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Il Movimento per il socialismo ha preso atto dei risultati di alcune delle votazioni, cantonali e federali, tenutesi oggi.

Da un punto di vista generale, i risultati complessivi, sia a livello cantonale che federale, confermano uno schieramento ancorato a destra dell’espressione del voto popolare (come era già stato in occasione delle recenti tornate di elezioni politiche). Si tratta anche della conferma che una politica centrata su una ripetizione di votazioni popolari, magari seppur necessaria dal punto di vista della resistenza politica di fronte ad alcuni provvedimenti, non può rappresentare la via maestra per costruire, a lungo termine, un’opposizione politica e sociale. È una riflessione sulla quale le forze della sinistra e il movimento sindacale dovrebbero aprire.
Questa discussione, se affrontata seriamente, permetterebbe anche di evitare errori di valutazione sulla situazione politica e sociale, come quella ha interpretato l’accoglimento della iniziativa sulla 13a mensilità di qualche mese fa come una “svolta” politica in atto nel paese.

Proprio tenendo conto di questo contesto politico generale, l’MPS saluta innanzitutto con soddisfazione l’esito della votazione sulle cosiddette misure di compensazione per gli assicurati e le assicurate IPCT approvate dal Parlamento.
Si trattava di una votazione insidiosa, tutta giocata – dai sostenitori del referendum – sulla denuncia di  presunti privilegi pensionistici dei lavoratori e delle lavoratrici del settore pubblico, in particolare nel confronto con quelli del settore privato.
Questa narrazione è stata, perlomeno in questa occasione, smentita. Sicuramente anche grazie al contributo decisivo dato in questi ultimi due anni dalle mobilitazioni dei lavoratori e delle lavoratrici toccate dalle riforme di IPCT promosse da ErreDiPi. Queste mobilitazioni, i dibattiti pubblici e gli approfondimenti che ne sono seguiti hanno potuto dimostrare a un ampio spettro della popolazione, quali sono stati peggioramenti subiti dalla condizione pensionistica degli assicurati e delle assicurate IPCT (diminuzione del 20% delle rendite future nel 2012 e decurtazione delle rendite vedovili); e hanno saputo spiegare come, senza queste misure di accompagnamento, le condizioni pensionistiche sarebbero ulteriormente peggiorate.
Questa votazione è di buon auspicio per quel che riguarda la continuazione della lotta per dare risposte adeguate ai problemi di IPCT tutt’altro che risolti con l’approvazione delle misure di compensazione. Pensiamo in modo particolare alla ormai cronica sottocapitalizzazione della cassa, frutto di un insufficiente contributo, in particolare negli anni passati, da parte del datore di lavoro. Ma, come hanno dimostrato i dibattiti degli ultimi mesi, altre questioni restano sul tappeto: dall’utilizzazione dei contributi versati dagli assicurati e dalla assicurate alla compensazione delle rendite, interessi sui capitali mancata compensazione del carovita ai pensionati e taglio delle rendite vedovili
I tentativi fatti nel recente passato (cioè dal 2020 ad oggi) di portare risposte adeguate alla sottocapitalizzazione della cassa hanno visto  il Parlamento, con la sola eccezione dell’MPS) scegliere la strada del disimpegno; dapprima attraverso il rifiuto di entrare in materia sulla proposta del governo contenuta nel messaggio 7784 de gennaio 2020 (versamento di 500 milioni), poi attraverso la proposta peregrina di un prestito obbligazionario di 700 milioni emesso dal Cantone e “girato” a IPCT affinché lo facesse “rendere” e migliorasse in questo modo la propria capitalizzazione. Prospettiva, come noto, miseramente fallita.

L’MPS esprime rammarico per l’esito della votazione sulla riforma della Legge tributaria. In questo caso, come spesso è stato negli ultimi anni in occasione di votazioni analoghe, si è imposta la narrazione dominante della necessità di alleviare i cittadini e le cittadine dal fardello fiscale come elemento fondamentale per mantenere o migliorare la propria condizione reddituale.
Non è questa certo una specificità del nostro Cantone; orientamenti analoghi prevalgono, purtroppo ormai da qualche anno, a livello nazionale e in altri Cantoni; ma anche sullo scenario politico internazionale, frutto del dominio delle politiche neoliberali, spesso fatte proprie da governi che si presentavano con orientamenti politici sulla carta diversi.
Anche in questo caso, come era stato a più riprese nel passo recente e remoto, la posizione dei sostenitori degli sgravi fiscali per gli altissimi redditi – vero “cuore” della riforma – ha potuto giovarsi della presentazione di un pacchetto di misure che, in qualche modo, facevano apparire qualche vantaggio a settore diversi della popolazione (“neutralizzazione” dell’aumento del moltiplicatore di imposta cantonale, aumento deduzioni per spese professionali, diminuzione dell’imposizione sul ritiro del capitale di previdenza).
Si tratta di un terreno, per definizione, sfavorevole all’azione della sinistra sul terreno istituzionale (parlamento, votazioni e referendum). Questo non significa, evidentemente, che non bisogna tentare di opporsi quando è necessario, anche con posizioni di principio.
In questo caso, forse, sarebbe stato più utile tentare come proposto dall’MPS, nella fase di lancio del referendum, svolgere un’attività di coinvolgimento dei Comuni in quanto tali (associandoli alla critica concreta della riforma attraverso la promozione del “referendum dei Comuni); il tentativo, un po’ tardivo, di farlo nell’ultima fase della campagna era completamente fuori tempo massimo e non credibile.

Infine, per quel che riguarda le votazioni federali, l’MPS esprime delusione per la sconfitta dell’iniziativa popolare federale per limitare al 10% del reddito i premi di cassa malati. L’approvazione  di questa proposta, avrebbe rappresentato un passo avanti, in particolare per alleggerire il carico finanziario per la grande maggioranza delle persone e delle famiglie, confrontate con sempre più insopportabili premi di cassa malati.
La situazione per gli assicurati rischia quindi di peggiorare. Anche perché alla sconfitta odierna dell’altra iniziativa in materia di assicurazione malattia, quella del Centro sul freno ai costi nel settore sanitario, seguirà comunque l’entrata in vigore di una serie di misure che va nella stessa direzione dell’iniziativa e che il Parlamento federale ha approvato come  controprogetto indiretto alla iniziativa del Centro.

La sconfitta delle due iniziative denota una situazione di stallo ma comunque di insoddisfazione tra la popolazione, e la necessità comunque di delineare una alternativa di fondo a medio termine.
In questa prospettiva l’MPS sostiene l’idea di un sistema di assicurazione malattia simile a quella di un’assicurazione sociale (AVS ad esempio) con contributi percentuali su salari e redditi da suddividere tra datori di lavoro e lavoratori. Una soluzione di questo tipo permetterebbe di migliorare le prestazioni con premi di gran lunga inferiori a quelli pagati oggi.
Questa prospettiva non può tuttavia essere il frutto di un momento isolato (ad esempio il lancio di un’iniziativa, ripresa poi – qualche anno dopo – solo pochi mesi prima della votazione); deve invece diventare un tema presente nella politica quotidiana delle forze che la sostengono, tema di denuncia, mobilitazione, elaborazione di proposte intermedie che vadano nella stessa direzione. Solo in questo modo sarà possibile costruire una coscienza ampia della necessità di cambiare radicalmente sistema tra i salariati e le salariate di questo paese.

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