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Le frontiere europee sono da decenni teatro di violenza, miseria e morte. Le persone in migrazione sono soggette a trattamenti disumani, privazione dei diritti fondamentali, violenze e respingimenti. L’attuale politica di chiusura dell’area Schengen ha già causato numerose vittime e il triste bilancio continua ad aumentare grazie ai finanziamenti provenienti dal fondo BMVI (Border Management and Visa Policy Instrument), a cui contribuiscono tutti gli Stati membri dell’UE e gli Stati associati a Schengen, tra cui la Svizzera. Fino al 2027, un totale di 6,24 miliardi di euro sarà messo a disposizione degli stati membri con frontiere esterne Schengen particolarmente lunghe o strategicamente importanti. Si prevede che la Svizzera contribuirà al fondo con circa 300 milioni di franchi nell’arco di sette anni, anche se è probabile che questo importo aumenti.

Il denaro proveniente dal fondo BMVI viene utilizzato per potenziare la militarizzazione dei confini europei. Questo non è un uso casuale delle risorse, ma un impegno deliberato per l’acquisto di strumentazioni avanzate di sorveglianza e veicoli militari, nonché per l’installazione di sofisticati sistemi informatici, specificamente progettati per il controllo della migrazione. Oltre a ciò, queste risorse vengono destinate all’esecuzione di analisi dei rischi dettagliate e all’ampliamento dei sistemi di monitoraggio esistenti. È quindi chiaro che le persone razializzate che cercano protezione o un futuro e desiderano migrare sono viste come una minaccia. Questi investimenti contribuiscono così a rafforzare un sistema di esclusione che è sia razzista che violento.

In un momento di completa instabilità geo-politica mondiale, destinare ingenti risorse finanziarie a progetti che alimentano la tragedia umanitaria è inaccettabile. La Svizzera non può e non deve rendersi complice di queste politiche, volte a rafforzare la compartimentazione razzista dell’Europa. Il finanziamento diretto al fondo BMVI porta la Svizzera a condividere la responsabilità della violenza, della miseria e delle morti che sono diventate parte della vita quotidiana sulle vie di fuga verso l’Europa. Destinare 300 milioni di franchi per isolare ulteriormente l’Europa mediante la costruzione di recinzioni e muri, sempre più alti e massicci, non rappresenta una soluzione. È imprescindibile, ora, individuare alternative conerete al deterioramento delle condizioni umane alle frontiere europee. Aggravare ulteriormente le problematiche legate alla migrazione, la violenza e il razzismo non è la soluzione.

È di fondamentale importanza mobilitarsi e contrastare il fondo BMVI, al fine di promuovere una collettività che sia vera custode dei valori di libertà, dignità ed uguaglianza per tutti i suoi abitanti. Auspicare una società inclusiva e solidale che superi le barriere fisiche e mentali, le relazioni razziste e le eredità coloniali è un dovere morale e civico. Nei prossimi giorni verrà deciso a livello nazionale se lanciare il referendum. Chi volesse segnalare il proprio sostegno ed un impegno attivo nella raccolta firme è invitato a comunicarlo al seguente indirizzo: https://bewegungsfreiheit.ch/it/?

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