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Si è avviato, con diversi interventi, un dibattito sulla cosiddetta “crisi” dei piccoli negozi a Bellinzona; dibattito che segue le recenti esternazioni della locale società dei commercianti che aveva segnalato la prossima chiusura di cinque negozi in centro. Il problema (e il dibattito) non è nuovo: da ormai due decenni la crisi dei piccoli negozi (nei piccoli comuni ma anche nei centri urbani) è una discussione pubblica che ritorna regolarmente.
Le ragioni di questo declino sono pure conosciute e non riguardano solo il Ticino (Lugano ha vissuto un dibattito simile pochi anni fa): vanno dalla concorrenza degli acquisti online alla sempre più massiccia e aggressiva presenza della grande distribuzione, dalle misure di liberalizzazione degli orari di apertura all’aumento degli affitti, in particolare nei centri urbani. E, per ultimo ma non certamente ultimo, il degrado del potere d’acquisto dei salariati, cioè della stragrande maggioranza della popolazione.
In altre parole è la crisi del capitalismo neoliberale costruito sull’idea che liberalizzazione di affitti, di condizioni di lavoro e del credito/debito dei salariati potesse in qualche modo avviare una dinamica virtuosa della quale avrebbero beneficiato tutte e tutti. Evidentemente, così non è stato e oggi la maggioranza della popolazione (costituita da salariate e salariati) ne paga le conseguenze. La crisi dei piccoli negozi non è che un epifenomeno di questa dinamica economica assurda.
Ma torniamo a Bellinzona che, come ricordato, vive ormai da anni questa crisi. I suoi abitanti constatano da tempo il susseguirsi di gestioni, cambiamenti di offerta merceologica, infine di chiusure del piccolo commercio in città, in particolare nel quartiere di Bellinzona, ma non solo (Giubiasco ci pare abbia seguito la stessa dinamica). Persino negozi “storici” della capitale hanno preferito (lo stesso è avvenuto per Lugano) migrare verso i centri commerciali situati a sud, al di fuori del territorio della città.
A Bellinzona il ruolo della grande distribuzione nel declino del piccolo commercio appare significativo.
Negli ultimi anni, a sud e a nord della città, si sono moltiplicati i supermercati di dimensioni piccole, medie e grandi (spesso con offerte merceologiche importanti) che hanno sicuramente contribuito a mettere in ginocchio il piccolo commercio. Ad esempio, partendo da Camorino, possiamo constatare una serie di negozi che 10 anni fa non c’erano: Aldi, Lidl, Scorpion; a questi si deve aggiungere il potenziamento della superficie di vendita (a volte quasi un raddoppio) di COOP e Migros (Giubiasco, Semine, Gerretta, etc.) e l’estensione dei commerci annessi alle stazioni di benzina (in realtà oggi dobbiamo parlare di piccoli supermercati con annesso servizio di benzina, il contrario di pochi anni fa). E come dimenticare che alla stazione FFS di Bellinzona, a lungo presentata come l’emblema della nuova Bellinzona, anche per il dinamismo espresso dalle diverse e nuove presenze commerciali al suo interno, oggi ci si è ridotti ad ospitare solo un supermercato COOP aperto 7 giorni su 7? Considerazioni analoghe potrebbero essere fatte partendo dal nord della città.
Gli appelli di sapore vagamente populista ed elettoralistico del sindaco Branda (“sarebbe un ottimo segnale se tutti i candidati alle elezioni comunali e le loro famiglie facessero gli acquisti in città”) dimostrano solo scarsa conoscenza del territorio e della sua offerta commerciale. Infatti, tutti i supermercati che abbiamo citato si trovano “in città”, persino nel “centro” della città.
Contro questa avanzata delle grandi catene di distribuzione (che hanno un’offerta merceologica assai ampia: dai vestiti ai generi alimentari, dai fiori ai prodotti per la casa) l’autorità politica ha fatto poco o nulla.
Pochi anni fa ci eravamo permessi di avanzare l’idea di una moratoria nella costruzione di nuovi supermercati o centri commerciali; ma l’idea non è stata nemmeno presa in considerazione, ritenuta non solo contraria ai principi del libero mercato e della concorrenza, ma anche perché non di competenza delle autorità comunali (naturalmente senza nemmeno porsi il problema di interpellare la autorità superiori “competenti” in materia).
Oggi su questo tema i buoi sembrano essere usciti dalla stalla (anche se non del tutto: Migros sta per terminare una nuova sede di quasi 1000 mq a Bellinzona Nord), ma sicuramente misure di moderazione e contenimento ulteriore di questo eccessivo sviluppo potrebbero sicuramente essere adottate.
Un intervento su questo terreno, unitamente ad altri (aumento del potere d’acquisto, limitazione degli orari di apertura, etc.) permetterebbe sicuramente di porre, almeno in parte, un freno alla crisi dei piccoli commerci a Bellinzona come in altri centri del Cantone.

*articolo apparso sul quotidiano La Regione venerdì 19 aprile 2024.

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