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Quante volte, nel dibattito politico, sentiamo i maggiori partiti e il governo fare costantemente riferimento agli altri Cantoni? Per giustificare gli sgravi fiscali il riferimento è, martellante, alle politiche attuate dagli altri Cantoni, alla necessità di essere concorrenziali e migliorare la posizione del Ticino, per essere più “attrattivo”, ecc. ecc….
Anche con la spesa pubblica il raffronto con gli altri Cantoni è continuo, ricordando come il Ticino spenda di più degli altri e invocando una “spending revew” cantonale che altro non significa che una diminuzione della spesa pubblica.
In poche parole, questo riferimento a quello che fanno e alle situazioni degli altri Cantoni è la norma nel dibattito politico, naturalmente trascurando di sottolineare quale sia l’ispirazione delle politiche degli altri Cantoni e rafforzando l’idea che il Ticino debba fare come loro.
Naturalmente questi confronti vengono utilizzati in maniera strumentale, in particolare solo quando essi servono a giustificare una serie di decisioni politiche. Quando questi confronti dimostrerebbero che gli altri Cantoni fanno diversamente (e meglio del Ticino) si preferisce ignorarli.
È quanto sta avvenendo in materia di compensazione del rincaro da parte dei governi cantonali. Come dimostra la tabella pubblicata da ERREDIPI e che riportiamo qui sotto (per una migliore lettura potere scaricarla qui: https://mps-ti.ch/wp-content/uploads/2024/02/Confronto-intercantonale-riconoscimento-rincaro.pdf) tutti i Cantoni concederanno una compensazione del rincaro (in media l’1,7%); tutti tranne il Ticino. E poco conta fare riferimento alla situazione finanziaria: come possiamo vedere diversi Cantoni hanno chiuso i loro conti del 2023 con un disavanzo d’esercizio, come il Ticino.
Un’ulteriore dimostrazione di come i confronti con gli altri Cantoni lungi dall’essere uno strumento di riflessione e di analisi: servono solo, quando utilizzati, a confermare decisioni politiche improvvide.

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