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Un dirigente e un impiegato dell’impresa edile GTL SA hanno truffato la Cassa cantonale di disoccupazione, ottenendo indebitamente quasi 300’000 franchi supplementari di indennità per lavoro ridotto durante la pandemia. La GTL SA non è un’impresa edile qualsiasi. Fra le più grosse del cantone (circa 200 operai), determinante in particolar modo nel Luganese, è conosciuta nell’ambiente sindacale come un soggetto che non esita a spaccare i prezzi pur di far fuori la concorrenza e che esercita un tasso di sfruttamento sulla forza lavoro fra i più brutali: lavoro sotto la pioggia, ritmi elevati, pressione sul personale in malattia e in infortunio per riprendere al più presto il lavoro, licenziamenti nel caso in cui queste forme di assenteismo giustificato superino un lasso di tempo troppo lungo, “politica di dissuasione” nei confronti delle proprie maestranze affinché non partecipano alle mobilitazioni sindacali (negli ultimi dieci anni nessun operaio ha partecipato agli scioperi nel settore dell’edilizia…).

Ma la GTL SA è anche in prima linea nella realizzazione dell’Arena sportiva e del Palazzetto dello Sport, tasselli fondamentali del progetto Polo Sportivo e degli Eventi (PSE). E non poteva essere altrimenti. La GTL SA è da decenni uno degli sponsor storici dell’FC Lugano. Ed è pure una delle ditte di riferimento dell’architetto ed ex proprietario del club calcistico luganese, Angelo Renzetti. GTL SA, Renzetti e HRS/Credito Svizzero avevano saldato la loro alleanza strategica per conquistare il PSE, realizzando in comune (ognuno secondo le proprie “competenze”) l’enorme complesso immobiliare (due palazzi e 153 appartamenti) spuntato in via Brentani a Lugano e recentemente inaugurato.  

Appare evidente che la GTL SA è un elemento cardine di quell’intricato sistema di interessi che gravita attorno al PSE. E allora diventa interessante capire quale sarà la posizione del Municipio di Lugano e dei partiti che lo compongono, i quali, da destra a sinistra, hanno sostenuto acriticamente il PSE. Perché noi non ci dimentichiamo degli annunci, delle assicurazioni sbandierate, secondo le quali il PSE sarebbe stato anche un progetto di virtù dal punto di vista sociale e della moralità generale. E non ci dimentichiamo neppure di quello che è stato scritto, e controfirmato, nell’Accordo generale di Partenariato Pubblico Privato, il documento fondamentale che regge tutta l’operazione PSE. A pagina 6 si trova infatti il capitolo “Dovere di esemplarità”. Vi si può leggere: «CLU [Città di Lugano] ha un dovere di esemplarità al quale sono sottoposte anche tutte le ulteriori parti del presente accordo. Anche i Partner Privati [HRS, Credito Svizzero, Stadio Immobiliare SA] s’impegnano di conseguenza a contribuire ad ottemperare a questo dovere di esemplarità, tanto con la concezione e la realizzazione del PSE, che con il loro comportamento generale negli ambiti della responsabilità sociale, della responsabilità ambientale, della legislazione applicabile al lavoro distaccato o dei principi del diritto sulle commesse pubbliche». Poco oltre l’accordo completa la questione dell’esemplarità affermando che «le Parti si impegnano parimenti ad adottare le misure necessarie per evitare ogni ulteriore comportamento suscettibile di nuocere alla loro rispettiva reputazione. Le Parti si impegnano a far rispettare questi obblighi e queste regole generali di comportamento anche ai loro ausiliari, subappaltatori, submandatari e ad eventuali terzi a cui si affidano l’esecuzione del contratto nella misura ammessa dall’Accordo» (p. 7).

Citazioni piuttosto comprensibili e vincolanti nella loro essenza. I fautori del PSE considerano fondamentale il rispetto della reputazione e degli obblighi che ne derivano. Questo principio si applica a tutti i soggetti implicati nel PSE. E in questo senso chiediamo alle “Parti”, in primo luogo al Municipio di Lugano, come intende reagire al fatto che una ditta subappaltatrice abbia rubato centinaia di migliaia di franchi allo Stato, sia attiva su un cantiere pagato in ultima istanza con soldi pubblici (leasing)? Quale segnale chiaro, in linea con le premesse fatte durante la campagna referendaria, intendono dare i partiti che compongono l’esecutivo luganese per rispondere al “dovere di esemplarità”? Un segnale forte è necessario. Per una questione di responsabilità e di coerenza politiche. Ma lo è ancor di più perché oggi siamo solo all’inizio dei lavori. Più progredirà il cantiere, più i rischi di derive (dumping, mancato rispetto delle condizioni di lavoro, intervento di ditte dubbiose) aumenteranno, parallelamente al numero d’imprese e di lavoratori implicati. Se non di danno segnali forti, deterrenti, fin da subito, come si potrà sperare di fare rispettare i vincoli citati più sopra quando sul cantiere saranno presenti decine e decine d’imprese, accompagnate da diverse centinaia di operai?

E allora che il Municipio intervenga subito, sempre che non abbia dato in subappalto al gruppo HRS/Credito Svizzero anche il proprio mandato politico…

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