elevato (almeno 10’343 franchi lordi al mese). Per il 2 o il 3% delle persone veramente ricche, questa quota è addirittura infinitesimale. Al contrario, l’80% dei redditi lordi delle coppie di 65 anni e oltre con i redditi più bassi (meno di 4’863 franchi lordi al mese) provengono dall’AVS. Per le persone sole di più di 65 anni, queste proporzioni sono rispettivamente del 25,2% per il 20% dei più ricchi e dell’89,6% per il 20% dei più poveri (UFS, dati 2015-2017 dell’inchiesta sul budget dei nuclei familiari). Con l’argomentazione di Baume-Schneider, una difesa per la soppressione dell’AVS a favore di “misure mirate”, tutto è detto.

E perché fermarsi a questo punto? L’assicurazione malattia? Anche con il suo finanziamento anti-sociale dei premi individuali, questa prevede una dimensione di solidarietà, delle persone sane con quelle in cattive condizioni di salute. È ciò che fa sì che l’idraulico di 30 anni, il quale non ha più visto un medico da quando ha iniziato a lavorare a 18 anni, partecipi al finanziamento delle spese sanitarie del nonagenario plurimilionario, malato, ma che “non ne ha veramente bisogno”. Liquidiamo dunque l’assicurazione-malattia obbligatoria e via verso il modello americano! E la formazione post obbligatoria (quasi) gratuita? I figli delle famiglie benestanti sono sovrarappresentati nei licei e all’università. Queste istituzioni sono (quasi) gratuite per loro, anche se non “ne hanno veramente bisogno”. Sono finanziate con le imposte, in particolare quelle versate dalle famiglie popolari sottorappresentate fra gli studenti. Che la formazione sia dunque a pagamento, come negli Stati Uniti, con “misure mirate” per i giovani “meritevoli” dei ceti popolari!

Non lo sa? O lo sa?

Denigrare “l’innaffiatoio”, del quale approfitterebbero “coloro che non ne hanno bisogno”, privilegiare le “misure mirate” per coloro che “ne hanno veramente bisogno”: questo dittico è ben noto. È l’argomento “per l’opinione pubblica” usato da decenni dai neoliberali (e dai social-liberali) per spingere i loro progetti di smantellamento delle assicurazioni sociali e dei servizi pubblici. È un ritornello popolarizzato da Donald Reagan e Margaret Thatcher per cancellare i diritti sociali nei loro rispettivi paesi. È il discorso banale e riprodotto oggi dai loro discepoli elvetici che elaborano nella Neue Zürcher Zeitung (NZZ) gli argomenti della destra e degli ambienti padronali per indebolire l’AVS… prima di demolirla, per bloccare un finanziamento sociale dell’assicurazione malattia o… per far pagare gli studi superiori – tutte proposte che possiamo trovare nella Pravda della borghesia elvetica!

Come è possibile che Baume-Schneider, ex direttrice dell’Alta scuola di lavoro sociale e della sanità (EESP), e il suo direttore dell’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) – “socialista” (vallesano), ex consigliere nazionale e vicepresidente del PSS dal 2008 al 2012 – Stéphane Rossini, non lo sappiano? O, invece, lo sanno?

Tre principi indivisibili

Un’assicurazione sociale come l’AVS combina tre principi. In primo luogo, essa garantisce un diritto universale: una rendita, calcolata secondo regole identiche per tutte e tutti, versata a chiunque abbia contribuito e raggiunto l’età legale. Non è necessario mendicare la rendita AVS, né dimostrare che “se ne ha bisogno”. Per le salariate e i salariati, è un diritto acquisito quello di ottenere una parte della ricchezza prodotta dal loro lavoro (nel senso collettivo), e

