Tempo di lettura: 5 minuti

È evidente che abbiamo bisogno di una struttura europea, ma non quella dell’attuale UE e della zona euro. Bisogna disintegrare questa Europa del grande capitale e rimpiazzarla con un’altra Europa a servizio dei popoli.

L’Unione Europea trova origine nella CECA, la Comunità economica del carbone e dell’acciaio, il “mercato comune”. Questa costruzione europea è stata basata sull’idea della supremazia del mercato capitalista e della produzione industriale a vantaggio del grande capitale e non dei lavorator@, né dei popoli che costituiscono l’Europa. L’UE è principalmente una struttura economica, mirata a espandere il più possibile il mercato comune a favore delle imprese, per consentire ad esse di esportare i loro prodotti, sfruttare e mettere in concorrenza i lavorator@ approfittando delle differenze salariali (il salario minimo legale lordo bulgaro raggiunge i 300 euro, sei volte meno che in Belgio e in Francia dove raggiunge i 2000 euro) e i diritti sociali conquistati.  L’obiettivo è massimizzare la competitività sul mercato globale, ad esempio nei confronti della Cina con il suo basso costo del lavoro, il che implica comprimere i salari e i diritti sociali europei conquistati con grande fatica.

Inoltre, è noto che le aziende possono impiegare in Italia lavorator@ che sono sotto contratto bulgaro o polacco, al salario minimo del loro rispettivo paese. Le differenze salariali, i diversi sistemi di protezione sociale e le differenze fiscali (imposte e tasse) consentono ai datori di lavoro di esercitare pressioni sui lavorator@, minacciando delocalizzazioni e importando prodotti che concorrono e praticano il dumping (una corsa al ribasso sociale, NdR) rispetto ai prodotti locali. L’UE impone vincoli in termini di “libera concorrenza” ma anche attraverso le regole del debito pubblico. Si può menzionare qui la famosa regola di limitare al 3% il deficit pubblico e al 60% il rapporto tra il debito pubblico di uno stato e il suo PIL. Queste regole vincolanti forniscono strumenti ai governi dei vari paesi per imporre l’austerità e la deregolamentazione, in particolare la privatizzazione dei servizi pubblici e le violazioni dei diritti e delle conquiste sociali.

Tra il 6 e il 9 giugno 2024 si terranno le elezioni nei 27 Stati membri dell’UE per eleggere il Parlamento europeo. È importante partecipare alle elezioni europee e studiare i programmi proposti dai vari partiti. Allo stesso tempo, è chiaro che il Parlamento europeo non è equivalente a un parlamento nazionale: ha molto meno potere, sono infatti la Commissione e il Consiglio europeo che elaborano i trattati e le regole di funzionamento. Un altro fattore politico importante da aggiungere è il peso delle lobbies che rappresentano le grandi società transnazionali, non solo europee. Il peso di questi gruppi di pressione è molto importante sulla Commissione europea, sui commissari, ma anche sui parlamentari europei, come dimostrato dallo scandalo del “Qatargate” in cui sono stati coinvolti parlamentari belgi, greci e italiani. Qui abbiamo visto quanto gli Stati e le imprese private cercano di comprare, corrompere e influenzare le decisioni affinché siano a loro favorevoli.

A titolo di esempio possiamo citare le “Big Pharmas” – le grandi aziende farmaceutiche – che hanno influito sulle decisioni prese dall’UE riguardo al vaccino contro il COVID-19 o, analogamente, le decisioni prese riguardo l’uso dei pesticidi e gli erbicidi considerati pericolosi per la salute pubblica: in questo contesto, Ursula Von der Leyen ha deciso di non applicare le misure previste, già insufficienti in materia. È una vittoria per le grandi aziende come Monsanto, Syngenta, ecc. Ha preso come pretesto le rivendicazioni degli agricoltori mentre in realtà è stato largamente preso in considerazione l’interesse delle multinazionali private.

