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Su La Regione dello scorso 29 aprile, Fulvio Pelli ha risposto ad alcune domande quale relatore del rapporto della commissione speciale incaricata di esaminare il nuovo regolamento sulle entità partecipate della Città di Lugano. In particolare, l’ex consigliere comunale ha citato quale esempio la politica dalle Aziende Industriali di Lugano SA (AIL SA) che ha portato a un brutale innalzamento delle tariffe elettriche imposte ai suoi 115’000 clienti.

Come nel caso della proposta di riscattare immediatamente le infrastrutture sportive del PSE perché il leasing è un’opzione suicidaria, viene da dire che il PLR Luganese arriva sempre in ritardo, a giochi ormai fatti. Ossia dopo che le AIL SA hanno modificato al rialzo per bene due volte le tariffe (+ 32,16 % nel 2022 e +11,64% nel 2023). Un po’ comodo come atteggiamento politico. Infatti, nessun membro del PLR ha criticato questa linea aziendale, nessuno ha preteso chiarimenti in merito alla politica della direzione delle AIL SA e alle sue eventualità responsabilità rispetto all’esplosione delle tariffe, indagando soprattutto la politica di approvvigionamento adottata (acquisti a cortissimo termine?) e su come sia usata la quota proveniente dalla Verzasca SA (a prezzo di costo). Perché le AIL SA, con la Sopracenerina, è stata l’azienda con l’aumento percentuale e, soprattutto, in valori assoluti più elevato?

A porre queste domande e a chiedere degli interventi correttivi decisi a favore dell’utenza è stato il solo l’MPS. Anche sulla necessità d’intervenire per ridurre l’esplosione dei prezzi c’è stato un silenzio assordante da parte di tutte le altre forze politiche, PLR compreso. E non si osi sventolare l’accomodante scusa dell’autonomia aziendale delle AIL SA. Questa società è totalmente sotto il controllo del Municipio che ne detiene l’intero capitale. Le leggi vigenti permettono diversi interventi per correggere l’aumento dei prezzi, per esempio tramite un’assunzione di costi da parte del comune o del gestore di rete, cioè attraverso un sussidio da parte del comune o un finanziamento di queste riduzioni (sconti) con le riserve di utili dell’azienda elettrica di distribuzione. Le AIL SA siedono su un tesoro di 170 milioni di franchi di “accantonamenti” (2022).

Come detto, silenzio e passività assoluta anche su questo fronte. Interessante, anche se tardiva, l’esigenza, citata da Pelli, di un maggiore controllo politico sulle società di proprietà della Città di Lugano. Ancora più interessante sarà verificare la posizione futura di tutti i partiti del governo cittadino davanti a un’altra questione fondamentale: quale intervento politico sarà esercitato per controllare e agire affinché le tariffe si sgonfino e ritornino almeno a livello del 2022? E come evitare che episodi di questo genere abbiano a ripetersi? Perché nessuno può ancora credere che gli aumenti subiti siano solo da mettere in conto all’evoluzione dei “mercati internazionali”… Anche in questo caso prevarrà la politica del silenzio?

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