di cui i datori di lavoro non possono più appropriarsi. Secondariamente, l’AVS è finanziata principalmente attraverso un prelievo sulla totalità dei redditi da lavoro (dichiarati). Una persona che riceve un salario milionario versa all’AVS sulla totalità della sua paga la stessa percentuale della venditrice Migros: il 4,35% più il 4,35% della “quota padronale”. Infine, l’AVS garantisce una forte ridistribuzione dei fondi così ottenuti a favore della maggioranza della popolazione con dei redditi bassi o medi. Il milionario con un salario milionario che guadagna 20 o 30 volte di più di una venditrice, avrà una rendita non molto superiore a quella di quest’ultima. La rendita AVS massima è plafonata al doppio della rendita minima e un’ampia porzione delle persone che hanno contribuito durante tutta la loro vita beneficia di una rendita vicina alla media di circa 1’800 franchi al mese.

Questi tre principi sono indissolubilmente legati: senza diritto universale, come è possibile giustificare dei contributi sulla totalità dei redditi, siano questi bassi o molto elevati? E senza contributi sulla totalità degli alti redditi, come è possibile finanziare il meccanismo di ridistribuzione che rende effettivamente l’AVS un’assicurazione sociale?

L’arma ideale contro l’AVS

È per questo che l’argomentazione del “quelli che ne hanno veramente bisogno” è l’arma ideale per minare oggi l’AVS e farla esplodere domani. Da un lato, questa argomentazione mira a sostituire il principio del diritto universale, fondamento delle assicurazioni sociali, con la prestazione condizionata. La quale non è più automatica e può essere solo minima. E che bisognerà elemosinare e meritare. Si profila dunque la carità per « quelli che ne hanno veramente bisogno”.

Dall’altro lato, questa argomentazione reazionaria deve validare la secessione dei ricchi: perché “quelli che non ne hanno veramente bisogno” dovrebbero pagare dei contributi sull’insieme dei loro redditi se non hanno diritto alle prestazioni o solo a una parte? Così il cerchio si chiude poiché, con meno contributi, le prestazioni non potranno che essere sempre più condizionali e minimaliste.

Infine, questa argomentazione permette di diffondere l’idea che solo una piccola minoranza di pensionati e pensionate “ha veramente bisogno” di una rivalorizzazione delle loro rendite e che la grande maggioranza se la cava bene. Ma è la maggioranza di pensionati e pensionate che oggi deve sbrigarsela con dei redditi scandalosamente bassi o, per lo meno, limitati. In effetti, per il 20% delle persone sole in pensione con i redditi più bassi (1° quintile), il reddito disponibile (tutti i redditi, le imposte e l’assicurazione sanitaria obbligatoria dedotti) è in media di 1’568 franchi. Questo passa a 2’343 franchi per il 20% seguente (2° quintile) e a 2’956 franchi il 3° quintile. Il 60% delle persone sole ha dunque un reddito disponibile inferiore ai 3’000 franchi al mese! Fra le coppie in pensione, la distribuzione è la seguente: il 20% con i redditi più bassi (1° quintile) deve sbrigarsela con un reddito disponibile di 2’732 franchi in media, il 2° quintile con 4’129 franchi e i 3° quintile con 5’219 franchi (UFS, dati 2015-2017 dell’inchiesta sul budget delle famiglie).

Bisogna sostenere, tutte e tutti, il SI alla 13a AVS il prossimo 3 marzo

Davanti a questa realtà, la 13a rendita è una rivendicazione circoscritta: un aumento dell’8,3% delle rendite. Ma consolida il meccanismo di base, sociale, dell’AVS. E migliora la loro situazione finanziaria, che è essenziale per la stragrande maggioranza dei pensionati. Per la prima volta da molto tempo, non è impossibile che questo modesto rafforzamento di un’assicurazione sociale possa vincere in votazione. Ciò sottolinea l’importanza di fare campagna per un SI alla 13a AVS in vista della votazione del prossimo 3 marzo!

*Pubblicato sul sito www.alencontre.org. Tradotto in italiano dal segretariato MPS Ticino.

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