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Nella seduta di ieri il Gran Consiglio ha discusso la proposta dell’MPS di un’iniziativa cantonale per chiedere al Parlamento federale di legiferare per l’introduzione di un’assicurazione malattia sul modello dell’AVS: cassa unica nazionale, premi in base al reddito e suddivisi a metà tra datori di lavoro e lavoratori. Inutile dire che questa proposta è stata silurata dalla maggioranza dei partiti di destra (ha raccolto 21 voti, numero che raggiungono di solito tutte le proposte della sinistra). Ma quel che è emerso con evidenza è l’assoluta volontà da parte borghese di non far nulla per dare risposte adeguate alla situazione nella quale si trova la maggior parte delle famiglie di fronte al continuo aumento dei premi di cassa malati. Riportiamo qui di seguito l’intervento di Giuseppe Sergi a sostegno dell’iniziativa. (Red)

Secondo la maggioranza della commissione (che riprende la posizione del governo) l’iniziativa proposta dall’MPS “non può essere sostenuta in questo momento ritenuto il dibattito parlamentare ancora in corso a livello federale” (pag.3).

Che cosa sia esattamente questo dibattito in corso non lo si capisce bene. È probabile (sia leggendo il rapporto del governo che quello della commissione) che si vogliano indicare i progetti proposti o in corso.
Un primo riferimento è alle due iniziative sulle quali voteremo in giugno (quella del PSS e quella del Centro). L’iniziativa del PSS (per contenere al 10% la spesa sui premi di cassa malati) è da sostenere con convinzione. Ma è evidente che si tratta di una proposta moderata che non affronta le questioni di fondo che lo stesso PSS ha già posto in passato e che sono tutt’altro che risolte. Facciamo notare, ad esempio, che l’iniziativa propone di limitare al 10% del reddito solo i premi, il resto sarà finanziato dalla Confederazione o dai cantoni. La proposta, come detto, è modesta: non affronta la questione di una cassa unica pubblica, né quella di un finanziamento sul modello dell’AVS. Malgrado ciò, un tetto del 10% del reddito disponibile migliorerebbe la situazione finanziaria di una parte della popolazione con redditi bassi e medi. Una vittoria il prossimo mese di giugno permetterebbe anche di rilanciare la questione dei cambiamenti più profondi dell’assicurazione malattia.
Il riferimento più importante della commissione è al nuovo metodo di finanziamento, la cosiddetta riforma EFAS approvata dalle Camere federali. Discuteremo in dettaglio prossimamente di questo modifica di legge visto che abbiamo proposto al Parlamento di sostenere il referendum. Per riassumere diciamo che con questa riforma si dà ancora più potere alle casse malati, contro le quali  si fa finta – un giorno sì e un giorno no – di prendersela.
Ma, al di là del contenuto di questa riforma, è interessante notare i temi di questa riforma che la commissione non si perita a definire come “una svolta nella politica sanitaria”. Addirittura!
Ma questa svolta quando avverrà, ammesso e non concesso che essa avvenga nella direzione auspicata da tutti (almeno a parole)? Il rapporto ricorda che (pag. 4 ) “Una volta scaduto il termine per il referendum, EFAS entrerà in vigore nel settore acuto con effetto dal 1° gennaio 2028. Il finanziamento uniforme per le prestazioni di cura verrà attivato quattro anni dopo”. Buona notte a tutti.

Ora, quello che la maggioranza dei partiti fa finta di non comprendere, perché non vuol comprendere, è l’assoluta drammaticità della situazione, l’urgenza di modificare radicalmente un sistema che ha dimostrato di essere fondato sui meccanismi di mercato e come questi meccanismi non solo non funzionino rispetto agli obiettivi che ci si prefissa, ma spingono a riversare sui pazienti/cittadini la maggioranza dei costi.