L’UE come “potenza” è incapace o rifiuta di agire in modo positivo nella politica internazionale nell’ambito di conflitti estremamente gravi, sia sul territorio europeo sia nelle vicinanze dell’Europa. Il peso dell’UE rispetto a soluzioni per il conflitto in Ucraina a seguito dell’invasione da parte della Federazione Russa è molto limitato perché tutto è determinato dalla situazione subordinata dell’Europa all’interno della NATO. In questa alleanza sono gli Stati Uniti ad avere un peso preponderante sulle decisioni riguardanti l’andamento della guerra o sull’esistenza o meno di negoziati per porre fine al conflitto in Ucraina. Ciò che è certo è che i leader europei approfittano della guerra per incoraggiare l’aumento delle spese militari e rafforzare il complesso militare-industriale europeo. Per quanto riguarda il Medio Oriente e la Palestina, anche qui sono gli Stati Uniti che sostengono direttamente Israele e, al loro seguito, l’UE fa altrettanto. Lascia che Israele porti avanti una politica genocida contro il popolo di Gaza, un rafforzamento degli insediamenti illegali e misure brutali contro l’intero popolo palestinese. L’UE si rifiuta di sospendere gli accordi commerciali e culturali con questo paese che pratica l’apartheid e la repressione del popolo palestinese.

L’UE esercita un forte potere quando si tratta di agire come una “Europa fortezza”: impiega grandi risorse e dispone di un budget molto elevato per Frontex, utilizzando elicotteri, aerei, navi e personale numeroso per impedire ai richiedenti asilo e ai migranti in generale di raggiungere il territorio europeo.

L’UE firma anche accordi di partenariato economico con paesi o spesso con insiemi di paesi: la Comunità dell’Africa occidentale (CEDEAO), la Comunità Andina o il MERCOSUR (Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay), attualmente in fase di negoziazione. Questi accordi impongono generalmente ai paesi o agli insiemi di paesi un’apertura massima agli interessi economici delle imprese europee. In cambio, l’UE apre la sua economia a paesi in cui le norme fitosanitarie non sono affatto le stesse dell’Europa, come il Brasile e l’Argentina, principali produttori di soia transgenica per l’alimentazione del bestiame. Ciò è giustamente denunciato, ad esempio, dagli agricoltori attualmente in lotta e i cui prodotti sono “in concorrenza” con quelli dei grandi esportatori del potente agro-business, in questo caso argentini o brasiliani. Questi accordi favoriscono gli interessi dei grossi importatori europei ma sono sfavorevoli ai piccoli produttori locali sia nei paesi del Sud Globale sia in Europa.

All’inizio della crisi del COVID, Mario Draghi, che aveva concluso il suo mandato alla guida della BCE alla fine del 2019, aveva dichiarato, insieme a Christine Lagarde che gli era succeduta, che era necessario aumentare il debito pubblico per affrontare la pandemia. Si è ben guardato dal proporre di far pagare il costo della lotta contro la pandemia e i suoi molteplici effetti alle grandi imprese private che stavano traendo vantaggio dalla crisi: le Big Pharma, le GAFAM, le catene di distribuzione. Per convincere l’opinione pubblica a non porsi domande su come finanziare la necessaria lotta contro la pandemia, i leader europei hanno temporaneamente allentato le regole di bilancio. Ora che il debito pubblico è aumentato notevolmente e il costo del suo rifinanziamento è cresciuto a causa dell’incremento dei tassi di interesse, gli stessi leader annunciano un approfondimento delle misure di austerità affermando che il debito pubblico ha raggiunto un livello insostenibile. È ancora e sempre necessario denunciare con forza queste politiche di austerità e lottare per l’annullamento dei debiti pubblici illegittimi.

È necessario riflettere in termini di rifondazione dell’Europa. È evidente che abbiamo bisogno di una struttura europea, ma non quella dell’attuale UE e della zona euro. Bisogna disintegrare questa Europa del grande capitale e rimpiazzarla con un’altra Europa a servizio dei popoli. Servirebbe un processo costituente veramente democratico e che parta dal basso. Ciò potrebbe passare anche attraverso elezioni democratiche a suffragio universale per eleggere i delegati di un’Assemblea Costituente europea. Questi parlamentari avrebbero il potere di elaborare una nuova costituzione dell’UE e di dotarla di strutture realmente democratiche, con un vero Parlamento dotato di poteri legislativi. La proposta di un nuovo trattato costitutivo dovrebbe essere sottoposta a un ampio dibattito e successivamente a un referendum a suffragio universale in ciascun Paese prima di essere considerata approvata.

La nuova Europa dei popoli dovrebbe essere veramente solidale nei confronti dei popoli del Sud Globale e dovrebbe versare riparazioni per il saccheggio economico, per le violazioni dei diritti umani provocate dai governi e dalle grandi imprese europee dai secoli passati fino ad oggi e per i danni ecologici catastrofici causati dalle politiche incoraggiate dall’UE.

Ci vorrebbe un’Europa femminista, ecologica, socialista, internazionalista e pacifica.

*Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 52 di Febbraio-Marzo 2024: “Europa: a che punto è la notte?

Print Friendly, PDF & Email