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Qualche giorno fa sono comparsi nelle strade cittadine dei cartelloni dell’UDC/Lega per la campagna comunale con scritto “Anarchici autogestiti fuori da Lugano!”. Abbassando gli occhi in basso a sinistra ho notato la scritta #dallapartedeiluganesi. Il primo pensiero che mi è passato per la testa era il controsenso nel vedere questi due messaggi affiancati: come si può scrivere di essere dalla parte dei luganesi e poi costruire un messaggio politico che si basa sull’esclusione di parte di essi dal corpo cittadino? Cosa definisce quindi l’essere luganese? A quanto pare non essere anarchici o autogestiti.

Al di là delle dispute politiche, questa situazione solleva una questione più ampia: come vogliamo sia la comunità, e per esteso, la città in cui viviamo? Di casi di costruzioni di comunità attraverso la ghettizzazione di parte della popolazione e di creazione del consenso attraverso l’esclusione di gruppi cittadini ne è piena la storia. Questo approccio frammentario alla cittadinanza crea una società (e città) a due velocità, dove alcuni sono considerati cittadini di serie A, mentre altri vengono relegati a cittadini di serie B. Il tutto spesso a discapito di quelle categorie che a causa del contesto socio-economico e culturale si trovano già in una situazione di fragilità o d’invisibilità.

Tra i cittadini di serie B troviamo anche le/i giovani. Spesso si sente dire che loro sono il nostro futuro, ma non sono solo quello, sono il qui ed ora, hanno una voce, delle esigenze e dei valori ben chiari in testa. Sono resilienti, hanno imparato a muoversi al margine, in quel margine in cui si trovano tutte quelle persone che per estrazione sociale, valori e storie personali non rientrano nella norma. Ma la norma è definita anche dalla politica, allora creiamo una norma che riconosca la legittimità dell’esistenza di queste esperienze, che restituisca loro dignità e che ne valorizzi la ricchezza come parte integrante dell’identità cittadina luganese.

La cultura indipendente ed autogestita, ad esempio, offre un terreno fertile per la creazione di modelli culturali, artistici e dello stare insieme alternativi. È un luogo dove le/i giovani, attraverso la musica, l’arte e la cultura, possono sviluppare un senso di appartenenza e di riconoscimento. Investire in tali spazi non solo arricchisce la vita culturale della città, ma può offrire opportunità di lavoro e stimolare la nascita di nuove attività locali o il radicarsi di esperienze già esistenti.

Facciamo del futuro rappresentato dai/dalle giovani la nostra alternativa per il presente. Creiamo quindi una politica, una norma e una comunità che non escluda nessuno, solo allora potremo davvero dire di essere dalla parte dei luganesi.

*Candidata MPS-Indipendenti per il Consiglio comunale a Lugano

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