La nostra proposta di iniziativa è fondata su un cambiamento di paradigma, e cioè la trasformazione dell’assicurazione malattia in una vera e propria associazione sociale. Perché, se le parole hanno ancora un senso, è assai difficile considerare – come si continua a fare ufficialmente – l’assicurazione malattia come un’assicurazione sociale. Già il fatto che essa sia totalmente insensibile alla condizione reddituale degli assicurati è un indizio chiaro della concezione che sta alla base.
E la situazione non fa che peggiorare, anno dopo anno. La LAMal e i suoi meccanismi sono ormai uno strumento che impedisce, scoraggia la popolazione a curarsi (altro che le geremiadi sul fatto che la popolazione ricorre troppo spesso al medico!).

L’Obsan (Osservatorio svizzero della salute) ha elaborato dei dati partendo dall’inchiesta «International Health Policy» (IHP) condotta nel 2023 dalla fondazione americana Commonwealth Fund alla quale partecipano alcuni dei maggiori paesi industriali. Segnaliamo qui due dati relativi al 2023:
– Il 18,8% delle persone interrogate è stato confrontato con un problema medico nel corso dei dodici mesi che hanno preceduto l’inchiesta, ma non ha consultato il medico per ragioni finanziarie. Nel 2010, questa percentuale era di circa il 6%. È il secondo livello più elevato fra i dieci paesi messi a confronto, dietro gli Stati Uniti (27,1%). In Germania, questo valore non supera il 4%.

-Il 12,7% delle persone interrogate ha rinunciato per ragioni finanziarie a un trattamento o a un esame prescritto da un medico. Questa proporzione non superava il 5% nel 2010. La Svizzera è su questo tema al sul 3° gradino del podio, dietro Stati Uniti (25,6%) e Australia (20,4%). In Germania, in Gran Bretagna, in Svezia o nei Paesi Bassi, questa proporzione si situa tra il 5 e il 6%.
In altre parole, la LAMal, i suoi meccanismi concorrenziali e mercantili, sta di fatto diventando uno strumento che impedisce a una fetta sempre maggiore della popolazione di accedere alle cure.

È quindi fondamentale, come detto, modificare radicalmente il paradigma. E questo deve implicare:

1.La creazione di una cassa unica che abbia il monopolio dell’assicurazione malattia, togliendo in questo modo l’assicurazione di base alla logica della concorrenza, instaurata e rafforzata dalla LAMal e i cui esiti disastrosi sono sotto gli occhi di tutti. E non saranno certo proposte come quella di cui discuteremo dopo (cioè di creare una sorta di cassa cantonale in concorrenza con quelle già esistenti) a permettere di avviare risposte adeguate.
La logica concorrenziale di cui è imbevuta la LAMal (partendo dal criterio della economicità che ne informa la logica) ha avuto un crescendo la cui logica assurda ha portato ad un peggioramento delle prestazioni e ad un’avanzata senza precedenti della medicina privata. Basti qui ricordare che nel 2007 c’erano 203 ospedali pubblici e sovvenzionati, contro 130 strutture private. Nel 2021, le strutture pubbliche e sovvenzionate erano solo 101 (47 strutture pubbliche “pure” e 54 strutture indicate come fondazioni o associazioni, generalmente sovvenzionate). Un calo del 50%! Per quanto riguarda il settore privato, esso è salito dalle 130 strutture del 2007 a 173 strutture nel 2021, con un aumento del 33% nello stesso periodo.
2. L’organizzazione dell’assicurazione malattia come assicurazione sociale – sul modello AVS con premi suddivisi tra datori di lavoro e dipendenti – calcolati in base al reddito.

La tabella che si trova nella proposta di iniziativa (elaborata partendo dai dati ufficiali dell’UFAS) calcola che, con questo modello, basterebbe un complessivo 6,2% ( da suddividere tra dipendenti e datori di lavoro) per coprire i costi dei premi attualmente pagati dalle famiglie.

Mi fermo qui perché ormai i problemi sono noti a tutti. Sono noti a tutti voi, ai vostri partiti (e mi riferisco qui ai partiti che dominano il Parlamento federale e quello cantonale): manca la volontà di dare risposte adeguate anche perché la contiguità tra i vostri partiti e il mondo delle casse malati non è più da dimostrare.

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